25 Aprile: 80 Anni Dopo, la Libertà sotto Nuovo Assedio
25 Aprile: 80 Anni Dopo, la Libertà sotto Nuovo Assedio
L’80° anniversario del 25 aprile cade in un mondo profondamente inquieto. Un mondo in cui la parola liberazione risuona ancora, ma con nuovi significati e sfide diverse, in uno scenario internazionale attraversato da guerre, conflitti e tensioni globali che sembrano minare ogni giorno di più la pace conquistata a caro prezzo nel secolo scorso.
Nel 1945, l’Italia si liberava dal giogo nazifascista grazie al coraggio e al sacrificio di migliaia di donne e uomini. Partigiani, lavoratori, studenti, contadini e militari, uniti nella Resistenza, scrivevano una delle pagine più nobili della storia nazionale. Oggi, mentre commemoriamo gli oltre 44.700 Caduti della Resistenza e le decine di migliaia di civili vittime delle rappresaglie, siamo chiamati a interrogarci su cosa significhi davvero “liberazione” in un contesto in cui i venti della guerra soffiano forte alle porte dell’Europa e non solo.
25 Aprile: 80 Anni Dopo, la Libertà sotto Nuovo Assedio

La guerra in Ucraina, scatenata dall’aggressione russa nel 2022, è un conflitto che ha riportato i carri armati in Europa, rompendo decenni di fragile pace post-bellica. Migliaia di morti, milioni di sfollati, città rase al suolo: immagini che ricordano da vicino i racconti dei nostri nonni, delle nostre nonne. Le città ucraine oggi sono come le nostre del ’44-’45, in fiamme e sotto assedio. E mentre si commemorano i partigiani italiani, si guarda con timore a una nuova resistenza, quella ucraina, che combatte non solo per la propria terra, ma anche per i valori democratici di tutta l’Europa.
Nel frattempo, a sud del Mediterraneo, l’ennesimo capitolo del conflitto israelo-palestinese ha scritto pagine tragiche di sangue e disperazione. L’attacco di Hamas, con oltre 1.200 morti israeliani e centinaia di ostaggi, ha scatenato una reazione militare di Israele che, a oggi, ha causato oltre 50.000 morti nella Striscia di Gaza. Una tragedia che travolge la popolazione civile, in una spirale senza fine di vendetta, ritorsioni e distruzione. Anche qui, le immagini parlano da sole: palazzi sbriciolati, bambini senza casa, intere famiglie annientate. E mentre i potenti si incontrano a porte chiuse per negoziare tregue che durano ore, la popolazione paga il prezzo della guerra con la vita.
Ma la guerra oggi non è solo fatta di armi e sangue. Esiste anche un altro tipo di conflitto: quello economico. Le guerre commerciali, come quella innescata dai dazi imposti da Donald Trump e poi mantenuti da altri governi, hanno innescato una serie di reazioni a catena che hanno diviso i blocchi economici del mondo. Gli Stati Uniti da una parte, la Cina dall’altra, l’Europa nel mezzo, spesso costretta a scegliere tra interessi e valori. A farne le spese, come sempre, sono i cittadini: aumento dei prezzi, inflazione, instabilità nei mercati del lavoro, e soprattutto un crescente senso di precarietà.
Tutto questo avviene mentre in Italia si discute se e come celebrare il 25 aprile in concomitanza con il lutto nazionale per la morte di Papa Francesco, figura che ha segnato profondamente il pontificato moderno con messaggi di pace, inclusione e giustizia sociale. Le parole del Ministro Musumeci, che ha invitato alla “sobrietà”, sono sembrate a molti un tentativo di ridimensionare l’importanza di questa giornata, alimentando un dibattito acceso tra chi chiede rispetto per il lutto e chi teme un uso politico delle circostanze.
Eppure, è proprio nei momenti di dolore e divisione che il 25 aprile deve tornare a essere ciò che è sempre stato: un baluardo di memoria, resistenza e unità. È grazie a quella data se oggi abbiamo una Costituzione democratica, se possiamo protestare, scioperare, discutere, dissentire. Chi mette in dubbio l’eredità antifascista della nostra Repubblica dimentica che la libertà non è mai scontata e che l’indifferenza è la prima alleata dell’autoritarismo.
Nel mondo contemporaneo, le nuove forme di fascismo non sempre hanno le sembianze delle camicie nere. Oggi si presentano sotto forma di negazione dei diritti sindacali, attacchi al pluralismo dell’informazione, delegittimazione della protesta e criminalizzazione del dissenso. È per questo che ricordare il 25 aprile non è solo un esercizio di memoria, ma un atto politico, culturale e morale. È dire, ancora una volta, “no” a ogni forma di sopraffazione, ovunque essa si manifesti.
Le piazze italiane si riempiranno, come ogni anno, di giovani e anziani, di bandiere e canzoni, di silenzi e parole. E lo faranno nel rispetto per chi non c’è più — il Papa, i partigiani, le vittime di ogni guerra — ma anche nella consapevolezza che la libertà è una conquista quotidiana, mai definitiva.
Ottant’anni dopo la Liberazione, non possiamo permetterci il lusso della nostalgia sterile. Dobbiamo fare in modo che il sacrificio di chi è morto per un’Italia libera continui a vivere nei nostri gesti, nelle nostre scelte, nella nostra vigilanza democratica. Perché se oggi possiamo discutere del 25 aprile, è grazie al 25 aprile. E proprio per questo, non dobbiamo smettere di difenderlo.
25 Aprile: 80 Anni Dopo, la Libertà sotto Nuovo Assedio
tre libri in italiano, anche di autori stranieri, che affrontano in modo diretto o simbolico i temi del 25 aprile, della Resistenza, della guerra, della libertà e della memoria, collegabili al tuo testo:
1. “Se questo è un uomo” – Primo Levi
📚 Tema: Deportazione, memoria dell’Olocausto, dignità umana
✍️ Autore: Primo Levi
🇮🇹 Nazionalità: Italiana
📖 Perché leggerlo:
È uno dei testi fondamentali della memoria del Novecento. Levi racconta la sua esperienza ad Auschwitz, con lucidità e dolore, ma anche con il desiderio profondo di comprendere e testimoniare. Fondamentale per riflettere su cosa accade quando la libertà e la dignità umana vengono annientate.
2. “La banalità del male” – Hannah Arendt
📚 Tema: Totalitarismo, responsabilità individuale, giustizia
✍️ Autore: Hannah Arendt
🇩🇪🇺🇸 Nazionalità: Tedesca naturalizzata statunitense
📖 Perché leggerlo:
Riflessione sulla figura di Adolf Eichmann, uno degli organizzatori della Shoah. Arendt analizza come l’orrore possa nascere non dall’odio violento, ma dall’obbedienza cieca e dalla mancanza di pensiero critico. Un’opera chiave per comprendere i meccanismi del potere autoritario.
3. “La casa in collina” – Cesare Pavese
📚 Tema: Guerra civile italiana, scelta morale, Resistenza
✍️ Autore: Cesare Pavese
🇮🇹 Nazionalità: Italiana
📖 Perché leggerlo:
Ambientato durante la guerra partigiana, il romanzo racconta i dilemmi morali di chi vive in una terra divisa dalla guerra e dalla paura. Non è un’ode eroica, ma un racconto profondo e umano sul senso della responsabilità individuale nei momenti oscuri della storia.

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