Ora Trump attacca l’Iran. Oltrepassato il filo rosso?

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22 giugno 2025 – Medio Oriente: Dal 7 ottobre saltati tutti i paradigmi. Ora Trump attacca l’Iran. Oltrepassato il filo rosso?

WASHINGTON – Nella notte tra venerdì e sabato, il Presidente Donald Trump ha ordinato una massiccia operazione militare contro le installazioni nucleari dell’Iran. L’attacco, denominato Operazione Midnight Hammer, rappresenta un’escalation senza precedenti nel già turbolento scacchiere mediorientale. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, in una conferenza stampa domenicale, ha confermato che l’azione militare “ha completamente distrutto le capacità nucleari iraniane”. Tuttavia, dal Pentagono arrivano segnali più cauti: “È troppo presto per una valutazione completa dei danni”, ha ammesso il Capo di Stato Maggiore Congiunto, Generale Dan Caine.

L’intervento arriva in un contesto internazionale già segnato da una drammatica instabilità, iniziata con il collasso degli equilibri regionali dopo il 7 ottobre 2023. Quella data – in cui l’attacco di Hamas contro Israele ha innescato una spirale di conflitti a catena – ha segnato un punto di rottura nell’ordine globale. Ma l’azione statunitense contro l’Iran cambia radicalmente le regole del gioco, spingendo l’intera regione sull’orlo di una nuova guerra su vasta scala.

Una notte di fuoco sotto il cielo iraniano

Secondo la ricostruzione fornita dal Pentagono, l’operazione ha preso il via intorno a mezzanotte, ora di Washington. Sette bombardieri B-2, decollati dalla base di Whiteman, Missouri, hanno attraversato l’Atlantico e il Mediterraneo senza essere rilevati dai radar iraniani. In volo per 18 ore, hanno effettuato diversi rifornimenti aerei, coperti da una scorta di caccia invisibili. Un secondo contingente, partito dal Pacifico, ha agito da diversivo.

Ora Trump attacca l’Iran. Oltrepassato il filo rosso?

Ora Trump attacca l’Iran. Oltrepassato il filo rosso?

Alle 2:10 ora locale iraniana, la prima bomba “bunker buster” GBU-57 è stata sganciata sull’impianto sotterraneo di Fordow, una delle strutture nucleari più protette al mondo. A seguire, altri ordigni hanno colpito il sito di Natanz, mentre un sottomarino USA nel Golfo Persico ha lanciato una salva di missili Tomahawk contro Esfahan, colpendo depositi di uranio arricchito. Il tutto, stando al Pentagono, senza che l’aeronautica o i sistemi antimissile iraniani riuscissero a reagire.

Una strategia della forza

“È stato un successo incredibile e travolgente”, ha dichiarato il Segretario Hegseth, visibilmente compiaciuto nella sua prima apparizione nella sala stampa del Pentagono. Ha elogiato a più riprese la “leadership audace e visionaria” del Presidente Trump, rivendicando la missione come un’azione preventiva necessaria per garantire la pace attraverso la forza. Hegseth ha parlato di un attacco “chirurgico, preciso, risolutivo”.

Il Generale Caine, accanto a lui, ha sottolineato il carattere “inedito” della missione: “Siamo entrati ed usciti senza essere rilevati. L’elemento sorpresa è stato totale. Non un solo missile sparato, nessun caccia nemico in volo. Il messaggio è chiaro: possiamo colpire ovunque, in qualsiasi momento”.

Ma qual è il costo geopolitico?

Eppure, dietro le dichiarazioni trionfalistiche, emergono domande urgenti. L’Iran non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma fonti locali parlano di vittime civili nei pressi di Natanz ed Esfahan, e di una mobilitazione dell’esercito lungo il confine con l’Iraq. I mercati petroliferi hanno reagito con nervosismo, registrando un immediato balzo del prezzo del greggio a 102 dollari al barile. Le cancellerie europee si dicono “sconcertate” dall’azione unilaterale americana.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU è stato convocato d’urgenza. La Cina ha chiesto un “cessate il fuoco immediato” e ha avvertito che “gli attacchi unilaterali contro stati sovrani minano la stabilità globale”. Anche la Russia, sebbene alle prese con le proprie tensioni ai confini occidentali, ha definito l’azione “una palese violazione del diritto internazionale”.

Ma più di tutto, è il tema della legittimità interna che scuote Washington. Hegseth ha ammesso che i leader del Congresso sono stati informati dopo l’inizio dell’operazione. I Democratici parlano già di “atto di guerra senza autorizzazione”, mentre alcuni Repubblicani – sebbene più cauti – chiedono chiarezza sull’obiettivo strategico a lungo termine.

Teheran tace, ma non dimentica

Nonostante le immagini satellitari che mostrano devastazioni evidenti a Fordow, la reazione di Teheran è rimasta finora contenuta. Nessuna rivendicazione, nessuna dichiarazione pubblica da parte della Guida Suprema Khamenei o del Presidente iraniano. Alcuni analisti ipotizzano che l’Iran stia valutando la risposta migliore per non precipitare in un confronto frontale con Washington. Altri temono che l’assenza di reazione immediata possa preludere a una vendetta pianificata, magari tramite i proxy regionali – Hezbollah in Libano, le milizie sciite in Iraq, o gli Houthi in Yemen.

Nel frattempo, fonti riservate parlano di un’attività frenetica nei centri di comando iraniani. “Non c’è dubbio che l’Iran stia calcolando l’impatto psicologico del fatto che sette bombardieri americani abbiano colpito tre dei suoi siti più protetti, partendo dal cuore degli Stati Uniti senza essere visti”, ha detto Hegseth.

Verso un nuovo ordine o l’anticamera del caos?

La domanda che ora si pongono gli osservatori internazionali è semplice: Trump ha oltrepassato il filo rosso? L’attacco, seppur presentato come difensivo, segna un punto di non ritorno. Ha dimostrato la superiorità tecnologica americana, ma ha anche demolito le residue strutture diplomatiche nate con l’accordo nucleare del 2015, già abbandonato da Trump nel suo primo mandato.

Il futuro della regione – e del mondo – è ora sospeso tra due possibilità: una nuova trattativa, forzata dal terrore, o un’escalation su più fronti che potrebbe infiammare tutto il Medio Oriente. E forse anche oltre.

Ora Trump attacca l’Iran. Oltrepassato il filo rosso?

Tre titoli in italiano, tra narrazioni e saggi, pubblicati di recente e utili per approfondire il tema delle tensioni nucleari tra Stati Uniti e Iran nell’era Trump:


📘 1. Per niente al mondo – Ken Follett (trad. it. 2021)

Un thriller politico globale: una serie di conflitti minori degenerano fino allo scoppio di una guerra nucleare che coinvolge potenze mondiali. Il romanzo descrive perfettamente come un’escalation simile a quella attuale – droni, missili, tensioni diplomatiche – potrebbe travolgere l’umanità per “semplice escalation” 


📗 2. Disordine mondiale. Perché viviamo in un’epoca di crescente caos – Manlio Graziano (Mondadori, 2024)

Il geografo politico Graziano analizza il caos geopolitico contemporaneo, con un occhio particolare alla crisi Iran‑USA. Scardina i paradigmi tradizionali, mostra come la diplomazia classica venga sostituita da azioni unilaterali e militari – proprio come l’Operazione Midnight Hammer .


📕 3. Musk o Trump, America al bivio – a cura di F. Petroni e G. De Ruvo (Limes, dicembre 2024)

Antologia di saggi con contributi di esperti come Eldad Shavit e Steven Maloney, che indagano la politica estera americana nel crack nucleare iraniano, le tensioni tra Washington e Teheran, l’influenza di Israele e i calcoli del Pentagono 


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