Più Borsa, più crescita: la sfida delle 1000 imprese quotate
Più Borsa, più crescita: la sfida delle 1000 imprese quotate
Per l’Italia la Borsa potrebbe diventare qualcosa di più di un luogo nel quale scambiare azioni. Potrebbe trasformarsi in una vera infrastruttura di politica industriale. È questa, in sintesi, la tesi della ricerca Più Borsa, più crescita: l’Italia delle 1000 quotate, curata dalla SDA Bocconi School of Management in collaborazione con Borsa Italiana e presentata a Montecitorio nel settembre 2026.

Il punto di partenza è significativo: l’Italia conta circa 400 società quotate e una capitalizzazione azionaria pari a circa il 47% del PIL. In Francia il rapporto arriva a circa il 107%, nel Regno Unito al 130% e in Svezia al 185%. Lo studio ipotizza quindi un percorso verso 1.000 società quotate e una capitalizzazione equivalente al 100% del PIL. Nello scenario “Target”, i ricercatori stimano un incremento della crescita del PIL di 0,95 punti percentuali, un aumento del gettito fiscale di 2,09 punti e una riduzione della disoccupazione di 1,93 punti. Sono, naturalmente, stime di scenario e non previsioni certe.
La domanda, allora, diventa concreta: come convincere le imprese, soprattutto quelle familiari e di medie dimensioni, a fare il passo verso Piazza Affari?
Una riforma fiscale per il capitale, non soltanto per la quotazione
Il primo problema è strutturale. Per molti anni il sistema fiscale italiano ha favorito il finanziamento attraverso il debito rispetto al capitale proprio. L’abolizione dell’ACE, l’Aiuto alla crescita economica, ha inoltre eliminato uno strumento che incentivava fiscalmente la patrimonializzazione delle imprese. L’Istat aveva evidenziato come la sua eliminazione aumentasse lo svantaggio fiscale del capitale proprio rispetto al debito.
Una prima riforma potrebbe quindi consistere nell’introduzione di una nuova ACE specificamente orientata alla quotazione e alla patrimonializzazione, magari limitata agli incrementi di capitale destinati a investimenti produttivi, ricerca, internazionalizzazione e occupazione. Non un incentivo generico, ma un premio fiscale legato alla crescita reale.
Secondo intervento: rendere strutturale e potenziare il Bonus IPO, evitando che un’impresa debba decidere di quotarsi sapendo che l’agevolazione fiscale potrebbe scomparire dopo pochi anni. La stessa ricerca SDA Bocconi indica la stabilizzazione degli incentivi alla quotazione tra le principali direttrici di intervento.
Un terzo elemento potrebbe essere un credito d’imposta pluriennale sulle spese di quotazione, comprendendo consulenza, revisione, governance, sistemi informativi e adeguamento organizzativo. Un credito d’imposta per le spese di consulenza relative alla quotazione delle PMI è già previsto dalla normativa e risulta censito dall’Agenzia delle Entrate; la questione sarebbe quindi quella di renderlo più stabile, semplice e proporzionato ai costi effettivamente sostenuti.
Premiare chi investe nelle imprese italiane
La seconda grande riforma dovrebbe riguardare non soltanto chi si quota, ma chi compra le azioni.
L’Italia dispone già dei PIR, strumenti pensati per indirizzare il risparmio verso imprese italiane e che prevedono, a determinate condizioni, un trattamento fiscale agevolato sui rendimenti.
Il passo successivo potrebbe essere un PIR dedicato alla crescita delle PMI quotate, con maggiore flessibilità e incentivi per gli investimenti mantenuti per periodi lunghi. Anche fondi pensione, casse previdenziali e compagnie assicurative potrebbero essere incentivati, nel rispetto delle regole prudenziali, a destinare una quota del patrimonio a società italiane quotate di medie dimensioni.
La logica è semplice: senza domanda stabile di azioni, nuove quotazioni rischiano di produrre mercati poco liquidi e poco attrattivi.
Il “missing middle” dell’economia italiana
La ricerca indica un problema particolarmente italiano: il cosiddetto missing middle, cioè imprese abbastanza grandi per competere sui mercati internazionali ma ancora troppo piccole per avere una presenza significativa in Borsa.
Per arrivare a 1.000 società quotate, lo studio stima circa 602 nuove quotazioni nette nell’arco di dieci anni. Le imprese con ricavi superiori a 250 milioni di euro rappresenterebbero il 52% delle nuove quotazioni e circa l’88% della nuova capitalizzazione.
Questo significa che la politica industriale non dovrebbe inseguire semplicemente il numero delle matricole. Dovrebbe favorire soprattutto imprese capaci di utilizzare il mercato dei capitali per crescere.
Gli effetti sui settori strategici
L’impatto non sarebbe uniforme. Secondo lo studio, il settore industriale potrebbe rappresentare il principale bacino di nuove quotazioni, con circa 161 nuove società e 145 miliardi di euro di nuova capitalizzazione stimata. Seguono i beni di consumo discrezionali, con circa 107 nuove quotazioni e 70 miliardi. Particolarmente rilevanti sarebbero inoltre i beni di consumo primari e la sanità, settori nei quali la presenza di società quotate potrebbe aumentare in maniera molto consistente.
Per la manifattura, più capitale azionario significherebbe maggiore possibilità di finanziare automazione, robotica, energia e internazionalizzazione senza aumentare eccessivamente l’indebitamento.
Per il made in Italy, dalla moda all’agroalimentare, la quotazione potrebbe sostenere acquisizioni, marchi internazionali e successioni generazionali.
Per la sanità, capitali privati potrebbero finanziare tecnologie, diagnostica, farmaceutica e servizi innovativi, in un settore destinato a essere sempre più importante anche per l’invecchiamento demografico.
Per tecnologia e digitale, la Borsa potrebbe offrire alle imprese italiane una possibilità di crescita alternativa alla vendita anticipata a gruppi stranieri.
Per energia e infrastrutture, infine, un mercato azionario più profondo potrebbe contribuire a mobilitare capitale per transizione energetica, reti e innovazione.
La quotazione non deve diventare una nuova burocrazia
Il fisco, però, non basta. Un’impresa familiare non decide di quotarsi soltanto confrontando aliquote e crediti d’imposta. Pesano i costi, gli obblighi informativi, la governance, la perdita di una parte del controllo e la complessità del percorso.
Borsa Italiana segnala che sono già in corso processi di semplificazione e che le riforme della Legge Capitali, del TUF e il Listing Act europeo stanno modificando il quadro regolamentare.
La vera riforma dovrebbe quindi unire fisco, regolazione e cultura finanziaria.
L’obiettivo delle 1.000 quotate non dovrebbe essere interpretato come una gara numerica. Il punto decisivo è costruire un sistema nel quale il capitale italiano possa finanziare più facilmente innovazione, produttività, crescita dimensionale e successione generazionale.
Se l’Italia riuscisse davvero a trasformare una parte del gigantesco risparmio privato in capitale paziente per le imprese, Piazza Affari potrebbe smettere di essere soltanto lo specchio dell’economia italiana e diventare uno dei suoi motori.
La sfida, dunque, non è semplicemente avere più società quotate. È fare in modo che più capitale significhi più investimenti, più innovazione, più produttività e imprese italiane più solide sui mercati internazionali.
Articolo costruito sui dati della ricerca SDA Bocconi–Borsa Italiana, aggiornati al settembre 2026, con particolare attenzione alle riforme fiscali necessarie per rendere la quotazione più conveniente per le PMI e agli effetti sui principali comparti dell’economia italiana.
Più Borsa, più crescita: la sfida delle 1000 imprese quotate
Per completare l’articolo sulla necessità di rafforzare il mercato dei capitali italiano e favorire la quotazione delle PMI, questi tre volumi offrono prospettive complementari: strategia d’impresa, funzionamento concreto della Borsa e rapporto tra mercati finanziari ed economia reale. Le informazioni bibliografiche sono state verificate sulle schede editoriali e bibliografiche disponibili.
📚 Tre libri per capire imprese, Borsa e mercati finanziari
📘 1. Strategie competitive d’impresa
Paolo Calvosa, Luigi Cantone, Francesco Izzo, Antonella Garofano, Maria Rosaria Napolitano
Pubblicato nel 2025, il volume affronta la strategia d’impresa mettendo insieme teoria, strumenti di analisi e applicazioni concrete. La struttura è articolata in tre grandi aree: i concetti fondamentali della strategia, i modelli per analizzare la competitività e la gestione dei processi competitivi. Tra gli argomenti trovano spazio l’analisi dei settori, i fattori critici di successo, l’innovazione e la disruptive innovation, la catena e l’ecosistema del valore, la Balanced Scorecard, il rapporto tra vantaggio competitivo e business model e le strategie di leadership di costo e differenziazione. Il testo dedica inoltre attenzione all’intelligenza artificiale e alle decisioni data-driven e conclude con un caso aziendale dedicato a Kimbo S.p.A.
👉 Perché leggerlo: è particolarmente utile per comprendere un aspetto centrale dell’articolo: la quotazione non può essere considerata un fine in sé. Entrare in Borsa può fornire capitale per crescere, innovare e internazionalizzarsi, ma prima l’impresa deve possedere una strategia competitiva credibile. Per una PMI che valuta l’IPO, capire posizionamento, innovazione, modello di business e capacità di creare valore è indispensabile. Il libro permette quindi di collegare la finanza alla concreta capacità dell’impresa di competere.
📙 2. I mercati e gli strumenti finanziari di borsa
Eliana Angelini
La terza edizione, pubblicata da Giappichelli nel febbraio 2026, propone una panoramica aggiornata della struttura e del funzionamento dei mercati finanziari. Il volume esamina i mercati di Borsa italiani, le loro caratteristiche istituzionali e operative, gli strumenti finanziari quotati e i loro criteri di valutazione. Particolare attenzione viene dedicata ad azioni, obbligazioni, derivati e strumenti negoziati sui mercati non regolamentati, oltre ai processi di quotazione, alle modalità di negoziazione e agli aspetti tecnologici e regolamentari che stanno trasformando i mercati dei capitali.
👉 Perché leggerlo: aiuta a superare una rappresentazione semplicistica della Borsa come luogo nel quale si comprano e vendono azioni. Dietro una quotazione esiste una complessa infrastruttura fatta di regole, intermediari, procedure, strumenti finanziari, valutazioni e sistemi di negoziazione. È quindi una lettura particolarmente pertinente alla discussione sull’obiettivo delle 1.000 società quotate: aumentare il numero delle imprese presenti sul mercato significa anche creare condizioni perché quel mercato sia trasparente, liquido, efficiente e comprensibile agli investitori.
📕 3. Economia dei mercati finanziari. Un’introduzione
Gianluca Cassese
Nella nuova edizione del 2024, il volume analizza il rapporto tra mercati finanziari ed economia reale attraverso strumenti di macroeconomia e microeconomia. Cassese affronta temi come l’economia intertemporale, i vincoli di liquidità, l’incompletezza dei mercati, la decisione di quotarsi in Borsa, il razionamento del credito e la stabilità dei sistemi finanziari. Il punto centrale è mettere in discussione l’idea che produzione, reddito, consumo e investimenti possano essere analizzati separatamente dal funzionamento dei mercati finanziari.
👉 Perché leggerlo: è probabilmente il volume che permette di comprendere meglio la domanda alla base dell’articolo: più Borsa può davvero significare più crescita? La quotazione non è soltanto una scelta finanziaria dell’imprenditore. Può modificare le possibilità di accesso al capitale, influenzare gli investimenti e incidere sul rapporto tra risparmio e attività produttiva. Proprio la decisione di quotarsi rappresenta uno dei temi specificamente affrontati dal libro. La lettura consente quindi di interpretare con maggiore consapevolezza anche le stime della ricerca SDA Bocconi-Borsa Italiana, distinguendo tra il potenziale economico dei mercati dei capitali e l’effettiva realizzazione di quel potenziale.
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