Spyware Paragon colpisce attivisti e giornalisti in tutta Europa
Spyware Paragon colpisce attivisti e giornalisti in tutta Europa
Lo spyware Paragon ha preso di mira vittime in dozzine di paesi europei, scatenando un acceso dibattito sulle implicazioni della sorveglianza digitale e sulla sicurezza dei dati nell’Unione Europea. Secondo un’inchiesta del Guardian, il governo italiano sarebbe coinvolto nello scandalo, avendo utilizzato il software israeliano per spiare giornalisti e attivisti. Tra le vittime figurano Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, e Luca Casarini, fondatore di Mediterranea Saving Humans.

Paragon Solutions, l’azienda produttrice dello spyware, sostiene di vendere il suo software esclusivamente a governi democratici per scopi legittimi, come la lotta al crimine e al terrorismo. Tuttavia, nuove rivelazioni indicano che il software di hacking sarebbe stato usato per colpire 90 persone in almeno due dozzine di paesi europei, sollevando dubbi sull’effettivo rispetto dei diritti umani e della privacy.
Il governo italiano ha negato qualsiasi coinvolgimento diretto nello spionaggio, affermando che le presunte violazioni non sarebbero imputabili ai servizi segreti nazionali o ad altre istituzioni dello Stato. Tuttavia, il caso ha suscitato una forte reazione a livello politico, con l’opposizione che chiede un’indagine approfondita per chiarire eventuali responsabilità.
A seguito delle accuse di potenziale abuso, la società israeliana di spyware Paragon Solutions ha rescisso il suo contratto con l’Italia.
La Commissione Europea ha risposto con fermezza alle accuse, dichiarando che qualsiasi tentativo di accesso illegale ai dati dei cittadini, compresi giornalisti e oppositori politici, sarebbe “inaccettabile, se provato”. Durante una conferenza stampa, il portavoce Markus Lammert ha sottolineato che le indagini spettano alle autorità nazionali, ma ha ribadito l’importanza della protezione della libertà di stampa e della sicurezza digitale nell’UE.
In risposta allo scandalo, il Parlamento Europeo ha rilanciato l’importanza dell’European Media Freedom Act, entrato in vigore il 7 maggio 2024 e destinato a diventare pienamente operativo nell’agosto 2025. Questa normativa mira a proteggere i giornalisti da pressioni indebite e a garantire maggiore trasparenza nell’uso delle tecnologie di sorveglianza.
Uno degli aspetti più inquietanti del caso riguarda il metodo di attacco utilizzato da Paragon. Secondo WhatsApp, lo spyware è stato diffuso tramite un file PDF dannoso, sfruttando vulnerabilità nei dispositivi delle vittime. La piattaforma di messaggistica, di proprietà di Meta, ha dichiarato di aver disattivato il vettore d’attacco per prevenire ulteriori infezioni.
La portata della campagna di hacking è sconcertante: tra i paesi coinvolti figurano Belgio, Grecia, Lettonia, Lituania, Austria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna e Svezia. Questo ha suscitato l’allarme delle istituzioni europee, che temono un uso sempre più diffuso e indiscriminato di strumenti di sorveglianza avanzati.
Il caso Paragon ha acceso i riflettori sulla necessità di regolamentare con maggiore rigore l’uso degli spyware da parte dei governi. Attualmente, l’uso di tali strumenti nell’UE è consentito solo per indagini su crimini gravi, ma la mancanza di un controllo efficace ha portato a un utilizzo sempre più esteso e opaco.
La vicenda ha anche sollevato interrogativi sul ruolo delle aziende private nella vendita di tecnologie di sorveglianza. Paragon Solutions, come altre società del settore, opera in un’area grigia del diritto internazionale, fornendo strumenti di hacking a governi con poca supervisione pubblica. Questo ha portato attivisti e organizzazioni per i diritti umani a chiedere una maggiore regolamentazione del settore, al fine di prevenire abusi e proteggere la privacy dei cittadini.
Nel frattempo, le vittime dello spyware cercano giustizia. Giornalisti e attivisti colpiti stanno valutando azioni legali, mentre gruppi per la libertà di stampa chiedono che il governo italiano chiarisca il suo coinvolgimento e garantisca che episodi simili non si ripetano.
Lo scandalo Paragon rappresenta un campanello d’allarme per l’Europa. Con il crescente utilizzo di strumenti di sorveglianza digitale, diventa sempre più urgente trovare un equilibrio tra sicurezza e diritti fondamentali. L’UE sarà chiamata a rafforzare le proprie leggi e a garantire che nessun governo possa abusare della tecnologia per limitare le libertà civili.
Tre libri in italiano che affrontano il tema della sorveglianza digitale e dello spionaggio:
- “Il cerchio” – Dave Eggers
Un romanzo distopico che esplora i pericoli della sorveglianza di massa e dell’assenza di privacy in un mondo dominato dalle big tech. - “Sorvegliati: La dittatura dello smartphone” – Carole Cadwalladr e AA.VV.
Un’inchiesta giornalistica sulla sorveglianza digitale, la raccolta dei dati personali e l’influenza della tecnologia sulle nostre vite. - “Niente da nascondere” – Marc Dugain e Christophe Labbé
Un saggio che analizza il potere delle multinazionali tecnologiche e degli Stati nel controllo delle informazioni personali attraverso la rete.

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