Caro affitti: politiche abitative in Italia, Germania e Francia
Caro affitti: politiche abitative in Italia, Germania e Francia
In Italia il problema del caro affitti è ormai una vera emergenza sociale che colpisce lavoratori, famiglie e studenti. Nelle città più costose come Milano, Roma, Firenze, Bologna, Napoli e Torino, i canoni mensili hanno raggiunto livelli insostenibili. A Milano, affittare un monolocale in zona semicentrale può arrivare a costare fino a 1.300 euro al mese, mentre a Firenze e Roma i prezzi superano agevolmente i 1.000 euro per soluzioni simili. Anche Bologna e Torino, un tempo considerate “accessibili”, vedono una domanda crescente che ha spinto i prezzi verso l’alto, mentre a Napoli la combinazione tra turismo e scarsità di offerta abitativa aggrava una situazione storicamente precaria.

Il Governo italiano ha recentemente deciso, con la Legge di Bilancio 2025, di cancellare i 330 milioni di euro destinati al supporto per gli affitti, suscitando dure critiche da parte delle associazioni degli inquilini e dei sindacati. Tra le misure eliminate figura anche il Fondo per la morosità incolpevole, che finora rappresentava un paracadute importante per le famiglie in difficoltà economica temporanea, spesso causata da perdita del lavoro o problemi sanitari.
L’eliminazione di questi fondi lascia un vuoto significativo proprio mentre cresce la pressione abitativa dovuta anche al ritorno del turismo di massa e all’aumento delle locazioni brevi, come Airbnb, che drenano migliaia di appartamenti dal mercato degli affitti ordinari.
In questo contesto, appare utile guardare anche alle politiche abitative di altri paesi europei, come Germania e Francia, che stanno cercando di affrontare il problema con strumenti diversi e più strutturali.
In Germania, il governo federale ha lanciato un piano decennale per costruire 400.000 nuove abitazioni all’anno, di cui almeno 100.000 a canone calmierato. Berlino ha introdotto un tetto temporaneo agli affitti (il famoso “Mietendeckel”), dichiarato incostituzionale dalla Corte federale ma che ha stimolato un forte dibattito nazionale sul ruolo dello Stato nella regolazione del mercato immobiliare. Oggi, molte città tedesche offrono incentivi pubblici e sgravi fiscali ai proprietari che affittano a prezzi sotto la media.
La Francia invece ha puntato su un ampio sistema di sussidi individuali: l’APL (Aide Personnalisée au Logement), che integra il reddito di milioni di famiglie per pagare l’affitto. Parallelamente, ha investito nel cosiddetto “parco sociale intermedio”, destinato a chi guadagna troppo per accedere agli alloggi popolari ma troppo poco per sostenere gli affitti del libero mercato. A Parigi e in altre grandi città francesi si è anche imposto un tetto massimo al canone, con aggiornamenti annuali basati su indicatori economici e sull’inflazione.
In Italia, invece, le politiche abitative si sono concentrate negli ultimi anni più su bonus per l’acquisto di case o per le ristrutturazioni che su un reale rafforzamento del diritto all’abitare. Il PNRR aveva previsto investimenti nel patrimonio ERP (Edilizia Residenziale Pubblica), ma molti progetti sono ancora fermi o in forte ritardo.
Il tema della casa non è solo economico, ma anche politico e culturale. Come ha ricordato Ada Colau, ex sindaca di Barcellona e attivista per il diritto alla casa, “se non ci sono i cittadini, non esiste la città”. La sua esperienza alla guida della capitale catalana è stata segnata da una battaglia aperta contro le piattaforme di locazione turistica e per la regolamentazione del mercato immobiliare. “Abbiamo imposto regole a Airbnb – ha dichiarato Colau – perché era evidente che senza limiti le città si svuotano di residenti, diventano solo vetrine per turisti e investitori immobiliari”.
L’esempio di Barcellona ha fatto scuola anche in altre città europee. Parigi, Amsterdam e Berlino hanno seguito l’esempio, imponendo limiti temporali alle locazioni brevi, multe per chi affitta in nero e requisiti di registrazione. In Italia, solo alcune città come Firenze e Venezia hanno iniziato a muoversi in questa direzione, ma la mancanza di una cornice normativa nazionale rende gli interventi locali spesso poco efficaci.
In questo scenario, sono in aumento anche le mobilitazioni sociali. Comitati di inquilini, associazioni studentesche e sindacati stanno chiedendo al governo di ripristinare il Fondo affitti, investire nella costruzione di alloggi pubblici e regolamentare le locazioni turistiche.
Il diritto all’abitare, sempre più al centro del dibattito europeo, non è solo una questione tecnica o economica, ma riguarda il futuro delle città. Senza un tetto accessibile e stabile, il lavoro, lo studio e la qualità della vita diventano precari. Come ricorda Ada Colau, “le città devono essere vissute, non solo consumate”.
In un’Europa che si interroga sul proprio modello urbano, l’Italia rischia di rimanere indietro. Ma il tempo per cambiare rotta non è ancora scaduto. Servono scelte politiche coraggiose e investimenti veri. Solo così si potrà tornare a parlare di città giuste, inclusive e davvero abitabili per tutti.
Caro affitti: politiche abitative in Italia, Germania e Francia
Tre libri in italiano (anche di autori stranieri) che affrontano il tema della casa, del caro affitti, della gentrificazione e del diritto all’abitare, tutti disponibili in traduzione italiana:
1. “Città ribelli. I movimenti urbani dalla crisi alla rivolta” – David Harvey
📘 Titolo originale: “Rebel Cities”
📍 Editore: Il Saggiatore
Perché leggerlo:
David Harvey, uno dei più autorevoli geografi urbani al mondo, analizza come le città siano diventate luoghi di disuguaglianza e speculazione, ma anche centri di resistenza. Il libro esplora i meccanismi economici e politici che governano lo spazio urbano e propone una riflessione sul diritto alla città.
2. “La città in vendita. Airbnb e la nuova economia urbana” – Sarah Gainsforth
📘 Editore: Minimum Fax
Perché leggerlo:
Giornalista italiana esperta di politiche abitative, Sarah Gainsforth analizza il fenomeno delle locazioni brevi (come Airbnb) e l’impatto che hanno avuto sulla residenzialità e sull’economia urbana in Italia e nel mondo. Un saggio lucido e documentato, che lega il caso italiano a quello internazionale.
3. “Gentrification. Tutte le città come Disneyland?” – Loretta Lees, Tom Slater, Elvin Wyly
📘 Titolo italiano a cura di: DeriveApprodi
Perché leggerlo:
Un testo fondamentale sulla gentrificazione, scritto da tre sociologi urbani che analizzano il processo con esempi da Londra, New York, Berlino e altre metropoli globali. Il libro spiega come la rigenerazione urbana venga spesso usata per giustificare l’espulsione dei residenti a basso reddito.

Caro affitti: politiche abitative in Italia, Germania e Francia
La pubblicità in Italia nel 2024
Elezioni Comunali
Papiri Ercolano
SM
Povertà in Italia 2024: Aumento, Cause e Possibili Soluzioni
USA: dazi UE al 50%, Apple colpita, borse europee in caduta
Gaza: la ferita aperta dell’umanità – maggio 2025
Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!