Italia nuovi miliardari: dalle fabbriche alle criptovalute
Italia nuovi miliardari: dalle fabbriche alle criptovalute
L’Italia del 2026 presenta una fotografia economica che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata quasi impensabile. Secondo la classifica internazionale dei grandi patrimoni, il Paese conta il numero record di 91 miliardari, molti dei quali devono la loro posizione a successioni ereditarie o alla divisione di grandi fortune familiari. Ma il dato che colpisce maggiormente riguarda la vetta della graduatoria: l’uomo più ricco d’Italia non è il proprietario di un colosso industriale, né il fondatore di una multinazionale manifatturiera, bensì Giancarlo Devasini, principale azionista di Tether, la più importante stablecoin del mondo delle criptovalute.
Italia nuovi miliardari: dalle fabbriche alle criptovalute

Con un patrimonio stimato in oltre 89 miliardi di dollari, Devasini ha superato figure storiche del capitalismo italiano come Giovanni Ferrero e Andrea Pignataro, fondatore di Ion Group. Ancora più sorprendente è il fatto che l’universo Tether, che comprende anche Paolo Ardoino, amministratore delegato e altro italiano ai vertici della classifica mondiale dei miliardari, si fondi su una struttura aziendale estremamente ridotta: poche centinaia di dipendenti per una società che movimenta quotidianamente centinaia di miliardi di dollari nel mercato globale delle criptovalute.
La domanda sorge spontanea: come è possibile che un’impresa con circa 300 dipendenti generi una ricchezza superiore a quella costruita in decenni da grandi gruppi industriali che occupavano centinaia di migliaia di lavoratori? E soprattutto, quale modello economico rappresenta questa nuova élite finanziaria?
Per comprendere il cambiamento bisogna guardare al passato. Nel 2021 tornò spesso alla memoria una frase pronunciata da Gianni Agnelli: «Nel ’45 avevamo 65.000 dipendenti, oggi 250.000. E sono 50 anni». Era il racconto di un capitalismo industriale che, pur con tutte le sue contraddizioni, legava la crescita della ricchezza privata all’espansione della produzione, dell’occupazione e della capacità manifatturiera del Paese. L’aumento del valore dell’impresa coincideva, almeno in parte, con la crescita della forza lavoro e con la creazione di un indotto diffuso.
Il modello incarnato dalle grandi piattaforme finanziarie e digitali appare invece profondamente diverso. Il valore non deriva principalmente dalla produzione di beni materiali, ma dalla gestione di infrastrutture immateriali, dati, software e flussi finanziari globali. Tether ne è un esempio emblematico. Fondata nel 2014, la società ha creato USDT, una stablecoin ancorata al valore del dollaro statunitense e diventata negli anni il principale strumento di scambio dell’intero ecosistema delle criptovalute. Oggi milioni di investitori utilizzano questo token come equivalente digitale del dollaro per acquistare e vendere asset finanziari senza uscire dal mercato crypto.
Dietro questo successo c’è la figura di Giancarlo Devasini, un imprenditore dal percorso insolito. Laureato in medicina e chirurgia all’Università di Milano, iniziò la carriera come chirurgo plastico prima di abbandonare la professione e dedicarsi al settore informatico. Dalla distribuzione di componenti hardware fino al coinvolgimento nella piattaforma Bitfinex e poi nella nascita di Tether, la sua storia rappresenta una delle più sorprendenti trasformazioni imprenditoriali degli ultimi decenni. Una vicenda, tuttavia, non priva di controversie: dalle accuse di pirateria informatica negli anni Novanta fino alle polemiche sulle riserve di Tether e alle indagini che hanno coinvolto i rapporti finanziari tra la stablecoin e Bitfinex.
Accanto a lui emerge la figura di Paolo Ardoino, informatico ligure trasferitosi in Svizzera e divenuto nel 2023 amministratore delegato di Tether. In pochi anni Ardoino è entrato nella ristretta cerchia delle persone più ricche d’Italia, dimostrando come il nuovo capitalismo tecnologico possa creare patrimoni giganteschi in tempi estremamente rapidi.
Ma questo nuovo sistema economico produce anche interrogativi di carattere sociale e politico. Se il capitalismo industriale richiedeva grandi investimenti in stabilimenti, infrastrutture e forza lavoro, il capitalismo digitale sembra poter accumulare ricchezza con strutture organizzative molto leggere. La conseguenza è che la creazione di valore tende a concentrarsi in poche mani, senza una corrispondente distribuzione di benefici occupazionali sul territorio.
Non si tratta soltanto di una questione economica. Il possesso di patrimoni così elevati conferisce inevitabilmente anche un enorme potere di influenza politica e culturale. Le grandi piattaforme finanziarie globali dialogano direttamente con governi, istituzioni e banche centrali. Nel caso di Tether, il rapporto con la città di Lugano, che ha promosso l’adozione delle criptovalute attraverso specifici accordi di collaborazione, rappresenta un esempio di come il confine tra iniziativa privata e politica economica pubblica stia diventando sempre più sottile.
I sostenitori di questo modello ricordano che l’innovazione tecnologica ha sempre modificato gli equilibri economici e che le criptovalute possono rendere più efficienti i pagamenti internazionali, favorire l’inclusione finanziaria e accelerare la digitalizzazione dell’economia. I critici, invece, sottolineano i rischi di un sistema che produce immense concentrazioni di ricchezza con un impatto occupazionale limitato e che, per la sua natura globale, sfugge spesso ai tradizionali strumenti di regolamentazione statale.
L’Italia dei 91 miliardari racconta dunque due storie diverse. Da un lato, quella delle grandi dinastie industriali e familiari che continuano a rappresentare una parte importante del tessuto economico nazionale. Dall’altro, quella di una nuova élite costruita attorno alla finanza digitale, agli algoritmi e alle criptovalute, capace di generare in pochi anni ricchezze superiori a quelle accumulate in mezzo secolo di sviluppo industriale.
La vera domanda, allora, non è se i nuovi miliardari della finanza digitale siano destinati a sostituire quelli dell’economia tradizionale. Il punto centrale è capire quale modello di sviluppo vogliamo per il futuro: un’economia che lega la crescita del capitale alla produzione, all’occupazione e al territorio, oppure un sistema globale in cui il valore si concentra sempre più nelle mani di pochi attori tecnologici e finanziari, dotati non soltanto di un immenso potere economico, ma anche di una crescente capacità di influenzare la politica e gli equilibri internazionali.
La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: trovare un equilibrio tra innovazione, libertà dei mercati e interesse collettivo, affinché la rivoluzione della finanza digitale non diventi soltanto il motore di nuove straordinarie fortune private, ma anche un’opportunità di crescita condivisa per l’intera società.
Italia nuovi miliardari: dalle fabbriche alle criptovalute
📚 Quattro libri per capire Bitcoin, Tether e il nuovo capitalismo digitale
L’ascesa di colossi come Tether e di nuovi miliardari della finanza digitale, da Giancarlo Devasini a Paolo Ardoino, non può essere compresa senza analizzare i profondi cambiamenti che stanno attraversando l’economia globale. Blockchain, criptovalute, piattaforme digitali e concentrazione della ricchezza sono fenomeni che stanno ridefinendo il rapporto tra mercato, tecnologia e potere. Per orientarsi in questo scenario, quattro libri in lingua italiana offrono strumenti di lettura preziosi, con approcci che spaziano dall’analisi economica alla divulgazione, fino alla riflessione critica sul futuro del capitalismo.
📘 1. Homo crypto. Per capire l’apocalisse Bitcoin, l’economia decentralizzata e le scimmie da un milione di dollari – Gianluigi Ballarani
Contenuto. Con uno stile brillante e accessibile, il giornalista ed esperto di innovazione Gianluigi Ballarani accompagna il lettore nel mondo delle criptovalute e della blockchain, raccontando non solo il fenomeno Bitcoin, ma anche l’esplosione degli NFT, della finanza decentralizzata (DeFi) e delle nuove comunità digitali nate attorno agli asset crittografici. Il titolo richiama provocatoriamente il caso delle celebri collezioni di immagini digitali vendute per milioni di dollari, simbolo di una rivoluzione culturale prima ancora che finanziaria.
👉 Perché leggerlo. È uno dei testi più efficaci per comprendere come il fenomeno crypto non sia soltanto una questione di investimenti, ma rappresenti un cambiamento profondo del rapporto tra tecnologia, economia e società. Il libro aiuta a capire perché aziende come Tether abbiano acquisito un ruolo centrale nell’ecosistema finanziario globale e quali dinamiche culturali abbiano favorito l’emergere di una nuova élite economica.
📙 2. Il trading sulle criptovalute. Come utilizzare l’analisi tecnica per costruire valide strategie operative per il breve termine – Nicola Iurilli
Contenuto. Il volume affronta il mercato delle criptovalute dal punto di vista operativo, illustrando i principi dell’analisi tecnica, la lettura dei grafici, gli indicatori di mercato e le principali strategie utilizzate dai trader. L’autore spiega il funzionamento delle piattaforme di scambio e le peculiarità di un mercato aperto ventiquattr’ore su ventiquattro, caratterizzato da elevata volatilità.
👉 Perché leggerlo. Pur essendo un manuale rivolto a chi desidera comprendere il funzionamento dei mercati crypto, il libro offre anche una chiave di lettura importante per capire come si generino gli enormi flussi finanziari che hanno reso possibili fortune miliardarie in tempi rapidissimi. È utile soprattutto per chi vuole andare oltre il dibattito ideologico e comprendere concretamente il meccanismo economico che sostiene il settore.
📕 3. Il capitale nel XXI secolo – Thomas Piketty
Contenuto. Considerato uno dei saggi economici più influenti degli ultimi decenni, il libro dell’economista francese Thomas Piketty ricostruisce l’evoluzione storica della distribuzione della ricchezza e dimostra, attraverso una vasta mole di dati, come il capitalismo contemporaneo tenda a concentrare patrimoni e rendite nelle mani di una minoranza sempre più ristretta.
👉 Perché leggerlo. Le classifiche dei miliardari italiani, dominate oggi non soltanto dalle grandi famiglie industriali ma anche dai protagonisti della finanza digitale, trovano in questo volume una chiave interpretativa fondamentale. Piketty aiuta a comprendere perché l’accumulazione della ricchezza stia accelerando e come l’innovazione tecnologica e finanziaria possa amplificare le disuguaglianze economiche.
📕 4. Tecnofeudalesimo. Cosa ha ucciso il capitalismo – Yanis Varoufakis
Contenuto. L’ex ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis propone una tesi provocatoria: il capitalismo tradizionale sarebbe stato superato da un nuovo sistema economico dominato dalle grandi piattaforme digitali e dai proprietari delle infrastrutture tecnologiche globali. Secondo l’autore, il potere economico non deriva più principalmente dalla produzione industriale, ma dal controllo delle reti digitali e dei dati.
👉 Perché leggerlo. È probabilmente il libro che meglio dialoga con i temi dell’articolo. La crescita di società come Tether, capaci di creare enormi ricchezze con strutture aziendali ridotte e un’influenza crescente sui mercati globali, sembra incarnare proprio il passaggio dal capitalismo industriale a un nuovo paradigma economico. Varoufakis offre una lettura critica e originale delle nuove oligarchie tecnologiche e del loro crescente peso anche sul piano politico.
Un percorso di lettura per comprendere il nuovo potere economico
Letti insieme, questi quattro volumi permettono di affrontare il fenomeno delle criptovalute e dei nuovi miliardari da prospettive differenti ma complementari. Homo crypto introduce l’universo culturale e tecnologico della blockchain; Il trading sulle criptovalute ne spiega i meccanismi di funzionamento finanziario; Il capitale nel XXI secolo offre gli strumenti per interpretare la concentrazione della ricchezza; Tecnofeudalesimo colloca il tutto all’interno di una riflessione più ampia sul futuro del capitalismo e sul rapporto tra tecnologia, potere economico e democrazia.
Per chi desidera comprendere come sia stato possibile che un’impresa con poche centinaia di dipendenti, come Tether, abbia generato alcuni dei più grandi patrimoni del pianeta, questa bibliografia rappresenta un punto di partenza solido, aggiornato e criticamente orientato.
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