Demoni di ieri e oggi: Dostoevskij, Putin e l’ossessione per la verità
Demoni di ieri e oggi: Dostoevskij, Putin e l’ossessione per la verità
C’è qualcosa di inquietantemente familiare, nel 2025, nel leggere I demoni di Fëdor Dostoevskij. Pubblicato nel 1873, il romanzo, scritto in un’epoca di fermenti rivoluzionari e di tensioni ideologiche, sembra oggi un manuale profetico su come nascono — e si alimentano — i fanatismi che portano un popolo verso l’abisso. Se allora l’impero zarista era scosso dalle prime cellule rivoluzionarie, oggi la Russia di Vladimir Putin è ancora abitata da demoni antichi: quelli dell’ossessione per la grandezza perduta, del nazionalismo salvifico, della verità assoluta che giustifica ogni mezzo.

Dostoevskij, nei suoi “uomini d’idea”, descriveva individui posseduti da una visione totalizzante del mondo. Figure come Pëtr Verchovenskij o Nikolaj Stavrogin incarnano, ciascuno a modo suo, l’inquietudine e la follia di chi crede di poter rifondare la società secondo una propria verità. Verchovenskij organizza la violenza in nome di una rivoluzione che dovrebbe purificare il mondo; Stavrogin, l’eroe negativo per eccellenza, è il simbolo del vuoto morale di chi non trova più un senso, ma rimane sedotto dall’idea di potere assoluto su sé e sugli altri.
Dostoevskij non scriveva di geopolitica, ma del cuore umano. Eppure, rileggendo oggi I demoni, sembra di vedere riflessa nella sua Russia del XIX secolo la Russia contemporanea. L’aggressione di Putin all’Ucraina, iniziata nel febbraio 2022 e ancora irrisolta nel 2025, può essere letta — con il senno dostoevskiano — come il frutto di una “possessione collettiva”. Il demone moderno non porta una bandiera rossa o nera, ma quella tricolore dell’orgoglio nazionale ferito.
Il ritorno della “grande idea”
Per Dostoevskij, il russo è un uomo divorato dal desiderio di verità, disposto a tutto pur di trovare un senso ultimo al caos. Quella “sete di verità” che l’autore definiva nobile e pericolosa è la stessa che oggi alimenta la retorica del Cremlino: l’idea che la Russia abbia una missione spirituale, una “terza Roma” destinata a salvare il mondo decadente dell’Occidente. Putin, come i demoni dostoevskiani, sembra convinto di possedere una verità superiore — storica, morale, identitaria — e che ogni violenza sia giustificata in nome di essa.
Come Verchovenskij, egli costruisce una narrazione in cui il caos è necessario per rigenerare la nazione. Il conflitto in Ucraina, raccontato come “operazione speciale”, diventa così non una guerra d’aggressione ma un rito di purificazione, un sacrificio collettivo imposto per salvare l’anima russa dalla contaminazione occidentale. E come accade in I demoni, la verità diventa un’arma: chi la possiede pretende obbedienza, chi la mette in dubbio diventa un traditore.
I nuovi indemoniati
Dostoevskij descriveva i suoi personaggi come “posseduti” da idee che li disumanizzano. Oggi, i nuovi indemoniati abitano il mondo digitale: i troll di Stato, le fabbriche di disinformazione, le milizie virtuali che diffondono menzogne con la stessa ferocia con cui un tempo si impugnavano le armi. L’odio, amplificato dagli algoritmi, si nutre della stessa energia oscura che Dostoevskij vedeva nei suoi rivoluzionari: la convinzione di essere nel giusto, di avere il monopolio morale della verità.
La “macchina della vergogna” dei social, che trasforma il dissenso in eresia, ricorda le dinamiche settarie del romanzo. Allora si bruciavano i nemici in nome dell’ideale, oggi li si annienta pubblicamente con la propaganda e la gogna digitale. E mentre nel 1873 Dostoevskij ammoniva sul potere distruttivo dell’ideologia, oggi assistiamo alla trasformazione delle fake news in strumenti geopolitici, capaci di modellare l’opinione pubblica come un esercito invisibile.
Gli specchi dell’Occidente
Ma I demoni non parla solo della Russia. È anche un atto d’accusa contro la decadenza dell’Europa, contro un Occidente che, allora come oggi, si crogiola nella sua razionalità, illudendosi di poter spiegare tutto con la logica. Dostoevskij scriveva: «Il diavolo non ha bisogno di inventare nuove armi: gli basta che gli uomini credano di non averne bisogno».
Oggi, l’Europa assiste al conflitto ucraino con una duplice coscienza: da un lato condanna la barbarie, dall’altro teme di guardare in faccia i propri demoni — la dipendenza energetica, il consumismo, la paura di perdere il benessere. La guerra di Putin diventa così anche un test morale per l’Occidente, che deve scegliere se difendere davvero i propri valori o limitarli al linguaggio delle sanzioni.
Il prezzo della verità
Alla fine del romanzo, Dostoevskij lascia un barlume di redenzione: Stavrogin, l’uomo più corrotto, è anche l’unico a comprendere il proprio peccato. In lui si incarna la possibilità della coscienza, dell’espiazione. È forse questa la lezione più urgente per la Russia di oggi — e per il mondo intero. Riconoscere il male che si è compiuto, e non nasconderlo dietro la propaganda, è l’unica via per disinnescare i demoni.
Putin, come i personaggi di Dostoevskij, sembra incapace di farlo. La sua Russia vive una tragedia morale: quella di un popolo prigioniero dell’orgoglio e della paura, alimentato da un potere che trasforma il dolore in retorica. I demoni del 1873 e quelli del 2025 si somigliano più di quanto vorremmo: entrambi nascono dal rifiuto del limite, dall’idea che la verità — quando è assoluta — valga più della vita stessa.
Conclusione: il destino degli ossessi
Rileggere I demoni oggi significa guardarsi allo specchio. Non solo per comprendere la Russia, ma per riconoscere la fragilità dell’essere umano di fronte all’illusione del controllo. Dostoevskij ci avverte che ogni volta che un’idea pretende di spiegare tutto, siamo sull’orlo dell’abisso.
Nel mondo globalizzato e digitale, dove la verità è frammentata e manipolabile, i demoni non hanno più bisogno di rivoluzioni per agire: bastano un algoritmo, un leader carismatico e la paura di essere irrilevanti. E allora, forse, l’unico esorcismo possibile è tornare alla letteratura — quella che ci insegna che la libertà non nasce dalla forza, ma dal dubbio.
Demoni di ieri e oggi: Dostoevskij, Putin e l’ossessione per la verità
5 libri in italiano o tradotti, coerenti con i temi affrontati nell’articolo — potere, ideologia, fanatismo, Russia contemporanea e crisi della libertà — che approfondiscono in modo significativo il parallelismo tra I demoni di Dostoevskij e il mondo di oggi:
- I demoni – Fëdor Dostoevskij (varie edizioni: Einaudi, Feltrinelli, Garzanti)
Il romanzo-mondo che anticipa di oltre un secolo le derive ideologiche del Novecento e le ossessioni del XXI secolo. Un capolavoro che mette a nudo la follia dell’uomo posseduto dall’idea assoluta, la fragilità morale e l’eterna tentazione del potere salvifico. - Guerra e pace nel mondo contemporaneo – Timothy Snyder (Garzanti)
Uno dei più lucidi storici del nostro tempo analizza i nuovi conflitti, la guerra dell’informazione, la manipolazione storica e le radici ideologiche dell’invasione russa dell’Ucraina. Un testo che collega passato e presente in modo illuminante. - Putin’s People. Come il KGB ha ripreso il potere in Russia – Catherine Belton (Luiss University Press)
Un’indagine giornalistica di rara profondità sul sistema di potere costruito da Vladimir Putin e dai suoi alleati dell’ex KGB. Una lettura imprescindibile per capire come l’ideologia del controllo e dell’umiliazione collettiva sia diventata architettura politica. - Il futuro della libertà – Fareed Zakaria (Mondadori)
Un saggio ormai classico che riflette su come le democrazie possano autodistruggersi quando il populismo e la propaganda prendono il posto del dibattito e dell’etica pubblica. Perfetto per comprendere le derive autoritarie del nostro tempo. - Il crepuscolo della democrazia. Come muore la libertà – Anne Applebaum (Mondadori)
Con lo sguardo di una storica e giornalista che conosce a fondo l’Europa orientale, Applebaum descrive la parabola del declino democratico, dall’Ungheria alla Polonia fino alla Russia di Putin. Un’analisi lucida e inquietante sui nuovi “demoni” del potere.

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