Vite sognate,sé online.Maladaptive Daydreaming
Vite sognate,sé online.Maladaptive Daydreaming
PSICOLOGIA DINAMICA
Vite immaginate. Maladaptive Daydreaming e presentazione di sé online: uno studio quantitativo
La psicologia dinamica è una branca della psicologia che si occupa dello studio dei processi psichici profondi e inconsci che determinano il comportamento umano, le emozioni, le motivazioni e le modalità relazionali. Questo approccio si fonda sul modello psicoanalitico originariamente proposto da Sigmund Freud, secondo il quale la mente è composta da una parte conscia e da una parte inconscia, e il conflitto tra queste due dimensioni può portare alla formazione di sintomi, disagi e disfunzionalità.

Tra i concetti centrali della psicologia dinamica troviamo l’inconscio, le pulsioni, i meccanismi di difesa, il transfert e l’organizzazione del Sé. Il Sé, in particolare, è visto come una costruzione complessa, il risultato delle interazioni tra il mondo interno e quello esterno, influenzato dalla storia personale, dalle relazioni primarie e dai conflitti psichici irrisolti. La psicodinamica esplora dunque la dialettica tra desideri inconsci, difese e rappresentazioni mentali, indagando come questi fattori si riflettano nella personalità e nelle relazioni sociali.
All’interno di questo panorama teorico, si inserisce il fenomeno del Maladaptive Daydreaming (MD), o “fantasia disadattiva”. Si tratta di una condizione psicologica scoperta e descritta da Eli Somer nel 2002, caratterizzata da un’attività immaginativa eccessiva e compulsiva, che assume forme narrative articolate simili a veri e propri film mentali. Le persone che ne soffrono costruiscono universi paralleli estremamente dettagliati, popolati da personaggi inventati o reali, con i quali interagiscono attraverso la fantasia, spesso per molte ore al giorno. Le trame possono essere ispirate da eventi reali, ma tendono a essere idealizzate, modificate o del tutto immaginarie.
Sebbene il daydreaming sia un comportamento del tutto normale e spesso funzionale (può aiutare la creatività, la risoluzione dei problemi o semplicemente a rilassarsi), nel caso del Maladaptive Daydreaming esso diventa disfunzionale. Il soggetto perde il controllo sulla propria immaginazione e si rifugia in mondi alternativi al punto da compromettere la vita quotidiana, le relazioni, la concentrazione e le attività lavorative o scolastiche.
Uno degli aspetti più interessanti di questa condizione, da un punto di vista psicodinamico, riguarda il rapporto tra il Sé reale e il Sé ideale. I mondi immaginati spesso compensano carenze percepite nella vita reale: relazioni insoddisfacenti, senso di inadeguatezza, solitudine, traumi non elaborati. Il Sé immaginario, costruito nella fantasia, può rappresentare una versione potenziata, più amabile o più competente di sé stessi, fungendo da meccanismo difensivo contro l’angoscia e l’autostima fragile.
In questo contesto, diventa rilevante esplorare come il Maladaptive Daydreaming si intrecci con le forme di autopresentazione online, ovvero il modo in cui gli individui costruiscono e comunicano la propria immagine attraverso i social media. I profili digitali, come quelli su Instagram, TikTok o Facebook, non sono semplici rappresentazioni della realtà, ma selezioni intenzionali, spesso idealizzate, che riflettono desideri, bisogni e difese del Sé. Si costruisce un’identità sociale coerente con ciò che si desidera essere, talvolta molto distante dalla realtà percepita internamente.
Uno studio quantitativo, condotto su un campione di giovani adulti tra i 18 e i 30 anni, ha indagato la relazione tra l’intensità del Maladaptive Daydreaming (misurata tramite la scala MDS-16) e alcune variabili legate alla presentazione di sé online, come il tempo trascorso sui social, la frequenza con cui si modifica il proprio profilo, la discrepanza percepita tra Sé reale e Sé virtuale, e il livello di soddisfazione personale.
I risultati hanno evidenziato che livelli elevati di MD sono significativamente correlati a una maggiore discrepanza tra il Sé reale e quello presentato online. In particolare, coloro che sognano ad occhi aperti in modo disadattivo tendono a costruire profili social più curati, idealizzati e “fittizi”, con un’attenzione marcata all’immagine e al riconoscimento sociale. Inoltre, il Maladaptive Daydreaming è risultato positivamente associato a sentimenti di insoddisfazione personale e di inadeguatezza sociale, confermando l’ipotesi che la fuga nella fantasia e l’autopresentazione idealizzata siano due facce della stessa medaglia: strategie difensive per colmare il vuoto tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere.
Dal punto di vista clinico, questi dati suggeriscono l’importanza di riconoscere il MD come una condizione che può generare sofferenza significativa, pur non essendo ancora formalmente inserita nei manuali diagnostici come il DSM-5. Il trattamento consigliato, in questi casi, include percorsi di psicoterapia psicodinamica o integrata, in cui si aiuti il paziente a esplorare i bisogni insoddisfatti che si celano dietro le fantasie, a rafforzare il Sé reale e a costruire relazioni più soddisfacenti nella realtà.
L’intervento terapeutico può inoltre avvalersi di tecniche di mindfulness per aiutare il soggetto a radicarsi nel presente, di esercizi di auto-osservazione per riconoscere i trigger delle fantasie compulsive, e di interventi di gruppo per ridurre l’isolamento e favorire la condivisione.
In conclusione, il Maladaptive Daydreaming rappresenta un ponte tra la sofferenza psichica interna e le forme di espressione contemporanee del Sé, come i social media. Attraverso lo studio quantitativo della correlazione tra attività immaginativa disfunzionale e autopresentazione online, si evidenzia come la psicologia dinamica possa offrire chiavi di lettura preziose per comprendere fenomeni complessi dell’identità moderna, in un’epoca in cui i confini tra reale e immaginario, tra intimità e rappresentazione pubblica, sono sempre più sfumati.
Vite sognate,sé online.Maladaptive Daydreaming
Tre libri in italiano, anche di autori stranieri tradotti, che affrontano il tema del Maladaptive Daydreaming, del fantasy eccessivo o della dissociazione immaginativa, in relazione a identità, psicodinamica e rappresentazione del Sé:
1. “La mente immaginativa. Psicopatologia della fantasia”
Autore: Paolo Migone
Editore: Raffaello Cortina Editore
Anno: 1993
Perché è rilevante:
Questo saggio affronta il ruolo della fantasia nella psicopatologia, tra cui i meccanismi di fuga nella realtà immaginativa. Migone, psicoanalista italiano, esplora come l’attività immaginativa possa diventare disfunzionale, avvicinandosi a tematiche oggi associate al Maladaptive Daydreaming, pur senza nominarlo direttamente (il concetto non era ancora definito nel 1993).
2. “L’Io diviso” (tit. orig. The Divided Self)
Autore: R.D. Laing
Editore: Einaudi
Anno: varie ristampe, prima ed. italiana 1969
Perché è rilevante:
R.D. Laing, psichiatra e psicoterapeuta britannico, analizza la frammentazione dell’identità e le esperienze soggettive di chi vive una disconnessione dal reale, come nella schizofrenia. Molte delle dinamiche descritte da Laing (isolamento, rifugio nell’immaginario, perdita di contatto con il Sé autentico) si sovrappongono ai vissuti tipici del Maladaptive Daydreaming.
3. “Il giorno che sono impazzita” (tit. orig. Madness: A Bipolar Life)
Autrice: Marya Hornbacher
Editore: TEA
Anno: 2008 (edizione italiana)
Perché è rilevante:
Marya Hornbacher, scrittrice americana, racconta la sua esperienza con il disturbo bipolare, includendo momenti di dissociazione, costruzione di mondi mentali alternativi e difficoltà nel mantenere un Sé coerente. Il libro offre uno sguardo intenso e narrativo sulla fuga dalla realtà come meccanismo psichico, in linea con le esperienze di chi vive il MD.

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