Lettera di saluto di Laura Santi una donna che ha amato la vita

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Lettera di saluto di Laura Santi una donna che ha amato la vita

Quando leggerete queste righe io non ci sarò più, perché avrò deciso di smettere di soffrire. 

Nonostante la mia scelta fosse ormai nota a tutti, questo mio gesto finale arriva nel silenzio e darà disappunto e dolore. Molti saranno dispiaciuti, altri soffriranno per non avermi potuto dare un ultimo saluto, un ultimo abbraccio. Vi chiedo di comprendere il perché di questo silenzio. Anche nella certezza della mia decisione si tratta del gesto più totale e definitivo che un essere umano possa compiere, ci vogliono sangue freddo e nervi d’acciaio. Come avrei potuto viverlo serenamente aggiungendo lutto a lutto anticipato, dolore al dolore, resistenze, lacrime reazioni e attaccamento? Vi chiedo anche uno sforzo aggiuntivo di comprensione.

Lettera di saluto di Laura Santi una donna che ha amato la vita

Lettera di saluto di Laura Santi una donna che ha amato la vita

Cercate di immaginare quale strazio di dolore mi ha portato a questo gesto, giorno per giorno, ora per ora, minuto per minuto. Fate lo sforzo di capire che dietro una foto carina sui social, dietro il bel sorriso che potevate vedere giusto un’ora strappato alla routine e ai sintomi in una occasione pubblica, sempre più rara, dietro c’era lo sfondo di una quotidianità dolorosa, spoglia, feroce e in peggioramento continuo. Una sofferenza in crescita giorno dopo giorno. La situazione è stata in evoluzione per anni, poi in tempo reale gli ultimi mesi e settimane. Mio marito Stefano e le mie assistenti l’hanno vista, loro e solo loro e anzi, neppure loro, per forza di cose, potevano essere grado di capire cosa sentissi nel mio corpo, quanto male sentissi, quanta fatica sempre più totalizzante. Non riuscire più a compiere il minimo gesto. Non più godere della vita, non più godere delle relazioni sociali. Che è quello che fa per me una vita dignitosa. 

Ho avuto molto tempo per elaborare e maturare questa decisione, ho avuto molto tempo per capire quando era veramente il momento. Avevo quel famoso parapetto, quello di cui avete letto spesso, da cui affacciarmi. Ho avuto molto tempo anche per cambiare idea e rimandare la decisione. Mi sono consentita, in una situazione che ancora reggeva, di assaporare gli ultimi scampoli di vita e di bellezza. Di salutare ogni angolo, ogni luogo, ogni volto, ogni persona ogni situazione ogni cielo ogni colore, ogni minuscola passeggiata fuori. Vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, si dice. Si dice anche che sia impossibile, nei fatti. Ebbene, io l’ho quasi realizzato. Me ne vado avendo assaporato gli ultimi bocconi di vita in maniera forte e consapevole. Intendetemi: io penso che qualsiasi vita resti degna di essere vissuta anche nelle condizioni più estreme. Ma siamo noi e solo noi a dover scegliere.

Alle persone che resteranno senza un saluto oltre che le mie scuse va un abbraccio fortissimo. È impossibile enumerare tutti i volti che hanno riempito la mia vita. Fate conto che io vi stia salutando e abbracciando. La mia vita è stata piena anche grazie a voi.

La mia famiglia d’origine: papà Renato, mamma Gabriella, mia sorella Elena, mio nipote Matteo; tutti i parenti; Laura, Chiara e le amiche storiche di una vita, tutti gli amici, i colleghi e i conoscenti, i compagni di malattia, i compagni di attivismo, tutti coloro con cui ho condiviso un pezzo di strada. La mia amata Perugia. I miei medici, le mie palliativiste, i miei fisioterapisti, un grazie particolare a Daniela per avermi dato negli anni gli strumenti per combattere. Le mie assistenti, la mia seconda famiglia in quest’ultimo tratto. La politica quella buona, Fabio e Vittoria, i giornalisti amici, come le due Francesca; chi mi ha aiutato; il vescovo Ivan, un amico speciale col quale mi sono intrattenuta in più di una chiacchierata sulla vita e la morte.

Ho potuto vincere la mia battaglia solo grazie agli amici dell’Associazione Luca Coscioni, seguiteli e seguite i diritti e le libertà individuali, mai così messi a dura prova come oggi. Sul fine vita sento uno sproloquio senza fine, l’ingerenza cronica del Vaticano, l’incompetenza della politica. Il disegno di legge che sta portando avanti la maggioranza è un colpo di mano che annullerebbe tutti i diritti. Pretendete invece una buona legge, che rispetti i malati e i loro bisogni. Esercitate il vostro spirito critico, fate pressione, organizzatevi e non restate a guardare, ma attivatevi, perché potrebbe un giorno riguardare anche voi o i vostri cari. 

Ricordatemi come una donna che ha amato la vita. 

Lettera di saluto di Laura Santi una donna che ha amato la vita

Tre libri in italiano, anche di autori stranieri, che affrontano il tema del fine vita, dell’eutanasia, del diritto a morire con dignità e della sofferenza consapevole, coerenti con i temi trattati nella lettera di Laura Santi:


1. “Lasciatemi morire”

Autore: Mina Welby
Editore: Piemme
Anno: 2009

Perché è rilevante:
Mina Welby, vedova di Piergiorgio Welby, racconta la battaglia civile per il diritto all’eutanasia e al fine vita dignitoso. Il libro unisce memoria personale, attivismo e riflessione etica e politica sul tema. Centrale è il tema della libertà di scegliere quando e come porre fine alla propria esistenza in condizioni di sofferenza insostenibile.


2. “Fini naturali” (tit. orig. Natural Causes)

Autore: Barbara Ehrenreich
Editore: Sonzogno
Anno: 2019

Perché è rilevante:
La giornalista e scienziata sociale Barbara Ehrenreich analizza il modo in cui la medicina moderna spesso ignora il limite naturale della vita. Con tono lucido e ironico, affronta il tema del controllo sul corpo, l’accettazione della morte e la dignità nell’invecchiamento e nella malattia. Un testo utile per riflettere criticamente sulla “medicalizzazione della fine”.


3. “La morte è un giorno che vale la pena vivere”

Autrice: Ana Claudia Quintana Arantes
Editore: Sonzogno
Anno: 2020

Perché è rilevante:
Scritto da una medica brasiliana specializzata in cure palliative, il libro è un potente invito a ripensare il senso della vita e della morte. L’autrice racconta storie vere di pazienti alla fine del loro percorso, sottolineando come la dignità e la consapevolezza possano accompagnare anche l’ultimo tratto della vita.


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