Donne al potere: conquiste e contraddizioni del potere femminile
Donne al potere: conquiste e contraddizioni del potere femminile nel mondo
Non sempre la presenza di una donna al vertice politico di una nazione ha significato progresso per le donne. A oltre sessant’anni dall’elezione di Sirimavo Bandaranaike, la prima premier donna al mondo, il bilancio del potere femminile resta complesso, fatto di conquiste simboliche e di occasioni mancate. Dalle strade polverose di Colombo alle sale dei palazzi di Berlino, da Nuova Delhi a Roma, la storia delle leader al femminile è una trama intrecciata di emancipazione, compromessi e sfide in un mondo ancora largamente costruito da e per gli uomini.
Donne al potere: conquiste e contraddizioni del potere femminile nel mondo

Le madri del potere femminile
Sirimavo Bandaranaike, eletta nel 1960 in Sri Lanka, aprì una strada inedita, ma il suo governo non rivoluzionò davvero lo status femminile. Nazionalizzò scuole e industrie, rafforzò il welfare e la neutralità internazionale, ma il suo conservatorismo culturale frenò le istanze più progressiste. Resta però una figura pionieristica: la prima a dimostrare che una donna poteva governare un Paese, in un’Asia ancora dominata da figure maschili.
Pochi anni dopo, Indira Gandhi portò l’India a una svolta autoritaria e al contempo modernizzatrice. Nazionalizzò le banche, lanciò riforme agrarie, ma il suo governo rimane segnato dall’“emergenza” del 1975, con la sospensione dei diritti civili e la sterilizzazione forzata di milioni di poveri. Una donna di potere, certo, ma non sempre una donna per le donne.
Nello stesso decennio, Golda Meir in Israele fu una delle prime leader del Medio Oriente e rimase famosa per la sua fermezza durante la guerra del Kippur (1973). Ma nonostante il suo coraggio politico, il suo governo non avanzò di molto le cause femministe o la parità di genere: l’urgenza della sicurezza nazionale cancellava ogni altra priorità.
L’era del neoliberismo e delle contraddizioni
Con Margaret Thatcher, prima premier del Regno Unito, la politica mondiale scoprì la forza e la durezza del potere femminile. La “Lady di ferro” ridisegnò l’economia britannica, ridusse il potere dei sindacati e impose la dottrina del libero mercato. Ma le sue politiche colpirono duramente le classi lavoratrici, e anche se infranse il soffitto di cristallo, non fece nulla per le donne comuni: anzi, dichiarò che “non esiste la società, ma solo individui”. L’emancipazione passava per la competizione, non per la solidarietà.
Ben diversa, invece, la traiettoria di Gro Harlem Brundtland in Norvegia, che introdusse politiche sociali e ambientali d’avanguardia e pose le basi per quella che oggi è considerata una delle società più egualitarie al mondo. La sua idea di sviluppo sostenibile è diventata un punto di riferimento globale: qui sì, una donna di potere che fece della cura, della coesione e della parità una questione di Stato.
Le difficoltà della democrazia in Asia e Sud America
Benazir Bhutto, due volte premier del Pakistan, fu una figura di straordinario coraggio: la prima donna a guidare un Paese musulmano. Combatté per la democrazia e l’istruzione femminile, ma dovette scontrarsi con una struttura militare e religiosa che la ostacolò fino alla morte. La sua eredità rimane controversa, segnata da accuse di corruzione e da un sistema che non era pronto a seguirla fino in fondo.
In Brasile, Dilma Rousseff, ex guerrigliera contro la dittatura, divenne la prima presidente del Paese nel 2011. Promosse programmi di riduzione della povertà e di parità salariale, ma venne travolta da scandali politici e da una crisi economica che la costrinse alle dimissioni nel 2016. Tuttavia, rimane un simbolo di resistenza e di determinazione femminile in un continente ancora segnato dal machismo politico.
Europa: la competenza e il limite della rappresentanza
Negli anni Duemila, l’Europa vide emergere leader donne in diversi contesti. Angela Merkel, cancelliera tedesca dal 2005 al 2021, incarnò la stabilità e la prudenza. Guidò la Germania fuori dalla crisi economica e accolse oltre un milione di rifugiati nel 2015, sfidando l’opinione pubblica e i populismi. Tuttavia, le sue politiche di austerità contribuirono ad ampliare le disuguaglianze in Europa, e il suo pragmatismo freddo non scaldò mai il dibattito sui diritti delle donne. Ma resta una delle leader più influenti della storia moderna.
In Francia, Édith Cresson fu la prima premier donna (1991-1992), ma il suo mandato durò meno di un anno e fu bersaglio di attacchi sessisti e mediatici. In Polonia, Hanna Suchocka (1992-1993) cercò di guidare un difficile periodo di transizione post-comunista con pragmatismo e sobrietà, ma non riuscì a incidere davvero sul fronte dei diritti civili.
Dall’era post-Brexit a oggi
Con Theresa May, il Regno Unito entrò nell’era post-Brexit. La sua leadership, segnata dalla fermezza e da un tono meno ideologico rispetto a Thatcher, si infranse contro l’impossibilità di trovare un compromesso politico interno. Il suo governo non promosse grandi riforme di genere, ma mostrò una lezione di sobrietà e determinazione in un momento di caos politico.
E oggi, nel 2025, due donne incarnano in modo diverso il potere femminile nel mondo: Giorgia Meloni, in Italia, e Sanae Takaichi, in Giappone. Meloni, prima premier italiana, ha puntato su un’identità conservatrice e nazionale, ponendo l’accento su famiglia, natalità e sovranità. Tuttavia, le sue politiche sul lavoro femminile e sui diritti civili hanno sollevato molte critiche per l’assenza di una reale prospettiva di emancipazione. Takaichi, invece, è la prima donna a guidare il Giappone: simbolo di rottura in una società patriarcale, ma ancora prigioniera di un modello economico e culturale fortemente maschile.
Perché accade ancora
Forse il nodo è proprio questo: avere una donna al potere non basta. La presenza femminile nelle istituzioni può diventare rivoluzionaria solo se accompagnata da un cambiamento profondo nelle strutture sociali, economiche e culturali. Le donne leader, spesso, hanno dovuto adottare linguaggi e strategie maschili per sopravvivere in un’arena costruita dagli uomini.
La sfida del futuro, in questo ottobre 2025, è quella di andare oltre la semplice rappresentanza: creare un potere femminile diverso, fondato non sulla replica dei modelli dominanti, ma sulla capacità di ridefinirli. Solo allora potremo dire che il potere delle donne è davvero, e non solo simbolicamente, un potere per tutti.
Donne al potere: conquiste e contraddizioni del potere femminile nel mondo
Tre libri consigliati (in italiano o tradotti) che approfondiscono i temi trattati — leadership femminile, potere, politica e rappresentanza.
📚 3 libri consigliati per accompagnare l’articolo
- Le donne e il potere. Un manifesto – Mary Beard (Laterza)
Un saggio lucido e provocatorio che analizza le radici storiche e culturali della marginalizzazione delle donne nella sfera pubblica, e come riscrivere il linguaggio stesso del potere. - Donne e politica. Storie di emancipazione e di leadership – Silvia Ballestra (Einaudi)
Un viaggio narrativo tra le protagoniste della politica mondiale e italiana, tra successi, sconfitte e contraddizioni, per capire cosa significa oggi “governare da donna”. - Becoming. La mia storia – Michelle Obama (Garzanti)
Una testimonianza potente e personale sul significato di essere donna, madre e figura pubblica in un sistema ancora dominato da modelli maschili, ma dove la leadership può essere empatia e forza insieme.
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