USA: dazi UE al 50%, Apple colpita, borse europee in caduta
USA: dazi UE al 50%, Apple colpita, borse europee in caduta
23 maggio 2025 – Trump riapre la guerra dei dazi: impatto economico e possibili reazioni dell’UE
Con un annuncio clamoroso sulla sua piattaforma Truth, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ufficializzato una nuova e durissima stretta commerciale nei confronti dell’Unione Europea: dal 1° giugno 2025, tutti i beni importati dall’UE negli Stati Uniti saranno soggetti a un dazio del 50%. Un’ulteriore imposizione del 25% colpirà specificamente i dispositivi Apple prodotti all’estero, compresi quelli assemblati in Cina o Vietnam. La notizia ha avuto un effetto immediato sui mercati finanziari, facendo precipitare le borse europee e innescando un clima di forte incertezza internazionale.
USA: dazi UE al 50%, Apple colpita, borse europee in caduta

Per le principali borse europee è costata 183 miliardi in termini di capitalizzazione. Maglia nera è stata Milano (-1,94%), preceduta da Parigi (-1,65%), Francoforte (-1,54%) e Madrid (-1,33%). Più cauta Londra (-0,24%), al riparo dal provvedimento grazie all’accordo siglato lo scorso 8 maggio con Washington.
La mossa segna l’apertura di un nuovo capitolo nella guerra commerciale tra Washington e Bruxelles. A pochi mesi dalle elezioni presidenziali statunitensi, Trump sembra voler rafforzare la sua immagine di difensore dell’industria americana contro quello che ha definito un “sistema ingiusto” di relazioni commerciali globali. Il presidente ha dichiarato: “Non sto cercando un accordo. L’accordo lo abbiamo già fissato: è al 50%”.
Il contesto: retorica e strategia
Le parole di Trump, intrise di retorica protezionistica, seguono un copione ben collaudato durante la sua precedente amministrazione. Il bersaglio è un’Unione Europea descritta come un’entità economica creata per “avvantaggiarsi degli Stati Uniti”, accusata di imporre barriere non tariffarie, IVA discriminatorie e sanzioni eccessive alle aziende americane.
Dietro questa narrazione, c’è una strategia volta a ottenere un vantaggio elettorale interno, ma anche un tentativo di rinegoziare i rapporti economici su basi più favorevoli a Washington. Tuttavia, la decisione unilaterale di Trump rischia di innescare una spirale di ritorsioni che potrebbe avere pesanti conseguenze per l’economia globale.
Come può reagire l’Unione Europea?
In prima battuta, Bruxelles ha mantenuto un atteggiamento cauto. Tuttavia, la possibilità che l’UE risponda con misure simmetriche – ossia l’imposizione di dazi equivalenti sui beni statunitensi – è concreta. In passato, durante il primo mandato di Trump, la Commissione Europea reagì con tariffe su prodotti iconici come motociclette Harley-Davidson, jeans Levi’s e bourbon.
Tuttavia, ci sono alcune variabili nuove che potrebbero complicare una reazione compatta:
- Il problema dell’azione collettiva: come ha sottolineato il Segretario al Tesoro USA Scott Bessent, l’UE è composta da 27 Stati membri, ma negozia come blocco tramite la Commissione. Questo può rallentare i tempi di risposta e causare frizioni interne, specialmente se alcuni Paesi membri, per motivi economici o politici, preferissero evitare un’escalation.
- Dipendenza dalle esportazioni: molti settori europei, in particolare automobilistico, chimico e agroalimentare, dipendono in modo significativo dalle esportazioni verso gli Stati Uniti. Misure ritorsive potrebbero colpire anche questi settori, aggravando le perdite.
- Rischio di dividere il fronte europeo: Trump potrebbe contare sulla capacità di dividere il fronte UE, approfittando delle divergenze tra Paesi con una maggiore esposizione commerciale agli USA e altri con interessi differenti.
Gli effetti economici attesi
Per gli Stati Uniti, l’imposizione dei dazi avrà un effetto immediato sull’aumento dei prezzi al consumo. I beni importati dall’UE – che spaziano dai prodotti alimentari ai macchinari industriali – diventeranno significativamente più costosi. I settori più colpiti includeranno l’automotive (con forti implicazioni per i costruttori tedeschi), la cosmetica, il lusso, l’alimentare (in particolare vini, formaggi, oli) e i macchinari ad alta precisione.
Per Apple, la tassa aggiuntiva del 25% sui prodotti fabbricati all’estero rappresenta un rischio non trascurabile. La catena di approvvigionamento globale dell’azienda non è facilmente ristrutturabile nel breve termine, e l’aumento dei costi potrebbe ricadere direttamente sui consumatori statunitensi, frenando la domanda e penalizzando le vendite.
Per l’Unione Europea, le conseguenze sarebbero ugualmente gravi. Un dazio del 50% rischia di rendere i prodotti europei non competitivi sul mercato americano. Secondo prime stime, l’impatto potrebbe tradursi in una riduzione delle esportazioni verso gli USA di oltre 150 miliardi di euro l’anno. In un contesto di stagnazione economica, questo potrebbe spingere alcuni Paesi verso la recessione.
Inoltre, la minaccia commerciale mina gli equilibri geopolitici transatlantici e rafforza la tendenza alla regionalizzazione dell’economia globale, dove ciascun blocco tende a chiudersi in se stesso, privilegiando catene del valore più corte e controllabili internamente.
Uno scenario di escalation o di negoziazione?
La domanda ora è se l’UE deciderà di reagire con dazi simmetrici o se sceglierà un approccio più diplomatico. In gioco c’è non solo la tenuta del mercato interno europeo, ma anche il ruolo geopolitico del blocco.
Un’escalation potrebbe rafforzare il sentimento antiamericano in Europa e accelerare progetti di “autonomia strategica” in settori chiave come la tecnologia, la difesa e l’energia. Al contrario, un atteggiamento troppo accondiscendente potrebbe essere letto come segno di debolezza e incentivare ulteriori pressioni da parte di Washington.
La Commissione Europea dovrà muoversi con cautela, bilanciando interessi economici, coesione politica interna e capacità di mantenere una posizione credibile sul piano internazionale.
In ogni caso, la mossa di Trump segna un ritorno deciso a una visione unilaterale e conflittuale del commercio globale, minando gli sforzi multilaterali degli ultimi anni e riportando lo spettro di una guerra commerciale tra le due principali potenze economiche occidentali.
USA: dazi UE al 50%, Apple colpita, borse europee in caduta
tre libri in italiano, anche di autori stranieri tradotti, che affrontano in modo approfondito i temi legati a dazi, guerre commerciali, protezionismo e le relazioni economiche internazionali:
1. “Economia internazionale”
📘 di Paul Krugman, Maurice Obstfeld, Marc Melitz
📚 Editore: Pearson (ultima edizione disponibile in italiano)
Perché è rilevante:
È il manuale accademico di riferimento per comprendere i meccanismi del commercio internazionale, inclusi dazi, barriere tariffarie, effetti delle politiche protezionistiche e guerre commerciali. Scritto da Krugman, premio Nobel per l’economia, questo testo è accessibile anche a lettori non specialisti ed è spesso usato nei corsi universitari.
2. “La grande frattura: La politica della disuguaglianza e la scelta della crescita”
📘 di Joseph E. Stiglitz
📚 Editore: Einaudi
Perché è rilevante:
Anche se il tema centrale è la disuguaglianza, Stiglitz (anch’egli Nobel) affronta con profondità le distorsioni del commercio globale, le politiche protezionistiche e gli squilibri economici tra paesi. Critica fortemente l’unilateralismo americano e offre spunti sulle reazioni europee a politiche aggressive come quelle annunciate da Trump.
3. “Guerra o pace: Economia mondiale e geopolitica ai tempi del disordine globale”
📘 di Giulio Tremonti
📚 Editore: Solferino
Perché è rilevante:
Scritto da un ex ministro dell’Economia italiano, il libro analizza le dinamiche geopolitiche ed economiche del mondo contemporaneo, inclusi i conflitti commerciali, le relazioni tra USA, UE e Cina, e l’ascesa del protezionismo. Uno sguardo più politico e narrativo ma utile per comprendere il contesto attuale.

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