Cura di sé: non solo un atto politico, ma persino contagioso

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Cura di sé: non solo un atto politico, ma persino contagioso

La cura può essere contagiosa? L’impegno radicale di prendersi cura di sé in un’Italia che continua a uccidere le sue donne
Riflessione ispirata all’intervento TEDx di Adelina Tërshani

In un’Italia che nel 2025 conta già oltre 100 femminicidi dall’inizio dell’anno — uno ogni tre giorni — parlare di “cura” può sembrare quasi paradossale. In un contesto in cui essere donna può significare rischiare la vita per mano di un ex, di un compagno, di un marito, prendersi cura di sé stesse appare come un gesto di resistenza. Ma se ci fermiamo ad ascoltare le parole di Adelina Tërshani — attivista femminista, giornalista e pioniera dello spoken word in Kosovo — capiamo che la cura, in tutte le sue declinazioni, può essere non solo un atto politico, ma persino contagioso.

Cura di sé: non solo un atto politico, ma persino contagioso

Adelina, formatasi all’interno del progetto Rondine “Cittadella della Pace”, ci ricorda che la trasformazione del conflitto parte da dentro. Prendersi cura di sé — del proprio corpo, della propria voce, della propria libertà — è il primo passo per riuscire a dialogare con l’altro senza paura e senza violenza. Ma in un paese come l’Italia, dove il corpo delle donne è spesso un campo di battaglia, dove la cultura patriarcale ancora plasma le relazioni affettive, educative e istituzionali, prendersi cura di sé non è solo un atto personale: è un gesto profondamente sovversivo.

La cura come gesto politico

Quando una donna sceglie di dire no, di lasciare una relazione abusante, di denunciare, di parlare pubblicamente del proprio dolore, sta compiendo un atto politico. La cura di sé, in questi casi, è una forma di autodeterminazione. Adelina ci insegna che questo tipo di cura non è individualismo: è la base per costruire relazioni più sane, comunità più empatiche, e persino una società più giusta.

La domanda che pone nel suo intervento TEDx — La cura può essere contagiosa? — è quindi potentemente attuale. Può il prendersi cura di sé innescare un processo collettivo di guarigione e cambiamento? La risposta di Adelina è sì, ma a patto che ci sia ascolto, confronto e coraggio. Il coraggio, soprattutto, di guardare dentro se stessi, di affrontare la paura, di smontare le narrazioni tossiche in cui siamo immersi fin dall’infanzia.

Cura e conflitto: non due opposti

Una delle intuizioni più potenti di Adelina è che il conflitto non deve per forza distruggere. Può essere occasione di crescita, se affrontato con rispetto, consapevolezza e cura. Questo vale nei rapporti personali ma anche nei contesti politici e culturali. In una società polarizzata, il confronto è spesso sostituito dallo scontro. Eppure, è proprio dalla capacità di “stare nel conflitto” che può nascere un cambiamento reale.

Per le donne, questo significa non solo combattere contro la violenza, ma anche rifiutare l’imposizione del silenzio, la vergogna, il senso di colpa. Significa reclamare spazi per esprimersi — come fa Adelina attraverso lo spoken word — e per raccontarsi fuori dai canoni imposti. La parola, dice Adelina, può essere resistenza, ma anche guarigione. E quando la parola è condivisa, la cura diventa contagiosa: passa da sé agli altri, genera empatia, costruisce legami.

La strage invisibile: numeri e responsabilità

Nel frattempo, la cronaca italiana continua a raccontare una lunga, insopportabile sequenza di femminicidi. Dietro ogni numero c’è una storia, una donna, una vita spezzata. Eppure, troppo spesso il discorso pubblico rimane bloccato al livello dell’emergenza, senza affrontare le radici profonde del problema: una cultura del possesso, una giustizia lenta, una scuola incapace di educare al rispetto.

Le parole di Adelina risuonano come un monito: “È tempo di passare dalle parole ai fatti. Ogni donna ha diritto a vivere libera dalla paura.” Perché se è vero che la cura può essere contagiosa, è altrettanto vero che l’indifferenza lo è. Servono politiche strutturali, educazione affettiva nelle scuole, percorsi di uscita dalla violenza ben finanziati. Ma serve anche un cambiamento culturale profondo, che parta dal modo in cui vediamo e viviamo le relazioni.

Una cultura della cura per un mondo diverso

Adelina Tërshani ci propone una visione diversa: una cultura della cura che non sia debolezza, ma forza rivoluzionaria. Che non sia solo femminile, ma umana. Prendersi cura di sé non significa chiudersi, ma prepararsi a incontrare l’altro con rispetto, senza paura, senza bisogno di dominio.

In un mondo in cui il controllo e la violenza sono ancora visti come strumenti di potere, scegliere la cura è un atto di rottura. E proprio perché le donne continuano a morire per mano di chi diceva di amarle, questa rottura è urgente e necessaria.

La cura può essere contagiosa? Sì, se la trasformiamo in pratica quotidiana, in gesto collettivo, in scelta politica. Se la smettiamo di delegare e iniziamo a guardarci negli occhi, ad ascoltare, a parlare. Se impariamo, come Adelina ci insegna, a trasformare anche il dolore in voce, e quella voce in azione.

Perché ogni vita salvata comincia da un gesto semplice: prendersi cura.

Cura di sé: non solo un atto politico, ma persino contagioso

Tre libri in italiano – anche di autori stranieri – che affrontano in profondità il tema della cura di sé (soprattutto femminile), della violenza di genere, del potere trasformativo della parola e del corpo, e della resistenza femminista:


1. Il corpo non dimentica – Stefania Prandi

📚 Casa editrice: Fandango
📆 Anno: 2021
🔍 Tema: Femminicidio, trauma, giustizia negata, testimonianze reali

Descrizione:
Giornalista e attivista, Stefania Prandi dà voce alle donne sopravvissute alla violenza e ai familiari delle vittime di femminicidio. Il libro affronta il trauma individuale e collettivo, il dolore lasciato dalla violenza maschile e l’assenza di risposte istituzionali. È una narrazione potente e documentata che unisce giornalismo investigativo e impegno civile.


2. Donne che corrono coi lupi – Clarissa Pinkola Estés

📚 Casa editrice: Frassinelli (varie edizioni)
📆 Anno (edizione italiana): 1993 e successive ristampe
🔍 Tema: Psicologia femminile, archetipi, cura di sé, narrazione

Descrizione:
Un classico della letteratura femminista e psicologica. Estés, psicoanalista junghiana, raccoglie miti e fiabe da tutto il mondo per esplorare la forza selvaggia, creativa e guaritrice insita nelle donne. Un libro che parla profondamente della cura di sé come riscoperta di sé, della voce interiore, della resilienza attraverso la narrazione.


3. Il secondo sesso – Simone de Beauvoir

📚 Casa editrice: Il Saggiatore (ultima edizione completa)
📆 Anno (edizione originale): 1949 – (trad. aggiornata in italiano 2019)
🔍 Tema: Oppressione di genere, autonomia, libertà femminile, corpo e società

Descrizione:
Caposaldo del pensiero femminista, questo saggio analizza in modo storico, filosofico e politico la costruzione sociale della donna come “Altro”. La cura di sé emerge qui come esigenza di emancipazione individuale e collettiva, in un mondo dominato da ruoli imposti e relazioni di potere. Ancora oggi, un testo fondamentale per comprendere le radici della violenza e l’urgenza della trasformazione.

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