L’Inferno dei Viventi: Riflessioni sul Buio del Presente Globale

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L’Inferno dei Viventi: Riflessioni sul Buio del Presente Globale

Mentre il mondo continua a dibattersi in un presente sempre più “vistoso e invivibile”, le parole di Italo Calvino ne Le città invisibili risuonano con una sconcertante attualità. Il dialogo tra Marco Polo e Kublai Khan non è una profezia su un domani catastrofico, ma la cronaca lucida di un potere che esaurisce le proprie forme e di un futuro che appare come un ramo secco del passato. Oggi, a distanza di decenni, quella riflessione si trasforma in un’amara constatazione: l’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà, è quello che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.

L’Inferno dei Viventi: Riflessioni sul Buio del Presente Globale

Un Impero di Buio e di Rami Secchi

Kublai Khan, prigioniero del suo impero in disfacimento, interrogava Marco Polo sul buio che lo circondava. La risposta del viaggiatore era chiara: per scorgere e comprendere quel buio, bisognava imparare a guardare le luci lontane. Oggi, nell’ottobre del 2026, il buio dell’impero globale è palpabile. Il mondo non è di fronte a un singolo conflitto, ma a una proliferazione di guerre che il diritto internazionale non riesce più a contenere. Secondo l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Volker Türk, sono in corso più di 60 guerre che coinvolgono almeno uno Stato, il numero più alto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

In Ucraina, la guerra su larga scala condotta dalla Russia è ormai al suo quinto anno, con una traiettoria definita “minacciosa” a causa dell’aumento vertiginoso delle vittime civili e degli attacchi intensificati alle infrastrutture energetiche. Nella sola settimana tra il 3 e il 9 ottobre 2026, più di 100 civili sono stati uccisi e almeno 429 feriti in Ucraina. Nonostante l’annuncio del presidente americano Donald Trump di una “tregua energetica” tra Russia e Ucraina, Mosca non ha confermato l’accordo, e i raid contro le infrastrutture energetiche ucraine sono continuati. La proposta del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di un cessate il fuoco di 60 giorni per consentire le elezioni è stata respinta dal Cremlino, che ha dichiarato di non volere un rogo, ma una “pace a lungo termine”.

Il Potere Senza Leggi e l’Umanità Perduta

Il nodo del buio e del futuro, come lo descriveva Calvino, si manifesta oggi nell’azione di governanti che esercitano il potere senza rispettare le leggi e i diritti internazionali. Le violazioni sono molteplici e documentate. A Gaza, nonostante un cessate il fuoco annunciato quasi un anno prima, Israele ha ucciso più di 1.300 palestinesi in attacchi quotidiani e continua a limitare l’ingresso degli aiuti umanitari. Le proposte israeliane di espulsione forzata di tutti i palestinesi dalla Striscia di Gaza e il costante flusso di retorica disumanizzante da parte di alcuni alti funzionari sono stati definiti “agghiaccianti”. In Cisgiordania, l’annessione israeliana procede “senza ostacoli”, nonostante la chiara sentenza della Corte Internazionale di Giustizia.

Anche in Sudan, la guerra si sta espandendo. Le parti in conflitto continuano a lanciare attacchi contro mercati, ospedali, stazioni di servizio e altre infrastrutture civili, mettendo a rischio imminente la popolazione civile nel Kordofan, nel Nilo Azzurro e nel Darfur. Le crisi umanitarie sono senza precedenti: 239 milioni di persone in tutto il mondo avranno bisogno di assistenza umanitaria nel 2026, con il Sudan il paese con la più grande crisi umanitaria al mondo, con una stima ufficiale di 33,7 milioni di persone bisognose di assistenza. Questa cifra drammatica, confermata dai piani delle Nazioni Unite (UNOCHA), rappresenta circa il 65% dell’intera popolazione nazionale.

Il quadro è ulteriormente complicato da nuove minacce. La Corea del Nord ha lanciato molteplici missili balistici verso il Mar Orientale, mentre gli Stati Uniti e Iran hanno raggiunto livelli critici a causa del blocco navale formale imposto dagli USA e dei preparativi militari per potenziali nuovi attacchi, sollevando pesanti preoccupazioni per un’escalation incontrollabile in tutto il Medio Oriente. La Tregua Energetica annunciata da Trump, che prevede la cessazione degli attacchi alle raffinerie, non ha fermato i raid russi contro le infrastrutture energetiche ucraine, e Washington ha persino allentato le sanzioni sui carburanti russi per ridurre i prezzi del diesel negli Stati Uniti, una mossa che ha suscitato perplessità a livello internazionale.

Riconoscere le Luci nell’Inferno

Di fronte a questo scenario, le parole di Calvino offrono non una via di fuga, ma una possibilità di resistenza. L’inferno dei viventi è già qui, e due sono i modi per non soffrirne. Il primo, il più facile, è accettare l’inferno e diventarne parte fino a non vederlo più. È la tentazione della rassegnazione, della normalizzazione dell’orrore, del lasciare che le atrocità diventino routine.

Il secondo, più rischioso, esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. In un mondo dove i leader sembrano aver smarrito ogni senso di umanità e rispetto per il diritto internazionale, questo secondo cammino richiede uno sforzo collettivo. Significa riconoscere il valore delle vite spezzate in Ucraina, a Gaza, in Sudan e in Yemen. Significa dare spazio a chi, nonostante tutto, continua a lottare per la giustizia, a documentare le violazioni, a fornire aiuti umanitari.

Il buio dell’impero globale di oggi non è invincibile. Ma per vederlo, e per non esserne inghiottiti, dobbiamo imparare a guardare le luci lontane: le voci dei sopravvissuti, gli sforzi di chi cerca la pace, la resilienza delle comunità. Sono queste le “cose che non sono inferno” che dobbiamo far durare e a cui dobbiamo dare spazio, se vogliamo che un futuro, e non solo un ramo secco del passato, possa ancora esistere.

L’Inferno dei Viventi: Riflessioni sul Buio del Presente Globale

📚 Quattro libri che esplorano in modo approfondito, critico e aggiornato i temi del buio del presente, del potere senza leggi e della ricerca di ciò che, nell’inferno dei viventi, non è inferno.


📘 1. Le città invisibili — Italo Calvino

Contenuto. Il capolavoro di Calvino è un atlante poetico e filosofico in cui Marco Polo descrive a Kublai Khan cinquantacinque città impossibili, ciascuna allegoria di una condizione umana, di un vizio del potere o di una possibilità di convivenza. Attraverso il dialogo tra l’imperatore e il viaggiatore, il libro affronta il disfacimento dell’impero, il rapporto tra passato e futuro e, soprattutto, il celebre passaggio finale sull’«inferno dei viventi». Kublai Khan è prigioniero di un presente «vistoso e invivibile» in cui le forme della convivenza sono al capolinea; Marco Polo risponde che i futuri non realizzati non sono che «rami secchi del passato» e che per scorgere il buio bisogna imparare a guardare le luci lontane.

👉 Perché leggerlo. È il libro che fonda il vocabolario morale del nostro tempo. Scritto oltre cinquant’anni fa, anticipa con precisione chirurgica la condizione di un potere che esaurisce le proprie forme, di un presente che sembra non avere alternative e di una umanità che rischia di accettare l’inferno fino a non vederlo più. La sua attualità nel 2026 è sconcertante: le città di Calvino — Leonia soffocata dai rifiuti, Procopia dove la gente si accalca fino a non distinguersi più — sono le nostre metropoli. Ma la lezione non è nichilista: Calvino indica una via di resistenza etica e politica, quella di «cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio». In un’epoca di guerre, ingiustizie e governanti che calpestano il diritto internazionale, questo libro è un manuale di sopravvivenza intellettuale.


📙 2. L’ora dei predatori — Giuliano da Empoli

Contenuto. Da Empoli, già consigliere politico e autore del bestseller Il mago del Cremlino, costruisce un diario geopolitico che attraversa vent’anni di storia mondiale, dal Palazzo di Vetro dell’ONU al Ritz-Carlton di Riad, da incontri top secret a violente lotte per il potere. Il libro racconta l’ascesa di una nuova élite predatoria globale: dittatori, oligarchi, magnati della tecnologia e «predatori geopolitici» che hanno spostato il baricentro del mondo dalla diplomazia alla forza militare, dal rule of law al puro esercizio del potere. Da Empoli descrive come la democrazia liberale sia stata lentamente erosa da una tecnocrazia autoritaria e da un’alleanza tra strongmen politici e miliardari dell’AI, e come la presidenza Trump rappresenti il culmine di questa trasformazione: «una diplomazia cinetica attraverso la forza militare, in cui l’uso delle armi è passato da ultima risorsa a prima opzione».

👉 Perché leggerlo. È il saggio che meglio fotografa il «buio dell’impero» di cui parlava Calvino. Da Empoli non si limita a denunciare: offre una guida dall’interno, scritta da chi ha visto da vicino i meccanismi del potere, e spiega perché le regole internazionali vengono sistematicamente violate da attori che non hanno alcun interesse a rispettarle. Per chi vuole capire come siamo arrivati al 2026 — con guerre in Ucraina e a Gaza, con un diritto internazionale sempre più fragile e con leader che si comportano come monarchi — questo libro è una lettura indispensabile e urgente.


📕 3. L’inferno dei viventi. La stanza planetaria a porte aperte — Samanta Bardi

Contenuto. Bardi prende le mosse dalla celebre espressione di Calvino per indagare l’inferno dei viventi come una «trappola ecologica ed esistenziale» che non ci è imposta dall’esterno, ma che scegliamo ogni giorno di abitare. Attraverso un dialogo serrato tra la letteratura di Calvino e Pirandello e la filosofia di Walter Benjamin e Martin Heidegger, l’autrice seziona i meccanismi dell’Antropocene: dal grigiore alienante della ditta Sbav alla saturazione fecale e industriale della città di Leonia, mappa il nostro collasso relazionale e ambientale. Il libro è un invito rigoroso a «cercare le crepe nel cemento» e a ritrovare, tra i frammenti, l’unica forma di resistenza etica rimasta.

👉 Perché leggerlo. È il libro che dà profondità filosofica alla diagnosi calviniana, collegando l’inferno quotidiano alle radici materiali della crisi ecologica e relazionale. Mentre i saggi politici descrivono chi esercita il potere senza leggi, Bardi spiega perché lo facciamo noi, ogni giorno, abitando un sistema che ci rende complici. In un momento in cui l’urgenza climatica e la disumanizzazione delle relazioni sono intrecciate, questo saggio offre gli strumenti concettuali per riconoscere le «crepe» e immaginare una resistenza che non sia solo indignazione, ma pratica quotidiana.


📕 4. Futuro ancestrale — Ailton Krenak

Contenuto. Krenak, leader indigeno e ambientalista brasiliano, raccoglie in questo volume una serie di saggi brevi e folgoranti in cui attinge dal pensiero indigeno e da altre cosmovisioni tradizionali per denunciare i danni dell’antropocentrismo e della visione del futuro fondata sullo sfruttamento. L’autore sostiene che secoli di devastazione capitalista e coloniale hanno prodotto la crisi ecologica, politica e sociale in cui viviamo, e che i miti del progresso e dello sviluppo hanno cancellato i legami che ci uniscono agli altri esseri viventi, riducendo la Terra a un bacino di risorse da mercificare. Contro questa logica, Krenak propone l’idea di un «futuro ancestrale»: un futuro già presente nel qui e ora, in ciò che esiste attorno a noi — le piante, gli animali, i fiumi — e che può riconnetterci al nostro passato e ai cicli vitali della Terra.

👉 Perché leggerlo. È il contraltare necessario alla diagnosi dell’inferno. Mentre Calvino indicava la via di «riconoscere ciò che non è inferno», Krenak la percorre concretamente, attingendo a una sapienza millenaria che il pensiero occidentale ha sistematicamente ignorato. In un mondo globale in cui i governanti esercitano il potere senza rispettare le leggi e i diritti internazionali, e in cui l’umanità sembra aver smarrito ogni senso di rispetto per la vita, questo libro è un promemoria potente: un’altra relazione con il mondo è possibile, ed è già qui, nelle pratiche di chi resiste alla logica predatoria. La scrittura di Krenak, poetica e orale, è un’esperienza di lettura che riconcilia con la possibilità di un futuro non catastrofico.


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