Letteratura e femminismo: tra passato e presente

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Letteratura e femminismo: tra passato e presente

L’impegno femminista nella scrittura delle donne – uno sguardo alla storia e all’oggi, 2 giugno 2025

La scrittura femminile, sin dalle sue origini, è stata un atto di resistenza, una sfida alla subordinazione secolare delle donne in una società fondata sulla dominanza maschile. Olympe de Gouges nel 1791, con la sua Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina, fu tra le prime a tradurre il pensiero femminista in parole politiche e pubbliche. Una voce che, come ben sappiamo, fu messa a tacere con la ghigliottina. Madame de Staël, George Sand, Ada Negri, Amalia Guglielminetti, Sibilla Aleramo, Simone de Beauvoir – tutte hanno scritto contro la corrente, spesso sacrificando vita privata, affetti e reputazione per una causa più grande: il riconoscimento della piena dignità intellettuale, morale e politica della donna.

Letteratura e femminismo: tra passato e presente

Letteratura e femminismo: tra passato e presente

A distanza di secoli da quelle voci pionieristiche, oggi, 2 giugno 2025, celebriamo la Repubblica Italiana in un clima che impone una riflessione amara. Nelle ultime ore, il nome di Martina, una ragazzina di soli 14 anni, si è aggiunto alla lunga e dolorosa lista di vittime di femminicidio. Una tragedia che, al di là della cronaca, interroga direttamente la nostra coscienza civile e culturale. Martina è stata uccisa da chi la conosceva, da chi probabilmente diceva di volerle bene, in una dinamica che – ancora una volta – mostra come l’educazione sentimentale, il rispetto dell’identità femminile e la libertà delle donne siano ancora territori profondamente minati.

Il femminicidio di Martina non è un evento isolato né imprevedibile: è figlio di una cultura ancora patriarcale, in cui l’idea che una donna, una bambina, possa dire “no” e vivere liberamente senza subire violenza è tutt’altro che interiorizzata. Ed è proprio in questo contesto che l’impegno delle scrittrici del passato ci appare drammaticamente attuale.

Sibilla Aleramo, in Una donna, narrava l’inferno domestico e il percorso faticoso verso l’autodeterminazione. La sua esperienza di madre, sposa, intellettuale, e infine di femminista convinta, somiglia troppo a quella di tante donne contemporanee, troppo spesso ridotte al silenzio o alla paura. La sua denuncia nei confronti di una società maschilista e repressiva risuona oggi nelle voci delle ragazze che, come Martina, hanno desiderato vivere libere, ma non ci sono riuscite.

Nel 2025, l’Italia è un paese in cui le donne hanno ottenuto molti diritti formali – dal voto alle posizioni di potere – ma in cui l’emancipazione reale resta ancora incompiuta. Lo dimostra il fatto che ogni tre giorni, in media, una donna viene uccisa. Lo dimostra l’urgenza con cui le scuole, le famiglie, i media e le istituzioni devono interrogarsi su cosa significhi educare all’affettività e al rispetto. E lo dimostrano le parole ancora troppo isolate delle scrittrici contemporanee, che, come le loro antenate, si battono per raccontare il femminile nella sua complessità, lontano da stereotipi e ruoli imposti.

In questo quadro, la letteratura delle donne – passata e presente – non è solo memoria, ma strumento attivo di trasformazione sociale. Le parole di Simone de Beauvoir in Il secondo sesso, che analizzano l’“altra metà” del genere umano relegata a ruolo di “altro” rispetto all’uomo, sono ancora una lente utile per comprendere quanto la parità resti un progetto incompiuto, soprattutto a livello culturale.

Non possiamo limitarci a definire il femminicidio un’emergenza: è la spia terminale di un malessere profondo, di una costruzione identitaria che fallisce nella relazione uomo-donna. E qui la scrittura, la scuola, la cultura devono fare la loro parte. Le scrittrici di ieri hanno tracciato il cammino: hanno raccontato l’oppressione, ma anche la resistenza, l’amore consapevole, la libertà del corpo e della mente.

Oggi serve raccogliere quel testimone. Serve leggere quelle voci con gli occhi del presente e rinnovarne la forza. Non possiamo più permetterci di archiviare la morte di Martina come un fatto di cronaca nera. È piuttosto un atto di guerra civile contro le donne. E contro le bambine. Un atto che ci costringe a chiederci quanto davvero la Repubblica Italiana, oggi, riconosca e protegga la dignità delle sue cittadine.

A partire da questa consapevolezza, la scrittura può (e deve) diventare un atto politico. Come fece Aleramo, come fecero de Gouges, de Staël e Guglielminetti. Le donne devono continuare a scrivere, a raccontarsi, a denunciare. Ma soprattutto, devono essere ascoltate. Perché nessuna bambina, nel 2025, dovrebbe morire per colpa dell’amore malato di qualcuno. Nessuna voce dovrebbe essere soffocata dalla violenza. Nessuna storia dovrebbe finire prima ancora di cominciare.

Nel nome di Martina, e di tutte le altre, la letteratura femminile oggi ha il dovere di ricordare, denunciare e costruire. Con parole forti, libere, vive. Come lo era, fino a pochi giorni fa, il sorriso di una ragazza di 14 anni.

Letteratura e femminismo: tra passato e presente

Tre libri più recenti e/o di autrici italiane contemporanee che affrontano in modo diretto il tema del femminicidio, della violenza di genere e della libertà femminile:


1. “Ferite a morte” – Serena Dandini

📍 Genere: Teatro civile / Narrativa
📅 Anno: 2013
🔍 Temi: femminicidio, voce delle vittime, denuncia sociale
📘 Perché leggerlo: Un libro corale e potente. Dandini dà voce alle donne uccise da compagni, ex o familiari, immaginando le loro ultime parole. Il testo è stato portato anche in scena, ed è un grido di dolore e accusa contro la cultura patriarcale che uccide.


2. “L’amore che mi resta” – Michela Marzano

📍 Genere: Romanzo psicologico
📅 Anno: 2017
🔍 Temi: maternità, dolore, lutto, legame madre-figlia
📘 Perché leggerlo: Marzano, filosofa e scrittrice, affronta il dramma della perdita e del senso di colpa in una narrazione intima che si lega profondamente alle dinamiche familiari e affettive. È un romanzo che tocca anche il tema della pressione sulle donne e sulla maternità.


3. “Stai zitta” – Michela Murgia

📍 Genere: Saggio / Politico
📅 Anno: 2021
🔍 Temi: linguaggio sessista, silenziamento delle donne, potere e parola
📘 Perché leggerlo: Un saggio incisivo sul linguaggio come strumento di dominio. Murgia analizza frasi comuni rivolte alle donne (“Stai zitta”, “Sembri isterica”, “Hai le tue cose?”) e spiega come esse siano usate per zittirle, svalutarle e mantenerle in una posizione subordinata.


+1 (Bonus): “La scuola ci salverà” – Benedetta Tobagi

📍 Genere: Inchiesta / Narrativa civile
📅 Anno: 2023
🔍 Temi: educazione, prevenzione, parità di genere
📘 Perché leggerlo: Tobagi esplora le sfide dell’educazione oggi, con un focus anche sull’educazione di genere nelle scuole. Fondamentale per capire come prevenire il femminicidio partendo dal cambiamento culturale nelle aule.


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