Istat migliora stime su deficit e debito per 2023

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Istat migliora stime su deficit e debito per 2023

L’Istat ha recentemente rivisto al rialzo le stime economiche per il periodo 1995-2023, con un impatto positivo sul rapporto debito/Pil e sul deficit per il 2023. Secondo i nuovi dati, il rapporto debito/Pil per il 2023 scende al 134,6%, rispetto al 137,3% precedentemente stimato, mentre il deficit si riduce al 7,2%, migliorando rispetto alla stima iniziale del 7,4%. Questi aggiornamenti risultano cruciali per il governo italiano, che si appresta a presentare il Piano strutturale di Bilancio aggiornato, previsto dal nuovo Patto di stabilità europeo, al Consiglio dei Ministri e al Parlamento.

Istat migliora stime su deficit e debito per 2023

L’aggiornamento delle stime ha anche portato a una revisione del Pil ai prezzi di mercato per il 2023, che ora ammonta a 2.128 miliardi di euro, con un incremento di 42,6 miliardi rispetto alla stima precedente di marzo. Anche per gli anni precedenti, come il 2022 e il 2021, il Pil è stato rivisto verso l’alto, rispettivamente di 34,2 miliardi e 20,5 miliardi. Questi aggiustamenti hanno avuto un effetto diretto sulla riduzione del deficit, che per il 2022 è ora stimato all’8,1%, in miglioramento rispetto alla previsione di aprile del -8,6%.

Oltre al miglioramento delle stime sul deficit e debito, anche il saldo primario (che esclude la spesa per interessi) è migliorato, registrando un -3,5% del Pil per il 2023. Questi dati sono di particolare importanza per il governo, in quanto permettono di valutare meglio la solidità delle finanze pubbliche in vista delle prossime politiche economiche. Tommaso Foti, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, ha accennato alla possibilità di richiedere un contributo di solidarietà ai settori che hanno realizzato profitti significativi negli ultimi anni, in un contesto di revisione delle risorse finanziarie.

Dal punto di vista delle componenti del Pil, nel 2023 si è registrato un aumento degli investimenti fissi lordi dell’8,5%, un incremento dei consumi finali nazionali dell’1,2% e una crescita delle esportazioni dello 0,8%. Le importazioni, al contrario, sono diminuite dello 0,4%. Il valore aggiunto in volume ha mostrato tendenze differenziate tra i settori: mentre l’industria in senso stretto ha registrato una diminuzione dell’1,6% e l’agricoltura, silvicoltura e pesca ha subito un calo del 3,5%, le costruzioni hanno visto un forte aumento del 6,7%, e il settore dei servizi ha registrato una crescita dell’1,1%.

Nonostante il Pil in volume per il 2023 sia salito dello 0,7%, ciò rappresenta comunque una revisione al ribasso di 0,2 punti percentuali rispetto alla stima iniziale di marzo. Tuttavia, per il 2022, il Pil è aumentato del 4,7%, con una revisione al rialzo di 0,7 punti percentuali, e per il 2021 ha registrato un aumento dell’8,9%, rivisto di 0,6 punti percentuali.

In sintesi, la revisione delle stime economiche da parte dell’Istat fornisce al governo un quadro economico leggermente più favorevole, con miglioramenti su deficit e debito che potrebbero influenzare le future politiche fiscali e le scelte strategiche legate alla gestione del bilancio pubblico.

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