Il Racconto dell’Ancella: quando la distopia ci guarda negli occhi

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Il Racconto dell’Ancella: quando la distopia ci guarda negli occhi

Nel 1985, Margaret Atwood pubblicò Il racconto dell’Ancella immaginando un futuro in cui la crisi ambientale, la caduta della democrazia e un fondamentalismo religioso spietato avrebbero riscritto la vita delle donne. Un romanzo-distopia, hanno detto. “Inquietantemente profetico”, hanno aggiunto le voci più attente. Oggi, nel 2025, quell’opera sembra più una lente che un avvertimento: non ci mostra ciò che potrebbe accadere, ma ciò che sta già accadendo.

Il Racconto dell’Ancella: quando la distopia ci guarda negli occhi

La Repubblica di Galaad, il regime teocratico immaginato da Atwood, priva le donne di identità, proprietà, lavoro e soprattutto controllo sui loro corpi. Le uniche ancora fertili vengono trasformate in ancelle, strumenti di riproduzione per un’élite sterile. Offred, la protagonista, non possiede neppure più il suo nome: è definita dalla sua funzione e dal padrone temporaneo cui appartiene. Il corpo femminile diventa territorio dello Stato.

Una distopia? Sì. Ma anche uno specchio.


Dal romanzo alla realtà: dove si incontrano?

A distanza di 40 anni dalla sua pubblicazione, Il racconto dell’Ancella non smette di risuonare. Perché la posta in gioco, oggi come allora, è il controllo.

Control of women’s bodies. Il controllo dei corpi delle donne.

Negli ultimi anni, si sono moltiplicate nel mondo legislazioni che restringono il diritto all’aborto o all’autodeterminazione riproduttiva. Negli Stati Uniti, già nel 2022, la Corte Suprema aveva ribaltato la storica sentenza Roe v. Wade, aprendo la strada a divieti radicali in numerosi Stati. Nel 2024 e 2025, il dibattito è diventato ancora più feroce, con diversi candidati eletti che rivendicano un modello di società cristallinamente patriarcale.

In altre zone del pianeta, dall’Iran all’Afghanistan, la libertà femminile viene soffocata in nome dell’ordine morale e religioso. A Kabul non si va più a scuola dopo i 12 anni. In Iran le donne vengono incarcerate per un velo considerato “troppo corto”. Sono segnali di una regressione sistemica che colpisce il diritto più essenziale: quello di esistere come persone autonome.

E in Europa?

Nessun Paese è immune. Anche laddove le conquiste sembravano consolidate, le pressioni politiche e culturali minano la parità. Il corpo delle donne — dalla maternità surrogata alle cure riproduttive — è ancora oggetto, più che soggetto, di politiche pubbliche.


Il paradosso italiano: diritti scritti ma non sempre garantiti

L’Italia del 2025 si muove in un equilibrio precario. I diritti restano sulla carta, ma la realtà è complessa. Molti ospedali faticano a garantire l’accesso all’interruzione volontaria di gravidanza, a causa del numero elevato di medici obiettori. La denatalità viene spesso affrontata con narrazioni che ricadono sulle donne: colpevolizzate se non diventano madri, giudicate se non seguono il modello familiare “tradizionale”.

Nel frattempo, le discriminazioni lavorative persistono, con carriere femminili penalizzate.

Una domanda si affaccia inevitabile:

Quanto manca a che il controllo del corpo diventi controllo della vita?


La minaccia invisibile: quando la tecnologia diventa Galaad

Nel libro di Atwood non c’è tecnologia moderna, per scelta narrativa. Ma la sua visione, paradossalmente, è ancora più attuale nell’era digitale.

Oggi siamo tracciati, profilati, analizzati. Gli algoritmi indirizzano ciò che vediamo, ciò che desideriamo e talvolta ciò che pensiamo. Si forma così un controllo silenzioso, apparentemente innocuo, che comincia dal marketing e finisce nel comportamento politico.

Le app che monitorano il ciclo mestruale, ad esempio, diventano strumenti potenzialmente pericolosi in Paesi dove l’aborto è criminalizzato. I nostri dati biologici possono diventare prove contro di noi.

Atwood non lo ha scritto così, ma lo ha visitato nello spirito:

il potere non ha bisogno di catene quando può usare la paura.


Cosa insegna Offred al nostro tempo

Nel romanzo, la repressione è normalizzata. L’orrore diventa quotidiano.
Ed è qui che risiede la più inquietante verità: non serve un golpe per perdere la libertà. Basta restare a guardare.

Offred resiste non solo con gesti eclatanti, ma con la memoria e con il linguaggio. Ricordare chi siamo, usare la parola, raccontare la verità: sono atti rivoluzionari.

“Nolite te bastardes carborundorum” — Non lasciare che i bastardi ti schiaccino.

Una frase che è diventata un grido globale delle nuove generazioni femministe.


Perché Il racconto dell’Ancella ci parla ancora

Perché descrive un mondo in cui i diritti si dissolvono un decreto alla volta, una rinuncia alla volta, un silenzio alla volta. Perché denuncia il paternalismo travestito da protezione. Perché mostra come l’ingiustizia, quando beneficia chi comanda, è sempre pronta a tornare.

Atwood non ha scritto un libro sulla fantasia:
ha scritto un libro sulle derive del presente.

E continua a ricordarci che la storia non si muove sempre in avanti.


Dove si va ora?

Nel 2025 abbiamo due forze in conflitto:
quella che spinge indietro e quella che vuole avanzare.

La prima è fatta di paura: paura della perdita di controllo, di ruoli, di certezze.
La seconda è fatta di libertà: la libertà di essere, scegliere, decidere del proprio corpo.

Se avanzano i muri che separano, i veli che nascondono, le leggi che impongono, allora Galaad non è più distopia: è geografia.

Ma finché esisteranno donne come Offred — e uomini capaci di ascoltare — ci sarà una via d’uscita.

Perché la più grande forma di resistenza, ieri come oggi, è non smettere di immaginare un mondo diverso.

📚 3 libri consigliati in italiano

sui temi del corpo delle donne, dei diritti e dei regimi di controllo
(incluso quello già citato)

1️⃣ Il racconto dell’AncellaMargaret Atwood
Un classico della distopia femminista: il corpo delle donne come terreno di battaglia politica e religiosa. Una metafora incendiaria che continua a parlare al presente.

2️⃣ Il potereNaomi Alderman
In un mondo alternativo le donne sviluppano un’abilità fisica che capovolge i rapporti di potere. Una riflessione illuminante su come dominazione e controllo non siano “naturali” ma culturali.

3️⃣ Stai zittaMichela Murgia
Un libro che smonta con ironia e lucidità tutte le modalità — linguistiche, sociali e politiche — con cui ancora oggi si tenta di riportare le donne “al loro posto”. Una battaglia per la libertà della parola e dell’esistenza.

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