Quando il potere scarica le colpe: tra epurazioni, dimissioni

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Quando il potere scarica le colpe: tra epurazioni, dimissioni e antichi fantasmi

C’è un momento, nella vita politica di ogni Paese, in cui il potere smette di apparire come una macchina ordinata e razionale e rivela invece la sua natura più antica: quella di un organismo che si difende, si protegge e, se necessario, sacrifica. È in questi frangenti che emergono dinamiche che sembrano appartenere più alla storia che all’attualità, eppure si ripresentano con sorprendente regolarità.

Quando il potere scarica le colpe: tra epurazioni, dimissioni e antichi fantasmi

La recente vicenda italiana legata alla riforma della magistratura firmata dal ministro della Giustizia Carlo Nordio proposta a prima firma della presidente del Consiglio Giorgia Meloni — si è chiusa con un verdetto netto: il referendum costituzionale ha visto prevalere il “No”. La Costituzione resta invariata, e con essa anche l’equilibrio, spesso fragile, tra i poteri dello Stato.

Ma se il risultato referendario ha segnato una battuta d’arresto sul piano istituzionale, le conseguenze politiche non si sono fatte attendere. Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi e l’invito — poi accolto — a fare un passo indietro da parte della ministra del Turismo Daniela Santanchè raccontano una storia diversa, fatta di responsabilità distribuite in modo non sempre lineare.

La lettera con cui Santanchè annuncia il suo addio è emblematica: «Obbedisco», scrive, rivendicando al contempo la propria onorabilità e sottolineando l’assenza di condanne o rinvii a giudizio. Ma tra le righe emerge un sentimento più profondo: quello di chi accetta una decisione politica pur ritenendola ingiusta o, quantomeno, non strettamente necessaria.

È qui che si inserisce un tema antico quanto il potere stesso: la ricerca del capro espiatorio.

Il capro espiatorio, ieri e oggi

Nella storia, il potere ha spesso reagito alle crisi individuando responsabilità individuali — talvolta reali, talvolta costruite — da sacrificare per ristabilire un equilibrio o salvare una leadership. Un meccanismo che trova eco già nell’antichità.

Il filosofo Socrate fu condannato a morte da un tribunale ateniese al termine di un processo regolare. Gli fu data la possibilità di fuggire, ma scelse di restare e bere la cicuta, accettando il verdetto in nome delle leggi della città. Diverso, ma altrettanto significativo, il destino di Seneca, costretto al suicidio per ordine dell’imperatore Nerone, senza processo, sulla base di sospetti di cospirazione.

Due casi diversi, ma un elemento comune: il potere che, messo in discussione, reagisce eliminando o allontanando figure ritenute scomode.

Dimissioni e responsabilità: una linea sottile

Tornando all’attualità italiana, la sequenza degli eventi solleva interrogativi che vanno oltre i singoli nomi. Le dimissioni possono essere lette come un atto di responsabilità politica, certo. Ma possono anche diventare uno strumento per spostare l’attenzione, per circoscrivere una crisi, per offrire all’opinione pubblica una risposta immediata.

Nel caso specifico, la stessa Santanchè ha espresso il timore di essere percepita come il “capro espiatorio” di una sconfitta referendaria che — sottolinea — non può essere attribuita a una singola figura. Una riflessione che apre a un tema più ampio: quanto le responsabilità politiche siano davvero condivise e quanto, invece, vengano personalizzate per esigenze di narrazione.

Le ombre internazionali

Se in Italia il meccanismo si manifesta in forme istituzionali e democratiche, altrove assume contorni più inquietanti. Dal 2022, numerosi dirigenti e imprenditori russi legati a colossi energetici come Gazprom e Lukoil sono morti in circostanze ufficialmente classificate come suicidi o incidenti.

Tra questi, figure come Ravil Maganov, Vladislav Avayev e Sergey Protosenya, i cui decessi hanno alimentato sospetti e interrogativi. Cadute da finestre, morti improvvise, dinamiche poco chiare: episodi che, presi singolarmente, potrebbero apparire casuali, ma che nel loro insieme delineano un quadro inquietante.

Non si tratta di stabilire verità giudiziarie — compito che spetta ad altre sedi — ma di osservare come, in contesti meno trasparenti, il rapporto tra potere e responsabilità possa assumere forme estreme, fino a evocare vere e proprie epurazioni.

Continuità storiche

È legittimo chiedersi se oggi viviamo davvero in un’epoca così diversa da quella di Socrate o Seneca. Certo, le istituzioni democratiche, la separazione dei poteri e la libertà di stampa rappresentano argini fondamentali. Ma le dinamiche profonde del potere sembrano cambiare molto meno di quanto si potrebbe pensare.

Il bisogno di controllo, la gestione del dissenso, la necessità di offrire risposte rapide a crisi complesse: tutti elementi che possono portare a decisioni drastiche, talvolta simboliche, talvolta sostanziali.

Una questione di equilibrio

La vera sfida, allora, non è eliminare queste dinamiche — probabilmente impossibile — ma governarle. Garantire che le responsabilità siano accertate in modo trasparente, che le dimissioni non diventino strumenti di convenienza e che il potere non si trasformi in un meccanismo autoreferenziale.

Il risultato del referendum sulla giustizia ha dimostrato che l’elettorato è ancora in grado di intervenire, di esprimere un giudizio, di frenare processi di riforma ritenuti non convincenti. Ma ciò non basta a evitare che, nei momenti di crisi, riaffiorino logiche più antiche.

In fondo, la domanda resta la stessa da millenni: quando il potere vacilla, chi paga davvero il prezzo?

E, soprattutto, è sempre il responsabile giusto?

Quando il potere scarica le colpe: tra epurazioni, dimissioni e antichi fantasmi

Tre libri, presentati in modo approfondito, critico e aggiornato rispetto ai temi del tuo articolo: potere, giustizia, capro espiatorio, epurazioni e responsabilità politica.


📚 1. So’ io. Come i politici sono tornati a essere intoccabili

di Sergio Rizzo

In questo saggio recente, Sergio Rizzo aggiorna e radicalizza le analisi già avviate con La casta, mostrando come la politica italiana abbia progressivamente ricostruito un sistema di autoreferenzialità e immunità.

Il titolo stesso — So’ io — richiama una logica di potere personalistico, in cui la leadership tende a sottrarsi al controllo e a ridefinire le responsabilità. In questo contesto, le dimissioni o le “epurazioni” diventano strumenti tattici: non sempre atti di trasparenza, ma spesso operazioni di contenimento del danno o di redistribuzione della colpa.

👉 Chiave di lettura: il libro aiuta a comprendere come il potere contemporaneo, pur formalmente democratico, possa ricreare zone di intoccabilità e usare figure intermedie come valvole di sfogo nelle crisi.


📚 2. Il capro espiatorio

di René Girard

Un classico imprescindibile per interpretare il cuore teorico del tuo articolo. Girard analizza il meccanismo antropologico attraverso cui le società, nei momenti di tensione, individuano una vittima su cui scaricare conflitti e paure.

Il saggio illumina “quel meccanismo della persecuzione e del sacrificio” che attraversa la storia umana . La vittima viene inizialmente ritenuta colpevole, ma in realtà è spesso innocente: è la sua eliminazione a ristabilire temporaneamente l’ordine sociale.

Questo schema — secondo Girard — non appartiene solo alle società arcaiche, ma continua a operare anche nel mondo moderno, sotto forme più sofisticate: mediatiche, politiche, giudiziarie.

👉 Chiave di lettura: spiega perché, nei momenti di crisi politica, emergono figure sacrificate per ristabilire equilibrio e consenso.


📚 3. Dialogo sul potere

di Carl Schmitt

In questo breve ma densissimo testo, Schmitt riflette sull’essenza del potere e sulle sue trasformazioni nello spazio politico moderno. L’opera, costruita come dialogo filosofico, indaga la natura dell’autorità, del comando e della decisione.

Per Schmitt, il potere non è mai neutrale: si definisce attraverso la capacità di decidere, soprattutto nei momenti di eccezione. Ed è proprio nelle crisi che emergono le sue forme più autentiche — e spesso più dure.

In questa prospettiva, l’individuazione di un nemico, di un colpevole o di un elemento da escludere diventa parte integrante della logica politica.

👉 Chiave di lettura: offre una lente teorica per comprendere come il potere costruisce consenso, gestisce il conflitto e legittima decisioni drastiche.


🔎 Perché questi tre libri insieme

Letti in parallelo, questi testi costruiscono un percorso completo:

  • Rizzo → analisi contemporanea e giornalistica del sistema politico
  • Girard → fondamento antropologico del “capro espiatorio”
  • Schmitt → teoria filosofica del potere e della decisione

Insieme spiegano come e perché, ieri come oggi, il potere tenda a proteggere sé stesso anche attraverso il sacrificio di individui o figure pubbliche.

Quando il potere scarica le colpe: tra epurazioni, dimissioni e antichi fantasmi

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