Il Suolo Ferito: Le Guerre Invisibili e quelle Armate

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Il Suolo Ferito: Le Guerre Invisibili e quelle Armate

Oggi l’attenzione globale è catalizzata da vertici geopolitici, spese militari in aumento, guerre attive o incombenti. Tuttavia, c’è un’altra guerra silenziosa che si combatte sotto i nostri piedi: la guerra contro il suolo. Questo conflitto, apparentemente invisibile, è altrettanto devastante di quello combattuto con armi e droni, perché mina la base della vita sulla Terra. A rendere il quadro ancora più complesso è proprio l’intreccio tra i due fronti: le guerre convenzionali distruggono il suolo con effetti spesso irreversibili, aggravando l’emergenza climatica ed ecologica in corso.

Il Suolo Ferito: Le Guerre Invisibili e quelle Armate

Il suolo è l’ecosistema più fragile e trascurato del pianeta. Ogni centimetro richiede secoli per formarsi, ma può essere distrutto in pochi giorni. È la casa di miliardi di esseri viventi – funghi, batteri, lombrichi – che permettono la crescita delle piante, regolano il ciclo dell’acqua, sequestrano carbonio, sostengono l’agricoltura. Eppure, non lo trattiamo come un alleato, ma come una risorsa da sfruttare. Lo copriamo di cemento, lo avveleniamo con pesticidi, lo bruciamo con gli incendi e lo devastiamo con le guerre.

La situazione è particolarmente allarmante. Le guerre in corso – in Ucraina, in Palestina, nel Sahel, in Myanmar, in Sudan – non solo mietono vittime umane, ma distruggono interi ecosistemi. Le esplosioni lasciano crateri profondi, i carri armati compattano il suolo rendendolo sterile, i bombardamenti rilasciano sostanze tossiche che penetrano negli strati più profondi, contaminando falde acquifere e terreni agricoli. Le mine antiuomo continuano a rendere inaccessibili milioni di ettari, decenni dopo la fine dei conflitti.

In Ucraina, ad esempio, l’uso massiccio di armi e l’occupazione dei territori agricoli hanno compromesso la fertilità del “granaio d’Europa”. Secondo dati FAO, migliaia di ettari risultano contaminati da metalli pesanti, residui bellici e materiali esplosivi. Alcune zone agricole sono ormai improduttive. Il danno non è solo locale: si riflette sulla sicurezza alimentare mondiale e sulla qualità dell’ambiente.

Il caso di Gaza è altrettanto emblematico: i bombardamenti a tappeto hanno distrutto infrastrutture idriche e fognarie, facendo defluire sostanze inquinanti nel suolo sabbioso, già precario, provocando desertificazione accelerata e contaminazione agricola. Il suolo in guerra diventa un cadavere silenzioso, incapace di sostenere la rinascita della vita anche quando i combattimenti cessano.

Ma le guerre non sono l’unico fronte. Anche in contesti di “pace apparente”, la logistica militare, l’urbanizzazione selvaggia e l’industria bellica continuano a colpire il suolo. Le basi militari occupano milioni di ettari nel mondo, spesso in aree ad alto valore ambientale. In Italia, ad esempio, si discute ancora della presenza di basi NATO su suoli agricoli, con inquinamenti da PFAS, carburanti e metalli pesanti non ancora bonificati. In molti casi, i cittadini non hanno accesso alle informazioni sui livelli di contaminazione, perché coperti da segreto militare.

Parallelamente, il riarmo globale – confermato dall’accordo della NATO del 25 giugno 2025 per portare al 5% del PIL le spese militari – rischia di aggravare ulteriormente la pressione ambientale. Le fabbriche di armi, la produzione di acciaio, l’estrazione di terre rare per missili e droni, comportano un consumo enorme di suolo. Si distruggono foreste per aprire miniere, si deviano fiumi per raffreddare impianti industriali, si costruiscono impianti su campi coltivabili.

Il suolo, insomma, non muore solo sotto le bombe, ma anche per le scelte economiche e strategiche che vengono compiute in tempo di pace. Ogni chilometro quadrato di terreno perso è un pezzo di futuro che svanisce. Un suolo cementificato o contaminato non tornerà fertile per generazioni, se mai lo sarà.

Eppure, questo tema è ancora assente dall’agenda politica internazionale. I trattati climatici parlano di emissioni, ma non di suolo. Le conferenze di pace parlano di ricostruzione, ma non di rigenerazione ecologica. I governi investono miliardi in difesa, ma pochi spiccioli nella tutela dei terreni. Il suolo non ha una voce nei consessi globali, eppure è l’alleato più prezioso che abbiamo nella lotta contro la crisi climatica, la fame e la povertà.

Il compito che ci attende è culturale prima ancora che politico. Dobbiamo imparare a pensare al suolo come a un corpo vivente, fragile, insostituibile. Ogni decisione su infrastrutture, logistica, urbanistica o strategia militare dovrebbe partire da una domanda fondamentale: “Che impatto ha questa scelta sul suolo?”

Occorre educare i cittadini a riconoscere le minacce camuffate da progresso: le autostrade sostenibili che distruggono suoli fertili, i parchi logistici che divorano campi, le zone industriali promosse in aree agricole. Ma anche a interrogare i piani militari: quali territori vengono militarizzati, che materiali si usano, che tipo di bonifiche sono previste?

Dare voce alla terra, come scrive l’ecologista Vandana Shiva, significa prendere posizione nella crisi ambientale. Non possiamo restare neutrali. O siamo con la vita, o contro. Il suolo è la condizione della pace vera, quella che parte dal basso, dal seme, dalla radice. Ed è lì che dobbiamo tornare a guardare, prima che sia troppo tardi.

Il Suolo Ferito: Le Guerre Invisibili e quelle Armate

Tre libri in italiano che affrontano il tema del suolo come ecosistema fragile, minacciato dalla guerra, dall’urbanizzazione e dall’attività umana. Tutti i testi sono adatti per approfondire la questione dal punto di vista ambientale, etico, sociale e politico:


1. 📗 Dalla parte del suolo. L’ecosistema invisibile

Autore: Paolo Pileri
Editore: Altreconomia
Anno: 2022

Perché è importante:
Un testo fondamentale e accessibile che dà voce al suolo come entità vivente, spesso ignorata nella pianificazione urbana, nella politica e nell’economia. Pileri, urbanista e docente di pianificazione territoriale, denuncia la cementificazione sistematica del territorio italiano e l’assenza di una cultura del suolo. Il libro è una vera e propria difesa etica ed ecologica della terra sotto i nostri piedi.


2. 📘 Terra. Istruzioni per l’uso

Autore: Christel Cederberg e Gunnar Rundgren
Editore italiano: Castelvecchi
Anno: 2019
(Tradotto dallo svedese)

Perché è importante:
Un libro chiaro e scientificamente solido che esplora le connessioni tra uso del suolo, agricoltura, consumo e ambiente globale. Gli autori spiegano come l’agricoltura industriale, l’uso di pesticidi, la deforestazione e le guerre per le risorse stiano rapidamente esaurendo e danneggiando il suolo fertile del pianeta. Offrono anche proposte concrete per cambiare rotta.


3. 📕 Il suolo. Una risorsa da custodire

Autore: Jacques Blondel
Editore: Edizioni ETS
Anno: 2017
(Tradotto dal francese)

Perché è importante:
Biologo ed ecologo francese, Blondel descrive in modo scientifico ma accessibile la funzione vitale del suolo negli equilibri ecologici e nel ciclo del carbonio, denunciandone l’impoverimento a causa di guerre, urbanizzazione e pratiche agricole insostenibili. Un testo prezioso per comprendere la crisi ecologica nella sua dimensione nascosta e sotterranea.


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