Islanda guida il mondo nella parità di genere, esempio da emulare
Islanda guida il mondo nella parità di genere, esempio da emulare
Stipendi e parità di genere: lezioni dall’Islanda per il mondo
Nel 2022, in Italia, la retribuzione media lorda è stata di 37.302 euro, con una disparità evidente tra uomini e donne: queste ultime guadagnano mediamente 6.000 euro in meno. Nonostante gli sforzi per promuovere l’uguaglianza di genere, il divario salariale e occupazionale rimane un problema cruciale nel nostro Paese e nel mondo. In questo contesto, l’Islanda emerge come un modello ispiratore, grazie alle sue politiche innovative e alla determinazione delle sue donne, che hanno cambiato la storia con azioni incisive come lo storico sciopero del 1975.

L’Islanda: un faro per la parità di genere
Con il 93,5% del divario di genere colmato, l’Islanda si colloca al primo posto nella classifica globale sulla parità di genere. Questo piccolo paese nordico è diventato una sorta di laboratorio di uguaglianza, dove oggi le più alte cariche politiche e istituzionali sono ricoperte da donne. Kristrún Frostadóttir, la nuova prima ministra, si unisce a una presidente e a una leader del partito di maggioranza, tutte donne. Il governo islandese, con una maggioranza di rappresentanti femminili, è il simbolo di come politiche di lungo termine possano portare a risultati concreti.
Ma come è stato possibile per l’Islanda raggiungere traguardi che sembrano ancora lontani per molte altre nazioni? Gran parte del merito va attribuito alla determinazione collettiva delle donne islandesi e a eventi che hanno segnato la storia, come il Kvennafrídagurinn, il “giorno libero delle donne”, che ha avuto luogo il 24 ottobre 1975.
Lo sciopero delle donne del 1975: un punto di svolta
Il 24 ottobre 1975, il 90% delle donne islandesi decise di non lavorare per un giorno intero, né a casa né fuori. Questo sciopero generale, unico nel suo genere, fece emergere l’importanza del contributo femminile in ogni ambito della società. Le conseguenze furono immediate: asili e scuole rimasero chiusi, i giornali non furono stampati, le fabbriche si fermarono, e le banche si trovarono costrette a gestire le operazioni di routine con soli uomini, spesso impreparati.
La giornata, soprannominata “il lungo venerdì”, cambiò radicalmente la percezione della parità di genere in Islanda. Le donne dimostrarono che senza il loro apporto, il paese si sarebbe letteralmente fermato. Questo sciopero ebbe un impatto talmente profondo che l’anno successivo il parlamento islandese approvò una legge per garantire l’uguaglianza di diritti tra uomini e donne. Inoltre, cinque anni dopo, l’Islanda elesse Vigdis Finnbogadóttir, la prima donna presidente del Paese e la prima al mondo eletta democraticamente.
L’impatto politico e sociale dello sciopero
Lo sciopero del 1975 non fu soltanto un evento simbolico. Esso rappresentò un cambiamento culturale profondo, sfidando il sistema patriarcale che confinava le donne a ruoli subordinati nella società. Fu un’occasione per sottolineare l’importanza della condivisione del carico mentale e del lavoro domestico, questioni ancora attuali nel dibattito globale sulla parità di genere.
L’Islanda ha continuato a costruire su questo successo. Oggi, il paese è leader nelle politiche di welfare, con congedi parentali equamente distribuiti tra uomini e donne e normative stringenti per ridurre il divario salariale. Queste misure non solo hanno migliorato la qualità della vita delle donne, ma hanno anche creato una società più equa e produttiva.
L’Italia e la sfida della parità
In Italia, il cammino verso l’uguaglianza di genere è ancora lungo. Nonostante il miglioramento dell’accesso delle donne al mondo del lavoro, permangono disuguaglianze significative. La disparità salariale, l’assenza di donne in posizioni apicali e il mancato riconoscimento del lavoro domestico come contributo economico sono solo alcune delle questioni irrisolte.
Cosa possiamo imparare dall’Islanda? In primo luogo, l’importanza di politiche pubbliche che favoriscano la partecipazione delle donne in ogni settore. Misure come il congedo parentale paritario, la trasparenza salariale e incentivi per l’assunzione di donne in ruoli di leadership possono contribuire a colmare il divario.
In secondo luogo, l’Islanda ci insegna che il cambiamento culturale è fondamentale. Eventi come lo sciopero delle donne del 1975 hanno dimostrato che azioni collettive e simboliche possono accelerare il progresso verso l’uguaglianza. Forse è arrivato il momento per le donne italiane di organizzare un “giorno libero” simile, per evidenziare il loro valore e la necessità di politiche più eque.
Il futuro della parità di genere
Quasi 50 anni dopo il famoso sciopero, la lotta per l’uguaglianza non è ancora finita. Anche in Islanda, dove i progressi sono stati straordinari, esistono ancora sfide, come la persistente disuguaglianza salariale. Tuttavia, il modello islandese dimostra che cambiamenti concreti sono possibili con volontà politica, azioni collettive e impegno sociale.
In Italia, è essenziale prendere esempio da queste esperienze per promuovere una società più equa. La parità di genere non è solo una questione di giustizia, ma anche un fattore cruciale per il progresso economico e sociale. Investire nelle donne significa investire nel futuro. E chissà, magari un giorno anche l’Italia potrà vantare di aver colmato il divario di genere, seguendo le orme dell’Islanda.
Tre libri che affrontano il tema della parità di genere, la disparità salariale e il ruolo delle donne nella società:
- “Il secondo sesso” di Simone de Beauvoir
- Questo classico del femminismo analizza la condizione delle donne attraverso una prospettiva filosofica, storica e sociale. De Beauvoir esamina come le donne siano state storicamente subordinate agli uomini e delinea il percorso per l’emancipazione femminile. Un’opera fondamentale che rimane attuale nel dibattito sulla parità di genere.
- “Donne, lavoro e capitale” di Silvia Federici
- Questo saggio esplora il legame tra capitalismo, lavoro femminile e disuguaglianza di genere. Federici affronta questioni come la svalutazione del lavoro domestico, il carico mentale e il ruolo delle donne nell’economia globale. Un libro che invita a ripensare il sistema economico attraverso una lente femminista.
- “La guerra non ha un volto di donna” di Svetlana Aleksievič
- L’autrice, premio Nobel per la Letteratura, raccoglie testimonianze di donne sovietiche che hanno partecipato alla Seconda Guerra Mondiale. Il libro esplora come le donne abbiano affrontato ruoli tradizionalmente maschili, rompendo stereotipi e mettendo in discussione le strutture patriarcali. Una riflessione potente sull’identità femminile in contesti di crisi e trasformazione.
Questi libri offrono prospettive diverse ma complementari sul tema, unendo riflessioni storiche, economiche e sociali.

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