Cina E Trump: Prezzo Della Verità, Peso Sul Mondo
Cina E Trump: Prezzo Della Verità, Peso Sul Mondo
Dove è finito Gao Shanwen? La domanda risuona con un’inquietante eco nel panorama opaco dell’economia cinese, un eco che si propaga ben oltre i confini del Dragone, fino a toccare le sponde dell’Europa e, in particolare, dell’Italia. Gao è sparito da qualche mese. Ha perso la licenza di esercitare come capo-economista della SDIC Securities di Hong Kong, una finanziaria di Stato. Da allora, un silenzio assordante ha inghiottito la sua figura, eppure era un uomo del sistema, un volto rispettato negli ambienti finanziari e politici. Aveva lavorato alla banca centrale di Pechino, era stato consigliere di altissimi funzionari. Non aveva mai sollevato obiezioni alle dinamiche del potere di Xi Jinping. Eppure, nonostante la sua lealtà e il suo pedigree impeccabile, è stato messo a tacere. La sua colpa? Aver osato dire la verità, per pochi, fugaci momenti, sui dati reali della crescita e della disoccupazione giovanile in Cina.
Cina E Trump: Prezzo Della Verità, Peso Sul Mondo

La scomoda verità di Gao
Il 12 dicembre, durante un evento pubblico, Gao Shanwen aveva pronunciato parole che, per le autorità cinesi, si sono rivelate blasfeme: “Non conosciamo l’effettivo valore della crescita reale della Cina”. Una frase apparentemente innocua, ma carica di un potenziale sovversivo in un regime che fa della narrativa del successo economico il proprio pilastro. Gao aveva rivelato che la crescita reale era meno della metà di quella ufficiale e che la disoccupazione giovanile era più del doppio. Queste dichiarazioni, seppur basate su un’analisi economica rigorosa, sono state percepite come un tradimento, una crepa nel muro di propaganda che Pechino erige per mantenere l’illusione di una prosperità inarrestabile.
La vicenda di Gao è emblematica di una tendenza preoccupante: la crescente intolleranza del regime cinese verso qualsiasi forma di dissenso, anche quando proviene da figure interne, considerate affidabili. La ricerca della verità, soprattutto se scomoda, diventa un atto pericoloso, punibile con l’ostracizzazione e il silenzio. Questo modus operandi, sebbene non nuovo per la Cina, assume oggi una risonanza particolare in un contesto globale sempre più interconnesso e interdipendente.
La risonanza globale di una scomparsa
La storia di Gao ci riguarda direttamente, perché rimanda ai nostri problemi in Europa e in Italia. Viviamo in un’epoca di profonde trasformazioni economiche e geopolitiche, in cui le dinamiche interne delle grandi potenze si ripercuotono sul resto del mondo con effetti a cascata.
Prendiamo l’America di Trump che sta scaricato le proprie contraddizioni interne – le tensioni per le diseguaglianze, l’iniquità fiscale, il debito – sul resto del mondo, incolpandolo dei propri mali. Con l’imposizione di dazi e una retorica nazionalista, Trump cerca di risolvere i problemi interni attraverso una politica protezionista che destabilizza il commercio globale e generato nuove tensioni.
In modo uguale e contrario, anche la Cina di Xi Jinping agisce in maniera simile. Anche la Cina fa pagare il costo immane delle proprie contraddizioni al resto del mondo. Non attraverso i dazi, o almeno non solo, ma con un mercantilismo più vasto e aggressivo che la storia economica ricordi. La strategia cinese si basa su un’espansione produttiva massiccia, supportata da sussidi statali e pratiche commerciali sleali, che porta a un eccesso di capacità produttiva nel pianeta in tutti i settori industriali a maggiore intensità di manodopera. Questo surplus di produzione, che inonda i mercati globali a prezzi stracciati, danneggia le industrie locali, provoca delocalizzazioni e distrugge posti di lavoro in Occidente.
Le guerre commerciali e l’allocazione delle perdite
Le guerre commerciali del nostro tempo sono leggibili, in questa prospettiva, anche come un conflitto fra grandi aree economiche per l’allocazione delle perdite. Chi pagherà il prezzo di questo eccesso di capacità produttiva? Chi subirà le perdite di posti di lavoro, di potere d’acquisto, di stabilità sociale e politica che tutto questo imporrà? Qualcuno, da qualche parte, ci rimetterà qualcosa. E naturalmente, l’Italia è fra i candidati, se non reagiamo.
Il nostro Paese, con un tessuto industriale basato su piccole e medie imprese, è particolarmente vulnerabile a queste dinamiche. La concorrenza sleale da parte della Cina mette a rischio interi settori, dalla manifattura al tessile, dall’acciaio all’automotive. La mancanza di una strategia comune europea, e la tendenza dei singoli stati a perseguire i propri interessi nazionali, rendono la situazione ancora più complessa.
La storia di Gao Shanwen, dunque, non è solo una vicenda personale di censura e oppressione. È un monito, un campanello d’allarme che ci ricorda quanto siano fragili gli equilibri economici e politici globali. La scomparsa di un economista che ha osato dire la verità sulla crescita cinese è un sintomo di un sistema che, pur proiettandosi come potenza globale, è intrinsecamente fragile e teme la trasparenza. La sua vicenda ci impone di riflettere sulla nostra vulnerabilità di fronte a potenze che scaricano le proprie contraddizioni sul resto del mondo, e sull’urgenza di costruire una risposta europea coesa e robusta.
Come possiamo, in Europa e in Italia, difenderci da queste dinamiche? Quali strategie dobbiamo adottare per salvaguardare la nostra economia e la nostra stabilità sociale in un mondo sempre più polarizzato e competitivo?
Cina E Trump: Prezzo Della Verità, Peso Sul Mondo
Tre libri che, in modi diversi, affrontano il tema della Cina, le sue contraddizioni interne, l’impatto sul resto del mondo e la risposta dell’Occidente, aspetti significativi di questo argomento, includendo sia autori italiani che stranieri tradotti:
- “L’economia cinese nel XXI secolo” di Alessia Amighini (Il Mulino)
- Perché è pertinente: Alessia Amighini è una delle maggiori esperte italiane di economia cinese. Questo libro offre un’analisi approfondita e aggiornata del modello di sviluppo cinese, dalle sue strutture interne alle dinamiche di mercato, fino all’integrazione con l’economia globale. Tocca temi come la crescita, le disuguaglianze, le riforme e il ruolo della Cina nel commercio internazionale. È un ottimo punto di partenza per comprendere le basi economiche delle “verità scomode” di cui si parla nel brano, e come il modello cinese generi squilibri a livello globale.
- Autore: Italiana.
- “Il furto del millennio. Come la Cina ha turlupinato e depredato l’Occidente” di Michele Mengoli (Guerini e Associati)
- Perché è pertinente: Questo libro affronta un aspetto più critico e controverso delle relazioni economiche tra Cina e Occidente, concentrandosi sulle pratiche commerciali percepite come sleali, il furto di proprietà intellettuale e la manipolazione dei mercati. Si lega al concetto di “mercantilismo più vasto e aggressivo” e all’eccesso di capacità produttiva che la Cina scarica sul mondo. Offre una prospettiva che evidenzia il costo che il resto del mondo, e in particolare l’Italia, sta pagando per le contraddizioni cinesi.
- Autore: Italiano.
- “La fine dell’alchimia. Il futuro dell’economia globale” di Mervyn King (Il Saggiatore)
- Perché è pertinente: Sebbene non sia focalizzato esclusivamente sulla Cina, questo libro, scritto dall’ex governatore della Banca d’Inghilterra, offre una visione lucida e critica sulle cause degli squilibri globali, la crisi finanziaria e le sfide che le economie avanzate devono affrontare. King analizza come le decisioni politiche ed economiche delle grandi potenze influenzino l’allocazione delle perdite a livello mondiale. È utile per contestualizzare il comportamento della Cina e degli Stati Uniti di Trump all’interno di un quadro più ampio di disfunzioni del sistema economico globale, mettendo in luce le implicazioni per Paesi come l’Italia.
- Autore: Straniero (britannico), tradotto in italiano.

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