Disagio psichico: tra speranze, abbandono e riforme incomplete
Disagio psichico: famiglie in prima linea tra speranze, abbandono e riforme incomplete
Nelle case italiane, dietro porte chiuse, ci sono storie che parlano di solitudine, amore profondo, fatica quotidiana e resilienza. Sono le storie delle famiglie che convivono con un figlio — adolescente o adulto — affetto da un disturbo mentale grave. Parlano di angoscia, di risorse insufficienti, di percorsi sanitari complicati, e talvolta di rapporti con la giustizia che peggiorano una situazione già difficile. Nel 2026, quella ferita sociale continua a restare aperta, con luci e ombre che emergono dai più recenti dati e dalle politiche adottate nell’ultimo anno.
Disagio psichico: tra speranze, abbandono e riforme incomplete

I numeri del 2025: quanto pesa la salute mentale in Italia?
Secondo il rapporto aggiornato al 2025 del Ministero della Salute e delle principali società scientifiche italiane, circa il 15% della popolazione tra i 14 e i 65 anni ha ricevuto una diagnosi di disturbo mentale nel corso della vita, percentuale che sale al 20% se si considerano sintomi depressivi, ansia grave o disturbo bipolare. I disturbi più diffusi sono ansia (13%), depressione maggiore (10%) e disturbi da stress post-traumatico (circa 7%). Crescono, in particolare, i dati relativi ai giovani: il 25% degli adolescenti tra i 14 e i 18 anni presenta sintomi compatibili con un disturbo clinico significativo.
Per quanto riguarda l’organizzazione dei servizi, i posti letto nei reparti di psichiatria residenziale sono tra i più bassi d’Europa (circa 7 ogni 100.000 abitanti, contro una media UE di 18), una criticità che incide direttamente sulla possibilità di ricovero nei momenti di crisi acuta. Dati recenti mostrano che circa il 10% delle richieste di ricovero urgente non trova posto letto disponibile nelle strutture pubbliche, con conseguente invio in pronto soccorso o spillover verso altri reparti ospedalieri non specialistici.
Famiglie “invisibili”: tra amore e sensi di colpa
Le testimonianze raccolte in questi anni raccontano un mondo poco visibile alle cronache: quello delle famiglie immerse nel disagio mentale di un proprio caro. «È come vivere con un’ombra costante», dice una madre di Milano con un figlio adolescente affetto da disturbo schizofrenico. «Ci svegliamo ogni notte sperando che la mattina vada meglio, ma spesso è solo un’altra attesa di dolore». I genitori esprimono un mix di amore incondizionato, sensi di colpa, stanchezza e frustrazione: spesso si sentono soli, poco accompagnati dal sistema sanitario e giudiziario.
La mancanza di servizi di supporto familiare strutturati è tra le critiche più ricorrenti. In molte regioni italiane, nonostante la legge 180 (che ha chiuso i manicomi trent’anni fa) e i successivi sviluppi, la famiglia resta spesso il principale (e unico) nodo di cura. I servizi di salute mentale si occupano infatti prevalentemente di chi accetta il trattamento volontariamente, come ricordano molti psichiatri: ma in numerose malattie mentali gravi — disturbi psicotici, disturbi della personalità severi — la persona non ha consapevolezza della malattia. Senza consapevolezza non c’è consenso, e senza consenso i servizi territoriali faticano a intervenire efficacemente.
Rems, carcere, giustizia: un binario accidentato
Uno dei nodi più critici riguarda il rapporto tra disagio mentale e sistema giudiziario. La legge 81/2014 ha sancito il superamento degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (OPG) e l’istituzione delle Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza (REMS), centri dedicati a persone con disturbi psichici autori di reato. Tuttavia, la realizzazione capillare delle REMS è stata lenta e incompleta. Nel 2025, quasi un quarto delle persone che dovrebbero essere assistite presso le REMS è ancora in carcere, spesso in condizioni non compatibili con il proprio stato di salute mentale.
La carenza di posti in REMS è dovuta a una combinazione di fattori: insufficienti investimenti infrastrutturali, scarsa disponibilità di personale specializzato, e un modello organizzativo che fatica a conciliare sicurezza e cura clinica. Il rischio, infatti, è che persone con fragilità profonde restino in carcere per mesi o anni, aggravando il loro stato psicologico e rendendo più difficile il percorso di reinserimento sociale.
Modello territoriale: un’idea che si è sfilacciata
Nel pensiero psichiatrico italiano, la cura territoriale — cioè l’assistenza vicino alla comunità, con équipe multidisciplinari — è stata a lungo considerata un modello di riferimento. Tuttavia, negli ultimi anni questo modello ha subito tagli e impoverimenti che ne hanno ridotto l’efficacia. I Centri di Salute Mentale (CSM), che dovrebbero essere hub di riferimento per diagnosi, trattamento e presa in carico continuativa, soffrono di personale sotto organico, turn-over elevato e difficoltà di integrazione con servizi sociali e familiari.
Nel 2025, un’indagine nazionale ha mostrato che oltre il 60% dei CSM non riesce a garantire continuità terapeutica stabile, né percorsi di riabilitazione psicosociale adeguati. Mancano staff dedicati alla psicoterapia, assistenti sociali in numero sufficiente, strutture diurne e di supporto alla vita indipendente. In molte aree, la risposta resta frammentata e reattiva, anziché preventiva e strutturata.
Cosa si è fatto nel 2025 e quali prospettive per il 2026
Nonostante i limiti, il 2025 ha visto alcuni progressi significativi. Alcune regioni, in particolare Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, hanno avviato progetti pilota integrati che uniscono assistenza territoriale, supporto familiare e percorsi di inclusione sociale. Questi progetti prevedono:
- Team multidisciplinari dedicati alla presa in carico completa (psichiatri, psicologi, assistenti sociali);
- Centri diurni e case-famiglia per facilitare la reintegrazione;
- Sportelli di ascolto per famiglie, con counseling e formazione;
- Reti con associazioni di pazienti e caregiver per promuovere advocacy e diritti.
A livello nazionale, nel 2025 è stato approvato un Piano Nazionale per la Salute Mentale che prevede investimenti crescenti nei prossimi tre anni (+20% di risorse destinate ai servizi territoriali), formazione obbligatoria per operatori sanitari e potenziamento delle REMS. Anche l’approccio giudiziario sta iniziando a evolvere: oggi si discute, a livello parlamentare, di un modello alternativo ai processi penali tradizionali per persone con disturbi mentali, con l’obiettivo di evitare carcerazioni improprie e rafforzare percorsi di cura obbligatoria ma protetta.
Una battaglia ancora aperta
Il quadro del 2026 resta però misto. I passi avanti esistono, ma sono disomogenei e spesso insufficienti rispetto ai bisogni reali delle famiglie e delle persone con disagio mentale. La società deve ancora confrontarsi con pregiudizi profondi: la malattia mentale continua a essere stigmatizzata, tanto che per molti diventa più facile parlare di un “carattere difficile” piuttosto che di una patologia clinica.
Le storie delle famiglie, però, continuano a ricordarci una verità semplice e dolorosa: il cuore delle cure non sono solo gli ospedali o i protocolli, ma le relazioni umane, l’ascolto, la presa in carico integrata di chi soffre e di chi ama. Se la salute mentale è un diritto, allora il compito delle istituzioni, dei servizi e della comunità è rendere quel diritto effettivo — ogni giorno, in ogni casa, in ogni quartiere.
Disagio psichico: tra speranze, abbandono e riforme incomplete
Tre libri in italiano — (tra opere tradotte e scritti da autori italiani) — che esplorano in modo approfondito, critico e aggiornato i temi trattati nell’articolo: disagio psichico, funzionamento dei servizi sanitari, modelli di cura, dimensione familiare, stigmi sociali e gestione del disagio mentale.
📚 Tre libri fondamentali sui temi della salute mentale
📖 1. La società della stanchezza – Byung-Chul Han (traduzione italiana)
Un saggio filosofico e culturale di grande influenza, in cui Han analizza il disagio mentale contemporaneo come un fenomeno profondamente radicato nella società delle prestazioni e dell’autosfruttamento. La stanchezza cronica, l’ansia, la depressione e il burnout sono letti non come problemi individuali isolati, ma come esiti di un modello sociale che premia la produttività estrema, l’iperconnessione e la performance continua.
👉 Perché è utile all’analisi dell’articolo:
Han fornisce una cornice critica culturale e sociologica per comprendere perché disturbi come ansia e depressione siano in crescita, e perché molte persone restino invisibili alle strutture di cura, nonostante evidenti segnali di disagio. Aiuta a interpretare la sofferenza mentale non solo come malattia, ma come sintomo sociale.
📘 2. Il trattamento di disagio emotivo e disturbi mentali: le funzioni che come decidiamo di reagire – Joe Strickland
Un’opera contemporanea che affronta in modo clinico e pratico il modo in cui individui e sistemi reagiscono al disagio mentale, spiegando come le funzioni emotive, cognitive e comportamentali si intrecciano nelle principali psicopatologie. Strickland presenta strumenti di valutazione e intervento nella pratica clinica, guardando anche ai limiti dei servizi e alla variabilità delle risposte umane.
👉 Perché è utile all’analisi dell’articolo:
Questo libro consente di andare oltre la descrizione dei sintomi, per comprendere le dinamiche interne del disagio, il modo in cui la mente elabora il dolore emotivo e come i modelli terapeutici possono essere ottimizzati o fallire. È particolarmente utile per fare luce su quelle situazioni in cui la persona non riconosce la propria sofferenza e quindi non accetta le cure.
📙 3. Psicopatologia Globale. Disturbi mentali e salute psicologica alla luce del modello biopsicosociale – Luca Morelli
Un testo completo e aggiornato sulla psicopatologia contemporanea, che presenta l’approccio biopsicosociale — modello che integra fattori biologici, psicologici e sociali nella comprensione e nella cura dei disturbi mentali. Morelli affronta diagnosi, criteri, trattamento e prospettive di intervento, offrendo anche un quadro delle implicazioni pratiche e sociali della salute mentale.
👉 Perché è utile all’analisi dell’articolo:
L’approccio biopsicosociale rappresenta oggi uno dei riferimenti più solidi e aggiornati per comprendere come la malattia mentale non sia un fenomeno isolato ma un’interazione tra organismo, mente e contesto sociale. Fornisce strumenti per ragionare sui modelli di assistenza, sulla loro efficacia o fallimento, e sulle possibili strategie riabilitative.
🔍 Perché questi libri sono rilevanti per l’articolo
L’articolo discute una tematica complessa: il disagio mentale e il ruolo delle famiglie, in un contesto in cui la risposta dei servizi sanitari e sociali è spesso insufficiente. I tre libri selezionati offrono punti di vista diversi e complementari:
- La società della stanchezza illumina le condizioni culturali che favoriscono la diffusione della sofferenza psicologica e la difficoltà a riconoscerla;
- Il trattamento di disagio emotivo e disturbi mentali fornisce una prospettiva clinica e pratica su come la mente risponde alla sofferenza e alle cure;
- Psicopatologia globale inquadra questi fenomeni all’interno di un modello teorico robusto e multidimensionale, utile anche per famiglie, educatori e operatori.
Insieme, offrono una vision critica, aggiornata e profonda degli stessi nodi trattati dall’articolo: stigmi sociali, inefficienze dei servizi, difficoltà di presa in carico, sofferenza familiare e necessità di percorsi di cura più umani, integrati e capaci di guardare all’interezza della persona.
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