“Gabriella” sul Monte Grappa: il coraggio di Tina Anselmi
“Gabriella” sul Monte Grappa: il coraggio di Tina Anselmi
26 settembre 1944. Bassano del Grappa si sveglia sotto un cielo che sa già di piombo. È il giorno in cui la ferocia dell’occupazione nazista si manifesta in tutta la sua brutalità: 43 giovani partigiani vengono impiccati nella piazza principale. Alcuni hanno appena vent’anni, molti sono studenti, altri lavoratori, figli di contadini, operai, artigiani. Tra loro, anche il fratello di una compagna di classe di Tina Anselmi, che di anni ne ha soltanto 17. Frequenta la scuola in quella città, e la scena a cui assiste la segnerà per sempre.
“Gabriella” sul Monte Grappa: il coraggio di Tina Anselmi

Tina proviene da una famiglia antifascista. Ha imparato in casa e nell’Azione Cattolica valori di giustizia, solidarietà e libertà, assai diversi da quelli imposti dal regime fascista nelle scuole, dove l’ora di Dottrina era un continuo martellamento di propaganda. Quel giorno, nella piazza di Bassano, qualcosa dentro di lei si spezza. Quel dolore, quella rabbia, non si possono ignorare. Non si può più restare spettatori.
Così Tina prende una decisione che cambierà la sua vita: unirsi alla Resistenza. Si reca sul Monte Grappa per incontrare il comandante della Brigata Battisti. È lì che riceve un ammonimento che resterà impresso nella sua memoria: “Se ti prendono i tedeschi, prega che t’ammazzino, perché altrimenti quello che ti faranno sarà peggio”. Nonostante ciò, Tina non arretra. Il coraggio, racconta lei stessa, nasceva dalla profonda convinzione di essere dalla parte giusta della storia. “C’era un pizzico di incoscienza, ma c’era soprattutto la convinta fiducia in quello che facevamo”, scriverà anni dopo.
Da quel momento in poi, Tina diventa “Gabriella”, il suo nome di battaglia. Non imbraccia fucili, ma percorre ogni giorno decine, a volte centinaia di chilometri, spesso a piedi, per mantenere i collegamenti tra le formazioni partigiane. Porta con sé armi, messaggi, stampa clandestina. È una staffetta, e come tutte le staffette partigiane rischia la vita a ogni incrocio, a ogni posto di blocco, a ogni sguardo sospetto.
Il suo lavoro è silenzioso, ma decisivo. Gabriella è attenta, veloce, determinata. Impara a leggere i segnali, a nascondere i documenti tra le vesti, a muoversi tra le montagne e i boschi. Ogni viaggio è una prova. Nonostante la paura, continua, sostenuta dalla solidarietà della gente semplice che la aiuta, che le offre riparo, un pasto caldo, un’informazione vitale. La Resistenza, racconta Tina, era anche questo: un movimento popolare, fatto di tante persone comuni, spesso anonime, che sceglievano di rischiare tutto per un ideale.
In quegli anni durissimi, l’Italia è un paese spezzato, attraversato dalla violenza, ma anche dalla speranza. Sono i mesi delle rappresaglie, delle deportazioni, delle torture, ma anche della nascita di una coscienza collettiva. Nelle lettere dei partigiani condannati a morte si leggono parole di amore, di fede nella libertà, di gratitudine per la vita. Alcune sono indirizzate ai genitori, altre ai figli mai conosciuti, altre ancora agli amici: lettere come quella di Franco Balbis, ufficiale e partigiano, che scrive “muoio con il cuore sereno, perché ho fatto il mio dovere”.
In quei mesi Tina assiste alla brutalità, ma anche all’umanità più profonda. Vede morire amici, affronta lutti e pericoli, ma non si arrende. Per lei, come per tanti altri, la lotta contro il fascismo non è solo militare, ma anche morale, culturale. L’Italia deve liberarsi non solo dai tedeschi, ma da un’ideologia che ha cancellato libertà, verità, dignità.
Personaggi come Giacomo Matteotti, assassinato nel 1924 per aver denunciato le violenze del fascismo in Parlamento, o come Sandro Pertini, arrestato e perseguitato per le sue idee, diventano simboli di quella Resistenza che non si limita alla montagna ma vive anche nelle prigioni, nei sotterranei, nelle aule deserte delle università.
Quando finalmente la guerra finisce e l’Italia è liberata, Tina Anselmi ha appena vent’anni. Ma è già una donna temprata dall’esperienza. Non smette di impegnarsi: studia, si laurea, diventa insegnante, e poi entra in politica. Sarà la prima donna a diventare Ministro del Lavoro, e poi, nel 1976, la prima donna Ministro della Sanità. Ma per tutti resterà sempre anche Gabriella, la giovane partigiana che, a 17 anni, scelse di non voltarsi dall’altra parte.
Il suo racconto, fatto di parole semplici e dirette, ci restituisce tutta la complessità di quegli anni. La Resistenza non fu solo un insieme di azioni armate, ma un grande movimento di idee, di sogni, di uomini e donne comuni che decisero di rischiare la vita per rendere l’Italia un paese libero e democratico. Un’eredità che non va dimenticata, ma raccolta e portata avanti.
Perché, come ha scritto uno dei padri della Costituzione, Piero Calamandrei, “se volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati”.
“Gabriella” sul Monte Grappa: il coraggio di Tina Anselmi
Tre libri in italiano, compreso La Gabriella in bicicletta, che affrontano il tema della Resistenza, della Seconda guerra mondiale e del coraggio femminile durante quei tempi:
1. La Gabriella in bicicletta – Tina Anselmi, Anna Vinci
📚 Editore: Edizioni San Paolo
🗓 Anno: 2015
✍️ Trama: Un racconto autobiografico, semplice e toccante, in cui Tina Anselmi ripercorre la sua esperienza nella Resistenza come staffetta partigiana con il nome di battaglia “Gabriella”. È anche una testimonianza sulla dignità e il valore delle donne durante la guerra. Il libro è arricchito da schede storiche e lettere dei partigiani.
2. Il sentiero dei nidi di ragno – Italo Calvino
📚 Editore: Mondadori / Einaudi
🗓 Anno: 1947 (prima edizione)
✍️ Trama: Il primo romanzo di Italo Calvino, ambientato durante la Resistenza. Narra le vicende di un bambino, Pin, che entra casualmente in contatto con un gruppo di partigiani. Attraverso il suo sguardo ingenuo e disincantato, Calvino racconta l’umanità complessa dei combattenti. Un romanzo simbolico e fondamentale nella letteratura della Resistenza.
3. Una donna nella guerra civile spagnola – Marina Ginestà (tradotto in italiano)
📚 Editore: Odradek
🗓 Anno: 2009 (traduzione italiana)
✍️ Trama: Anche se ambientato durante la Guerra civile spagnola (1936-1939), questo libro è strettamente connesso ai temi della Resistenza europea. Marina Ginestà, divenuta simbolo di quella lotta (celebre la sua foto con il fucile a Barcellona), racconta le vicende di una giovane donna che affronta la guerra e la dittatura. È un esempio di resistenza femminile internazionale.

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