Israele, sollievo e incredulità: il cessate il fuoco a Gaza
Israele, sollievo e incredulità: il cessate il fuoco a Gaza apre uno spiraglio di pace dopo due anni di orrore
Tel Aviv, 7 ottobre 2025 — È un giorno che molti israeliani e palestinesi non osavano più immaginare. Dopo due anni di guerra devastante, il rumore delle bombe si è finalmente fermato. Il cessate il fuoco tra Israele e Hamas, annunciato nella notte, è stato accolto con una miscela di sollievo, lacrime e incredulità. Le piazze di Tel Aviv, Gerusalemme e Haifa si sono riempite di gente. Famiglie, reduci, giovani: tutti uniti da un’emozione difficile da esprimere dopo ventiquattro mesi di paura, lutti e divisioni.

Le immagini arrivate dai quartieri di Gaza e dalle città israeliane raccontano due popoli stremati. A Gaza, tra le rovine, i superstiti cercano una parvenza di normalità; in Israele, i parenti dei prigionieri catturati da Hamas durante l’attacco del 7 ottobre 2023 si sono abbracciati, urlando “finalmente”. Quel giorno di due anni fa — che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito “una pagina turpe della storia” — rimane una ferita aperta. Ma per la prima volta, si intravede una possibilità di guarigione.
“Ho pianto quando ho sentito la notizia”, racconta Nimrod Flaschenberg, analista politico israeliano da Berlino. “È come se il paese intero si fosse sciolto in un abbraccio collettivo. Per due anni siamo rimasti in apnea, adesso possiamo respirare. C’è un sollievo immenso”.
Eppure, la gioia si mescola al timore. La memoria degli accordi falliti in passato pesa sulle spalle di molti. “Tutti sono felici, ma nessuno si fida fino in fondo”, osserva Aida Touma-Suleiman, parlamentare del partito di sinistra Hadash-Ta’al. “Abbiamo visto troppi cessate il fuoco naufragare. C’è la sensazione che qualcuno troverà un pretesto per ricominciare”.
La cautela è comprensibile. Due anni di conflitto hanno lasciato più di 67.000 morti palestinesi, migliaia di vittime israeliane, e un Medio Oriente ancora più frammentato. Gaza è stata ridotta a un cumulo di macerie, Israele ha visto crescere il dissenso interno e l’isolamento internazionale. Le famiglie dei prigionieri israeliani hanno vissuto nell’angoscia, chiedendo al governo di anteporre la vita dei propri cari alla logica della vendetta.
La società israeliana dopo due anni di guerra
La guerra ha cambiato Israele in profondità. Le ferite non sono solo fisiche ma anche morali. Una parte della popolazione ha iniziato a mettere in discussione la narrativa ufficiale: “La minoranza che ha denunciato la guerra è stata ostracizzata”, spiega Flaschenberg. “Molti hanno avuto paura di parlare. Ma ora si riapre lo spazio per la discussione, per il dubbio, per la speranza”.
Sullo sfondo di questa fragile tregua, si muove ancora l’ombra ingombrante di Benjamin Netanyahu. Il primo ministro israeliano, accusato da più fronti di aver prolungato il conflitto per interesse politico, si trova ora davanti a un bivio. Deve affrontare un processo per corruzione, le critiche per la gestione del 7 ottobre 2023 e le divisioni all’interno della sua coalizione. Ma proverà a trasformare il cessate il fuoco in un trionfo personale.
“Netanyahu presenterà questa come una vittoria”, spiega Mitchell Barak, suo ex collaboratore e analista politico. “Dirà di aver raggiunto tutti gli obiettivi: distrutto Hamas, indebolito l’Iran, recuperato gli ostaggi. E userà questa narrativa per rafforzarsi in vista delle elezioni del 2026”.
Tuttavia, all’interno della stessa coalizione emergono le prime crepe. I ministri dell’estrema destra, Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, hanno già espresso la loro contrarietà all’accordo e minacciato di lasciare il governo. Ma la loro opposizione sembra più simbolica che sostanziale: anche l’opposizione, da Hadash ai centristi, ha annunciato che sosterrà la tregua “per senso di responsabilità nazionale”.
Il ruolo internazionale e il difficile equilibrio
Il cessate il fuoco è stato possibile grazie a una mediazione diplomatica complessa, che ha visto coinvolti Stati Uniti, Egitto e Qatar. Decisivo il ruolo del presidente americano Donald Trump, tornato alla Casa Bianca da pochi mesi, che ha spinto le parti a firmare un accordo “imperfetto ma necessario”. La sua figura, controversa e mediatica come sempre, è stata al centro delle celebrazioni a Tel Aviv, dove un uomo travestito da Trump sventolava bandiere israeliane e statunitensi tra i passanti increduli.
La comunità internazionale accoglie l’accordo con prudente ottimismo. L’Unione Europea e l’ONU parlano di “una fragile ma preziosa finestra di pace”. Papa Francesco ha espresso il suo auspicio che “il silenzio delle armi si trasformi in dialogo e ricostruzione”.
Un mondo che chiede pace
Dopo due anni di violenza, anche la percezione del conflitto è cambiata. La società civile, in Israele come altrove, ha iniziato a chiedere un nuovo paradigma: non più guerra contro guerra, ma convivenza. “Non è più solo una questione di confini — scrive il giornalista Amos Harel su Haaretz — ma di umanità. Il mondo è troppo piccolo per continuare a dividersi in muri e trincee”.
La domanda che aleggia ora è semplice e universale: perché uomini e donne non possono condividere la stessa terra, lo stesso cielo, come fanno gli uccelli e i cetacei che non conoscono confini?
La pace, per ora, è solo una tregua. Ma anche le tregue, nella storia, possono diventare l’inizio di qualcosa di più grande. I sopravvissuti di Gaza e le famiglie israeliane che hanno pianto i loro cari non chiedono vendetta, ma giustizia e sicurezza.
In un Medio Oriente esausto, il cessate il fuoco di ottobre 2025 non è la fine della guerra, ma la fine di un’illusione: quella che la guerra possa ancora risolvere qualcosa. Adesso, la vera sfida comincia. Costruire, dopo aver distrutto. Parlare, dopo aver urlato. Vivere, finalmente, dopo aver imparato troppo a morire.
Israele, sollievo e incredulità: il cessate il fuoco a Gaza
Tre libri in italiano, tra autori italiani e stranieri tradotti, che affrontano in modo significativo i temi del tuo articolo — cioè il conflitto israelo-palestinese, la pace, la memoria e la complessità morale e politica di Gaza e Israele:
1. “Gaza. Odio e amore per Israele” – Gad Lerner
📘 Feltrinelli, 2024
Gad Lerner, giornalista ebreo italiano, affronta uno dei nodi più intricati del nostro tempo: il rapporto tra Israele e la Palestina dopo il 7 ottobre 2023. Con sguardo lucido e personale, racconta la tragedia di Gaza, le divisioni dentro la società israeliana e nella diaspora ebraica, e la necessità di recuperare una visione etica che superi il fanatismo e la vendetta. È un libro che unisce la cronaca alla riflessione morale, mostrando quanto il conflitto stia lacerando non solo due popoli, ma anche le coscienze.
2. “Palestina” – Joe Sacco
📗 Traduzione di Leonardo Rizzi, Rizzoli Lizard, 2011
Il grande graphic journalist Joe Sacco racconta, con un linguaggio visivo e narrativo potentissimo, la vita quotidiana nei Territori Occupati durante la Prima Intifada. Attraverso interviste, testimonianze e disegni realistici, Sacco restituisce l’umanità di chi vive in mezzo a un conflitto senza fine. “Palestina” è una delle opere più oneste e commoventi sul tema, capace di far comprendere il dolore di entrambe le parti senza cadere nella propaganda.
3. “La guerra dei sogni. Ebrei e arabi in Israele” – David Grossman
📙 Mondadori, nuova edizione 2023
David Grossman, una delle voci più alte della letteratura israeliana, esplora il dramma della convivenza impossibile tra due popoli destinati a condividere la stessa terra. Le sue parole uniscono la poesia al giornalismo d’inchiesta, trasformando il racconto del conflitto in una riflessione universale sulla paura, la perdita e la speranza. Grossman, che ha perso un figlio in guerra, scrive con un tono profondo e umano che supera la cronaca, cercando la possibilità di un dialogo anche dove sembra non esserci più spazio.
🔹 In sintesi:
Questi tre libri — Lerner, Sacco e Grossman — rappresentano tre modi diversi ma complementari di affrontare il tema del conflitto israelo-palestinese:
- il saggio giornalistico (Lerner),
- la testimonianza visiva e umana (Sacco),
- la riflessione letteraria e morale (Grossman).
Insieme offrono una panoramica completa su ciò che significa cercare la pace dentro la guerra, tema centrale del tuo articolo sul cessate il fuoco a Gaza.

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