Aumento dello spread e effetti sui mutui alle famiglie e imprese

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Aumento dello spread e effetti sui mutui alle famiglie e imprese

Lo spread è “semplicemente” il differenziale tra il rendimento dei titoli di Stato italiani (Btp) e quelli tedeschi, il Bund (a 10 anni).“

La crescita dello spread Btp-Bund, infatti, significa che l’Italia per ricevere dei prestiti è costretta ad offrire dei tassi di interesse più elevati. andando così a far crescere il costo del prestito ricevuto che a sua volta andrà a pesare sul debito pubblico.

Una delle conseguenze è quello di un aumento del debito pubblico.

L’aumento dello spread, del resto, si traduce in un calo del valore del portafoglio dei titoli governativi.

Secondo i calcoli di Equita Sim, per ogni rialzo dello spread di 100 punti, i primi dieci istituti italiani arrivano a perdere circa 3,48 miliardi in termini di valore dei titoli di Stato italiani in portafoglio. Significa una perdita del 3,7% della capitalizzazione, pari a 3,4 miliardi di euro.

Con un patrimonio più fragile le banche scontano anche una minore capacità di erogare credito a famiglie e imprese.

L’aumento dello spread comporterà una conseguente crescita dei costi dei mutui per le famiglie.

Ecco le banche che hanno aggiornato il tasso dei mutui.

La prima Banca ad aggiornare il tasso dei mutui è stata la Intesa San Paolo lo scorso luglio. L’aggiornamento è stato dello 0,05% ovvero di 5 punti sui mutui a tasso fisso. Ve ne sono poi state delle altre ad aumentare i tassi ed ultima tra tutte è l’Unicredit. Per quanto concerne tutte le variazioni dei tassi (come comunicato dal IlSole24Ore), ecco le cifre:

• al 1° luglio 2018 vi è stato un aggiornamento su tasso fisso di 5 bp per Intesa San Paolo,

• il 1° agosto la Credem ha aggiornato i tassi fissi di 5-10 bp fino a 20 anni,

• nel medesimo periodo la Mps ha aggiornato di 10-20 bp e di 5-20 bp su variabili,

• il 1° settembre Intesa San Paolo ha aggiornato i tassi di 10 basis point fino a 15 anni sui variabili,

• il 6° settembre è stata la volta della Ing Direct che ha diminuito lo spread sul variabile per una media di -20bps,

• il 1° ottobre il Banco BPM ha aggiornato i tassi di 15 bp oltre 20 anni sui fissi,

• sempre il 1° ottobre la Cariparma ha ritoccato i tassi fissi di 10-15 bp,

• il 1° ottobre CheBanca ha effettuato un ritocco di 15 bp sui fissi e di 10 bp sui variabili,

• c’è stato poi il 1° ottobre un nuovo ritocco di Intesa San Paolo di 15-20 bp sui fissi,

• l’11 ottobre è toccato alla Deutsche Bank con 10 pb sui variabili,

• il 15 ottobre la Ubi Banca ha ritoccato i tassi dei mutui fissi di 5 pb per l’acquisto e di 20 pb per la surroga,

• il 15 ottobre l’Unicredit ha aggiornato i tassi fissi di 15-50 pb,

• il 15 ottobre la Webank ha aggiornati i fissi di 15 pb,

• il 16 ottobre la Banca Sella i tassi variabili di 10 pb,

• il 16 ottobre la BNL i tassi fissi fissi di 10-25 pb,

• il 16 ottobre la MPS ha aggiornato di 10-20 pb i fissi e di 10-20 pb i variabili,

• il 19 ottobre la BPER Banca ha aggiornato di 25 pb i tassi per mutuo fisso surroga e 25 pb per surroga variabile,

• il 25 ottobre la Banca Sella ha aggiornato i tassi di 10 pb a 10 anni sui fissi e di 15 pb sui variabili,

• il 29 ottobre la UbiBanca ha aggiornato i tassi fissi di 10 pb per mutuo acquisto e di 20 pb nonché per i variabili di 10 pb per mutuo acquisto e 20 pb per surroga,

• il 30 ottobre la Credit Agricole ha aggiornato i tassi fissi di 5-16 pb,

Il trend riguarderà soltanto i mutui futuri.

Chi li ha in essere, siano essi fissi o variabili, non risentirà di quanto sta succendo a causa dello spread. Questo perché il fisso ne è dispensato mentre il variabile è legato agli indici Euribor.

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