Prestiti in crescita e caro affitti, il diritto allo studio negato in Italia
Prestiti in crescita e caro affitti, il diritto allo studio negato in Italia
Studiare in Italia, nel 2025, costa sempre di più. Tra tasse universitarie, master post-laurea, specializzazioni e – soprattutto – il peso degli affitti per chi deve lasciare casa, il diritto allo studio rischia di trasformarsi in un privilegio. I numeri parlano chiaro: secondo l’analisi di Facile.it e Prestiti.it, negli ultimi 12 mesi sono stati erogati oltre 370 milioni di euro di prestiti personali per finanziare percorsi di studio, con un incremento del 15% rispetto all’anno precedente.
Prestiti in crescita e caro affitti, il diritto allo studio negato in Italia

Un dato che non può lasciare indifferenti. Non si tratta soltanto di cifre: dietro quei numeri ci sono migliaia di famiglie, ma anche giovani donne e uomini che, per non rinunciare a un master o a un corso di specializzazione, si trovano costretti a bussare alle porte delle banche o delle finanziarie.
L’identikit dei richiedenti: sempre più giovani, sempre più donne
L’analisi su oltre 750.000 richieste di prestito mostra che l’importo medio richiesto per finanziare studi universitari o post-universitari è di circa 6.900 euro, in crescita del 3% in un anno. L’età media dei richiedenti è 38 anni e mezzo, ma un terzo delle richieste arriva da under 30.
E c’è un dato che colpisce: quasi il 45% delle domande arriva da donne. Una percentuale molto più alta rispetto alla media dei prestiti personali, tradizionalmente dominata dagli uomini. Un segnale che racconta più di tante statistiche il legame tra istruzione e autodeterminazione femminile.
Molte donne, infatti, ricorrono al credito per pagarsi master o corsi post-laurea, spesso dopo una pausa dal lavoro dovuta alla maternità o alla difficoltà di trovare sbocchi professionali adeguati. Il prestito, in questi casi, diventa un investimento su sé stesse, un ponte per rientrare nel mercato del lavoro con più armi a disposizione.
«Il fatto che i giovani, e in particolare le donne, scelgano di indebitarsi per proseguire gli studi è un segnale duplice – spiegano gli analisti – da un lato dimostra la consapevolezza del valore della formazione, dall’altro evidenzia le falle di un sistema che non riesce a garantire accesso equo e sostenibile al diritto allo studio».
Il macigno del caro affitti
Accanto al capitolo prestiti, c’è quello – ancora più spinoso – degli affitti. Oggi in Italia ci sono circa 900.000 studenti fuorisede. Negli ultimi tre anni il costo medio di una stanza singola è aumentato del 38%. A Milano, Roma o Bologna, trovare una camera sotto i 600 euro è diventata un’impresa quasi impossibile.
Il piano per gli alloggi pubblici previsto dal PNRR si è rivelato un flop: solo nove domande arrivate da enti pubblici, mentre il 75% dei fondi è finito in mano a soggetti privati. Senza vincoli stringenti sui prezzi, il rischio concreto è che i nuovi posti letto vengano messi sul mercato a tariffe tutt’altro che calmierate.
Inoltre, la distribuzione territoriale dei finanziamenti appare squilibrata: città come Perugia, Pisa, Siena o Lecce – storiche sedi universitarie – sono rimaste escluse, mentre metà delle risorse è stata concentrata in poche grandi città. Intere regioni, tra cui Basilicata, Marche e Toscana, non hanno visto nemmeno un euro.
Il risultato è una emergenza abitativa studentesca che pesa come un macigno sulle scelte universitarie di migliaia di famiglie.
Confronto europeo: altri modelli sono possibili
Il confronto con altre capitali europee è impietoso. A Berlino il governo locale ha introdotto un tetto agli affitti per gli studenti e incentivi fiscali per chi affitta a canoni calmierati. A Parigi, lo Stato gestisce direttamente residenze universitarie a prezzi accessibili e promuove forme innovative di co-housing intergenerazionale.
Madrid ha scelto di riconvertire edifici inutilizzati in alloggi studenteschi a prezzi ridotti, mentre Amsterdam ha puntato sui micro-appartamenti prefabbricati dedicati esclusivamente agli studenti. Tutti esempi che dimostrano come l’intervento pubblico possa riequilibrare un mercato altrimenti insostenibile.
L’Italia tra credito e disuguaglianze
In Italia, invece, il rischio è che l’aumento dei prestiti per lo studio finisca per consolidare un sistema in cui il diritto allo studio diventa legato al credito e all’indebitamento personale, piuttosto che a una reale politica di sostegno pubblico.
Se da un lato i prestiti consentono a molti studenti di non rinunciare a un master o a una specializzazione, dall’altro creano una trappola di disuguaglianze: chi può permettersi di accedere al credito, studia; chi non ha garanzie o redditi sufficienti, resta indietro.
Le donne, che già incontrano ostacoli più alti nel mercato del lavoro, rischiano così di essere doppiamente penalizzate: prima dai costi dell’istruzione, poi dal debito che ne deriva.
Quali soluzioni?
Se l’Italia vuole davvero garantire il diritto allo studio, non può limitarsi a “contare” i prestiti erogati. Servono politiche pubbliche strutturali:
- più residenze universitarie pubbliche, distribuite equamente sul territorio;
- un tetto agli affitti nelle città universitarie più care;
- incentivi a chi affitta a canoni calmierati;
- strumenti di sostegno diretto allo studio, come borse di studio più generose e diffuse.
Il credito può essere un aiuto, ma non può diventare la regola. L’istruzione non dovrebbe essere un lusso riservato a chi ha la possibilità di indebitarsi, ma un diritto garantito dallo Stato.
Per ora, invece, i dati ci dicono che in Italia, nel 2025, per studiare spesso bisogna firmare un prestito. E per molti giovani – soprattutto per le donne – il rischio è che la libertà di formarsi e crescere sia condizionata, fin dall’inizio, da un vincolo finanziario.
Prestiti in crescita e caro affitti, il diritto allo studio negato in Italia
Tre libri in italiano che affrontano il tema del diritto allo studio, dell’accesso al credito per continuare l’istruzione e delle difficoltà economiche correlate:
1. “Fondo per lo Studio e ‘per Merito’” – Bruno Legni (2025)
Pubblicazione: agosto 2025
Un testo operativo e attuale sulle recenti novità italiane in tema di prestiti per il percorso universitario e post-laurea. Il libro esplora il rinnovato Fondo per lo Studio, illustrando le nuove garanzie statali (inclusa la partecipazione di CDP e regioni), l’innalzamento dei limiti massimi fino a 50-70 mila euro e la digitalizzazione semplificata delle procedure. Un’opera imprescindibile per chi vuole conoscere le nuove opportunità di accesso al credito dedicato agli studenti meritevoli.
2. “Microcredito e inclusione. I prestiti alle famiglie e alle imprese non bancabili” – a cura di C. Borgomeo (Donzelli, 2014)
Pubblicazione: gennaio 2014
Sebbene non sia recentissimo, questo testo rappresenta un punto di riferimento per comprendere le radici e l’evoluzione del microcredito in Italia, anche nei confronti degli studenti. Presenta dati reali su come questi strumenti abbiano sostenuto soggetti non bancabili, compresi studenti che altrimenti non avrebbero potuto accedere all’istruzione superiore.
3. “Ethical Finance and Prosperity” – Ugo Biggeri, G. Ferri, F. Ielasi, P. M. Sasia (Routledge, 2024)
Pubblicazione: 2024
Un libro internazionale tradotto in italiano che tratta il tema della finanza etica e del suo ruolo nel promuovere equità, accessibilità e prosperità collettiva. Anche se non dedicato espressamente ai prestiti per studenti, approfondisce i principi che dovrebbero guidare il credito, offrendo una cornice teorica utile per riflettere su strumenti come i prestiti per l’istruzione e le politiche finanziarie inclusive.
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