Viaggio nella scrittura che libera – Le madri della parola
Viaggio nella scrittura che libera – Le madri della parola
In principio furono le lettrici. Silenziose, chine sui libri scelti dagli uomini, mentre il mondo letterario — per secoli — le relegava al ruolo di muse o di personaggi. Le donne hanno sempre letto, ma solo quando hanno iniziato a scrivere hanno davvero cominciato a far paura. È da questa constatazione, semplice e rivoluzionaria insieme, che prende forma un viaggio intimo e politico: quello che attraversa la storia della letteratura da Vibia Perpetua a Michela Murgia, per restituire voce e spazio alle autrici che, con le parole, hanno scardinato i confini del possibile.

C’è un filo che unisce le mistiche medievali alle intellettuali del Novecento, le monache ribelli alle teoriche del femminismo, le poetesse dimenticate alle romanzieri che hanno conquistato i premi più prestigiosi. È un filo di resistenza, di scrittura come sopravvivenza e libertà. Perché ogni parola scritta da una donna in un mondo che le negava diritto di parola è un atto politico.
Per secoli, le biblioteche hanno custodito solo i “libri dei padri”. Le voci delle madri, quando c’erano, restavano chiuse nei conventi o nei cassetti. Eppure, c’erano. Teresa d’Avila, che scriveva di estasi e di corpo con una lingua che sfidava la teologia maschile. Christine de Pizan, che nel Quattrocento osò immaginare una “Città delle Dame” costruita su intelletto e dignità femminile. Moderata Fonte e Arcangela Tarabotti, veneziane, che gridavano contro la prigionia dei conventi. O ancora, le salottiere francesi del Settecento, che fecero della conversazione un’arte e della scrittura una forma di potere.
Ogni epoca ha avuto le sue “madri della parola”, ma spesso la storia le ha sepolte sotto il peso delle interpretazioni maschili. Quando le donne leggevano ciò che gli uomini scrivevano, il sistema non tremava. Ma quando iniziarono a scrivere di sé, dei propri desideri, della propria rabbia e delle proprie ferite, il linguaggio stesso dovette cambiare.
Nel XIX secolo, con autrici come George Eliot, Mary Shelley, Jane Austen o le sorelle Brontë, la scrittura femminile divenne spazio di analisi psicologica, di identità e di ribellione silenziosa. Erano donne che usavano la penna per scardinare il matrimonio come destino, per descrivere la mente e non solo il cuore, per svelare la complessità delle relazioni sociali. Poi, nel Novecento, la parola si fece politica: Virginia Woolf rivendicò “una stanza tutta per sé”, Simone de Beauvoir scrisse che “donna non si nasce, si diventa”, e Dacia Maraini, Natalia Ginzburg, Lalla Romano raccontarono la quotidianità come forma di resistenza.
Arrivando ai giorni nostri, la scrittura delle donne non è più solo testimonianza o rivendicazione. È linguaggio plurale, molteplice, consapevole. Michela Murgia, una delle voci più potenti del nostro tempo, ha dimostrato che la letteratura può essere insieme atto poetico e politico, personale e collettivo. Nei suoi libri — da Accabadora a Tre ciotole — la parola è un gesto di cura e di lotta, un modo per dare nome all’ingiustizia e restituire senso alla vulnerabilità.
Oggi, ottobre 2025, in un mondo attraversato da guerre, diseguaglianze e crisi ambientali, la voce delle donne continua a rappresentare un antidoto contro la barbarie. Non solo perché racconta un punto di vista diverso, ma perché rinnova il linguaggio stesso della realtà. Se la storia è stata per secoli scritta al maschile, le autrici contemporanee la stanno riscrivendo con un alfabeto di empatia, ironia, dolore e speranza.
Da Annie Ernaux, Nobel per la Letteratura nel 2022, che trasforma la memoria personale in storia collettiva, a Chimamanda Ngozi Adichie, che intreccia femminismo e postcolonialismo; da Margaret Atwood, che con Il racconto dell’ancella ha profetizzato le derive patriarcali, a Elena Ferrante, che con la sua tetralogia ha reso epica la vita di due bambine di Napoli, la scrittura femminile è oggi un prisma che riflette le contraddizioni del presente.
Ma raccontare le “madri della parola” non significa solo celebrare grandi nomi. Significa riconoscere che la libertà di scrivere è un diritto conquistato e mai definitivo. Ogni ragazza che oggi apre un libro, ogni donna che tiene un diario o scrive una mail in cui dice la verità su di sé, compie un gesto che ha radici lontane. La libertà femminile nasce dalle parole: quelle lette, ma soprattutto quelle scritte.
E allora questo viaggio nella letteratura al femminile è anche un invito a guardare il mondo con occhi nuovi. A riscoprire quelle voci dimenticate — da Vibia Perpetua, martire e diarista nel III secolo, a Sibilla Aleramo, che fece della sua vita un romanzo di emancipazione — per capire che la storia della scrittura è anche una storia di esclusione, di silenzi e di ritorni.
Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di quella voce collettiva. Perché ogni volta che una donna scrive, cambia qualcosa nel modo in cui il mondo si racconta. Le parole, da sempre, sono il luogo dove si costruisce il futuro.
Viaggio nella scrittura che libera – Le madri della parola
Quattro libri in italiano o tradotti che approfondiscono in modo significativo i temi dell’articolo
📚 Libri consigliati
Michela Murgia – Tre ciotole (Mondadori, 2023)
Una delle voci italiane contemporanee più incisive: con questo libro l’autrice esplora identità, femminilità, scrittura e libertà, confermando quanto la parola delle donne sia ancora oggi centrale e vivace.
Dacia Maraini – Scritture segrete. Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola (Rizzoli, 2025)
Un viaggio letterario e umano che attraversa e reinterpreta la storia della letteratura femminile, da Vibia Perpetua a Michela Murgia, intrecciando vite ordinarie e straordinarie di donne che hanno fatto della scrittura uno strumento di libertà.
Nadia Fusini – La passione di scrivere. Storie di donne e di libri (Einaudi, 2024)
Analizza come le donne hanno preso la parola nella storia della letteratura, il ruolo della scrittura come atto di emancipazione e la tensione tra invisibilità e presenza.
Margaret Atwood – Il racconto dell’ancella (Mondadori, traduzione italiana, nuova edizione 2023)
Tradotto in italiano, questo romanzo è un potente esempio di letteratura femminile che unisce immaginario distopico, critica sociale e riflessione sul potere della parola e della scrittura.

Viaggio nella scrittura che libera. Le madri della parola.
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