Monete sempre più virtuali: lo sprint americano e il ritardo europeo

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Monete sempre più virtuali: lo sprint americano e il ritardo europeo

La corsa alle nuove monete digitali non è più una scommessa per visionari: è realtà. Negli Stati Uniti, in Cina, in Giappone, i governi stanno accelerando per trasformare il sistema finanziario globale. E l’Europa? Rimane al palo, oscillando tra prudenza e timore, con il progetto dell’euro digitale ancora avvolto in più dubbi che certezze.

Monete sempre più virtuali: lo sprint americano e il ritardo europeo

L’offensiva americana: la vittoria delle stablecoin

Lo scorso giugno il Congresso statunitense ha approvato il Genius Act, una legge che disciplina le stablecoin, gettoni digitali ancorati al dollaro o ad altri beni stabili. Per l’industria delle criptovalute, che ha riversato milioni nella campagna elettorale del 2024, è un successo enorme.

Non solo: altre due proposte hanno già passato la Camera. Una punta a creare un nuovo mercato regolamentato per le cripto, l’altra – ancora più dirompente – vieta alla Federal Reserve di emettere una valuta digitale di Stato. Tradotto: a Washington non vedremo un “dollaro digitale” pubblico, ma piuttosto un sistema dove a guidare il gioco saranno gli attori privati, sostenuti da una deregolamentazione che fa felice Donald Trump, tornato al centro della scena.

Il messaggio è chiaro: negli Stati Uniti la moneta del futuro non nascerà nelle stanze della Fed, ma nelle mani delle grandi aziende tecnologiche e finanziarie.

La Cina cambia rotta: lo yuan digitale come arma geopolitica

Se a Ovest domina il privato, a Est lo Stato si prende la scena. La Cina, dopo anni di chiusura totale alle criptovalute, prepara una svolta storica: l’introduzione di stablecoin ancorati allo yuan.

Per Pechino è una questione di potere. Oggi la valuta cinese copre appena il 2,88% dei pagamenti globali (dati SWIFT), contro il 47% del dollaro. Troppo poco per un’economia che da anni sfida gli Stati Uniti sul piano commerciale e geopolitico.

Le stablecoin in yuan permetterebbero di superare ostacoli vecchi e nuovi: trasferimenti internazionali rapidi, costi bassi, minor dipendenza dal sistema bancario tradizionale dominato dal dollaro. Non a caso, a fine mese il Consiglio di Stato discuterà una strategia nazionale sull’internazionalizzazione dello yuan.

La moneta digitale diventa così un’arma geopolitica, capace di ridefinire gli equilibri globali.

Il Giappone apre le porte

Tra gli alleati storici degli Stati Uniti, il Giappone sceglie una via diversa. Non rifiuta lo yen digitale, ma riconosce alle criptovalute un ruolo ufficiale.

Il ministro delle Finanze Katsunobu Kato, alla Web3 Conference di Tokyo, ha dichiarato che le cripto sono ormai una componente legittima di un portafoglio diversificato. Non più speculazione selvaggia, ma uno strumento finanziario da regolare, tassare e integrare nel sistema.

Le grandi banche giapponesi stanno già lavorando con la blockchain per nuovi prodotti destinati al mercato asiatico. E il titolo della società Metaplanet, tesoreria in Bitcoin, è stato promosso nell’indice FTSE Japan. Segnali di una normalizzazione che potrebbe fare scuola.

E l’Europa? Il grande assente

Mentre il mondo accelera, l’Europa appare impantanata. Bruxelles lavora all’euro digitale, un progetto che avanza con cautela, tra consultazioni, studi e timori sulla privacy. Ma il tempo stringe.

Il ritardo europeo non è solo tecnologico: è politico. Da un lato, si teme che un euro digitale possa destabilizzare le banche tradizionali; dall’altro, non c’è una visione unitaria su chi debba controllare la nuova moneta, la BCE o gli Stati membri.

Il rischio è evidente: se gli Stati Uniti impongono il dollaro privato delle stablecoin e la Cina spinge lo yuan digitale sui mercati internazionali, l’Europa rischia di restare schiacciata, relegata al ruolo di spettatore.

Implicazioni per l’Unione Europea

Il ritardo europeo ha almeno tre implicazioni concrete:

  1. Perdita di competitività finanziaria
    Le aziende europee che commerciano a livello globale rischiano di doversi adattare a sistemi di pagamento basati su dollari digitali o yuan. Un handicap in termini di costi, tempi e autonomia.
  2. Dipendenza tecnologica
    Senza un’infrastruttura europea per le valute digitali, i cittadini e le imprese si affideranno inevitabilmente a piattaforme americane o asiatiche. Un déjà vu simile a quello vissuto con i colossi digitali (Google, Meta, Alibaba), dove l’Europa non ha mai saputo proporre alternative forti.
  3. Fragilità geopolitica
    Le valute non sono mai solo strumenti economici: sono leve di potere. Restare indietro significa rinunciare a una fetta di sovranità. E in un contesto globale di rivalità crescenti, l’Europa non può permetterselo.

L’euro digitale: occasione o miraggio?

Il progetto dell’euro digitale, se e quando vedrà la luce, potrebbe offrire enormi vantaggi: pagamenti istantanei, inclusione finanziaria, minori costi per consumatori e imprese. Ma per funzionare dovrà risolvere due nodi:

  • la governance, ossia chi decide come funziona e con quali regole;
  • la fiducia dei cittadini, che temono di essere tracciati o controllati.

Senza risposte chiare, l’euro digitale rischia di diventare l’ennesima “grande idea europea” rimasta a metà strada.

Una corsa che decide il futuro

Il 2025 segna un punto di svolta. Le monete virtuali non sono più esperimenti di nicchia: sono strumenti al centro della competizione tra Stati e mercati.

Gli Stati Uniti hanno scelto il modello privato, la Cina quello statale, il Giappone una via ibrida. L’Europa, per ora, resta indecisa. Ma in un mondo che corre, l’indecisione equivale a una sconfitta.

Se Bruxelles non saprà accelerare, l’Unione rischia di ripetere errori già visti nell’economia digitale: grande capacità normativa, ma nessuna vera leadership. Con il risultato di vedere le regole scritte altrove – a Washington o a Pechino – e di doverle subire.

Monete sempre più virtuali: lo sprint americano e il ritardo europeose vuole essere protagonista o spettatrice.

Monete sempre più virtuali: lo sprint americano e il ritardo europeo

Tre libri in italiano (anche tradotti da autori stranieri) che affrontano il tema delle monete digitali, delle criptovalute e delle trasformazioni economiche globali legate alla finanza del futuro, inclusa l’Europa e il suo ritardo:

  1. “Criptoeconomia. Comprendere Bitcoin, blockchain e le nuove monete digitali” – di Ferdinando Ametrano (Egea, 2022)
    Un testo di riferimento in italiano che analizza le basi teoriche ed economiche delle criptovalute, spiegando perché rappresentano una sfida sia per le banche centrali sia per l’Unione Europea.
  2. “Il futuro delle valute digitali. Tra innovazione, finanza e geopolitica” – di Paolo Tasca e Claudio Tessone (Hoepli, 2023)
    Un volume che esplora le nuove forme di denaro digitale, le loro implicazioni regolamentari, e il ruolo dell’Europa rispetto a Stati Uniti e Cina.
  3. “The Future of Money. Come la rivoluzione digitale trasforma la finanza e l’economia globale” – di Eswar S. Prasad (Il Mulino, traduzione italiana, 2022)
    Un libro fondamentale per capire la corsa mondiale verso le monete digitali, con un confronto fra dollaro, yuan e l’euro digitale ancora in fase embrionale.
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