Capovolgiamo il lessico: Mannocchi su femminicidi
Il 4 aprile 2025, durante la trasmissione “Propaganda Live” su La7, la giornalista Francesca Mannocchi ha presentato un monologo incisivo intitolato “Capovolgiamo il lessico”, focalizzato sul tema dei femminicidi e, in particolare, sulle recenti tragiche scomparse di Ilaria Sula e Sara Campanella. In questo intervento, Mannocchi ha evidenziato l’urgenza di una riflessione critica sul linguaggio utilizzato nel narrare la violenza di genere, sottolineando come le parole possano influenzare la percezione pubblica e la comprensione del fenomeno.

L’importanza del linguaggio nella narrazione dei femminicidi
Mannocchi ha sottolineato come l’uso di termini inappropriati o eufemistici nella cronaca dei femminicidi possa distorcere la realtà dei fatti. Espressioni come “delitto passionale” o “raptus di gelosia” minimizzano la gravità del crimine e contribuiscono a perpetuare stereotipi dannosi. La giornalista ha invitato a un cambiamento nel lessico, proponendo un linguaggio che rifletta accuratamente la natura sistemica della violenza contro le donne e riconosca la responsabilità degli autori di tali atti.
Le storie di Ilaria Sula e Sara Campanella
Nel suo monologo, Mannocchi ha raccontato le vicende di Ilaria Sula e Sara Campanella, le ultime vittime di femminicidio. Attraverso le loro storie, ha evidenziato come queste tragedie non siano eventi isolati, ma il risultato di una cultura patriarcale radicata che considera le donne come proprietà degli uomini. Ha messo in luce i segnali premonitori spesso ignorati e la necessità di un intervento tempestivo per prevenire tali esiti fatali.
La responsabilità dei media e della società
Mannocchi ha criticato il ruolo dei media nella rappresentazione della violenza di genere, accusandoli di sensazionalismo e di mancata contestualizzazione. Ha esortato i giornalisti a una maggiore responsabilità nel raccontare questi episodi, evitando di colpevolizzare le vittime o di giustificare gli aggressori. Inoltre, ha chiamato la società intera a un esame di coscienza collettivo, sottolineando l’importanza dell’educazione e della sensibilizzazione per smantellare le strutture culturali che alimentano la violenza contro le donne.
Il cambiamento culturale come soluzione
La giornalista ha concluso il suo intervento enfatizzando la necessità di un cambiamento culturale profondo. Ha affermato che solo attraverso l’educazione, la revisione dei modelli di mascolinità tossica e la promozione di relazioni basate sul rispetto reciproco sarà possibile ridurre e, auspicabilmente, eliminare i femminicidi. Mannocchi ha invitato tutti, dai singoli cittadini alle istituzioni, a impegnarsi attivamente in questo processo di trasformazione sociale.
Conclusione
Il monologo di Francesca Mannocchi a “Propaganda Live” rappresenta un potente richiamo all’azione contro la violenza di genere. Attraverso l’analisi critica del linguaggio, la narrazione delle storie di Ilaria Sula e Sara Campanella, e la denuncia delle responsabilità mediatiche e sociali, Mannocchi ha evidenziato l’urgenza di un cambiamento culturale. Solo affrontando le radici profonde della violenza e modificando il modo in cui la raccontiamo e la comprendiamo, sarà possibile costruire una società più equa e sicura per le donne.
Capovolgiamo il lessico: Mannocchi su femminicidi
Tre libri in italiano (anche di autori stranieri tradotti) che affrontano il tema della violenza di genere e l’importanza del linguaggio nella sua narrazione, in linea con il monologo “Capovolgiamo il lessico” di Francesca Mannocchi:
1. “Ferite a morte” – Serena Dandini
📚 Editore: Rizzoli
🎭 Un testo teatrale nato da un’inchiesta giornalistica.
🔍 Perché è rilevante:
Racconta femminicidi attraverso la voce postuma delle vittime, con un tono a tratti ironico ma sempre profondo e rispettoso. Mostra quanto la narrazione (e il lessico) incida sulla percezione della violenza, sfidando stereotipi e banalizzazioni mediatiche.
2. “Il mostro di Firenze non è un mostro” – Vera Gheno
📚 Editore: Einaudi
📅 Uscita: 2024
🔍 Perché è rilevante:
Linguista e sociolinguista, Gheno analizza l’uso del linguaggio nei media, nella politica e nel discorso pubblico quando si parla di violenza, specialmente contro le donne. Mette a nudo quanto certi termini (come “raptus”, “gelosia”, “delitto passionale”) possano nascondere o giustificare la realtà strutturale della violenza di genere.
3. “Noi, le ragazze senza paura” – Roxane Gay
📚 Titolo originale: Not That Bad
📚 Editore italiano: Sur
🔍 Perché è rilevante:
Una raccolta di saggi (scritti da diverse autrici) curata da Roxane Gay che esplora le esperienze di molestie, abusi e sopravvivenza. Nella versione italiana, la curatela e la traduzione mantengono il focus su come si raccontano queste storie, mostrando la potenza (e i limiti) delle parole nel parlare di traumi e violenza.

Capovolgiamo il lessico: Mannocchi su femminicidi
Rave
Paura della libertà: tornare a credere in un mondo più giusto e libero
Crescere con la guerra: quando l’indifferenza diventa il vero fronte
La spesa per consumi finali è cresciuta
test del sangue
Swisscom acquisisce Vodafone Italia 
Riflessioni su Imagine di John Lennon: un inno laico alla speranza
Paura della libertà: tornare a credere in un mondo più giusto e libero
Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!