Il popolo è immortale: orrore bellico e inversione russa attuale

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Il popolo è immortale: orrore bellico e inversione russa attuale

“Il popolo è immortale”: l’epopea di Grossman e il volto eterno dell’orrore bellico

Vasilij Grossman, uno dei grandi narratori della tragedia sovietica del XX secolo, pubblica nel 1942 il romanzo Il popolo è immortale, scritto nei primi mesi della Seconda guerra mondiale. È un libro che nasce sul campo di battaglia, mentre l’autore, corrispondente di guerra, segue l’Armata Rossa nell’estate del 1941, testimoniando in presa diretta l’invasione nazista dell’Unione Sovietica. Ma ciò che colpisce oggi, a ottant’anni di distanza, è quanto quelle stesse pagine parlino anche a noi, in un tempo in cui la Russia è passata da essere la nazione invasa a quella invasore, rispecchiandosi tragicamente in ciò che un tempo condannava.

Il popolo è immortale: orrore bellico e inversione russa attuale

Il romanzo racconta l’inizio dell’Operazione Barbarossa: l’avanzata devastante dell’esercito tedesco, le disfatte sovietiche, la resistenza eroica quanto disperata di contadini e soldati. La figura centrale è Sergej Bogarëv, commissario politico di un battaglione isolato oltre le linee nemiche. In lui si condensano i dubbi e lo smarrimento di una generazione strappata alla vita civile, ai libri, al pensiero. “Che cosa me ne faccio, ora, della mia vecchia vita, del mio lavoro ostinato e prezioso, di gioie e delusioni, dei miei pensieri, delle pagine che ho scritto?” si chiede Bogarëv, in uno dei passaggi più profondi e dolenti del romanzo. È la voce della coscienza intellettuale che si scontra con la brutalità della guerra, che annienta la storia personale, riduce tutto all’essenziale: sopravvivere, combattere, resistere.

Grossman è spinto dalla necessità di raccontare, di fissare sulla pagina ciò che vede. E lo fa con uno stile che unisce il rigore del realismo sovietico a un’umanità che sfida l’ortodossia. Nei suoi ritratti non c’è propaganda ma compassione: il contadino che marcia nella notte sotto i proiettili traccianti, il soldato che osserva i campi bruciati, le madri che abbandonano le loro case. L’eroismo qui è quasi un effetto collaterale della disperazione, del desiderio istintivo di difendere ciò che si ama. Non c’è retorica, ma una sobria epopea della sofferenza.

«Il popolo è immortale, la sua causa è immortale. Ma non si può risarcire la perdita di un uomo!» scriverà Grossman dopo la guerra. Questa frase, che pare conciliare la retorica patriottica con un realismo umano, diventa la chiave di lettura dell’intero romanzo. Il popolo, inteso come insieme, resiste, sopravvive, è immortale. Ma ogni singolo individuo è fragile, irripetibile, e la sua perdita è definitiva. È un pensiero che s’insinua anche in Stalingrado e Vita e destino, i due capolavori maturi di Grossman. In quel primo romanzo, però, c’è già tutto: la tensione tra individuo e collettività, la compassione per i deboli, la consapevolezza che la guerra, anche quando necessaria, è una tragedia senza redenzione.

Oggi, questo romanzo risuona con una forza ancora più inquietante. Nel 2022, la Russia di Putin invade l’Ucraina, innescando un conflitto che ha riportato la guerra in Europa. La storia si è come rovesciata: la nazione che fu invasa dal nazismo diventa essa stessa invasore, e l’Ucraina – patria di nascita dello stesso Grossman – si trova nella posizione del Davide che affronta Golia. Lo stesso paesaggio ucraino attraversato dai soldati nel romanzo viene nuovamente profanato dai carri armati, dagli spari, dai morti civili. I villaggi abbandonati, le città bombardate, la resistenza della popolazione: tutto si ripete. Ma con un paradosso che fa male: questa volta, l’aggressore parla russo.

Grossman, che fu uno dei primi a denunciare l’orrore della Shoah e le repressioni staliniane, sarebbe oggi uno scrittore scomodo per il potere russo. La sua profonda fede nella dignità dell’individuo, il suo rifiuto delle ideologie assolute – anche di quella sovietica – ne fanno un autore “pericoloso”. Nel mondo di Il popolo è immortale, il nemico è chi distrugge la libertà e la vita, chi calpesta l’umanità. La sua condanna alla guerra non è mai cieca, ma sempre radicata in un’etica profonda: quella della verità, della pietà, della responsabilità personale.

Ecco perché oggi il romanzo parla a noi, ancora e forse più di prima. Perché ci ricorda che l’orrore della guerra non ha bandiere buone, che non esiste giustificazione capace di cancellare la sofferenza umana. Ci mostra cosa significhi perdere tutto: la casa, la terra, le certezze. E ci interroga, proprio come interroga Bogarëv: cosa resta di noi, della nostra vita quotidiana, dei nostri sogni, quando l’artiglieria comincia a parlare?

In definitiva, Il popolo è immortale non è solo un romanzo di guerra, ma un’opera che cerca di afferrare l’anima di un popolo nel momento più buio. È una meditazione sul coraggio e sulla perdita, sull’identità e sulla distruzione. Ed è, soprattutto, un avvertimento. Se oggi leggiamo Grossman mentre i razzi colpiscono Kyiv e le città ucraine resistono come un tempo Stalingrado, non possiamo che sentire la sua voce – limpida, onesta, appassionata – levarsi sopra il frastuono della storia per ricordarci che l’uomo, ogni singolo uomo, è sacro. E che nessuna causa, per quanto “immortale”, può giustificare la sua distruzione.

Il popolo è immortale: orrore bellico e inversione russa attuale

Tre libri in italiano (compreso Il popolo è immortale) che affrontano il tema della guerra, della resistenza, della perdita umana e del peso della storia, anche con riflessioni valide per l’attualità:


1. Il popolo è immortaleVasilij Grossman

📚 Editore: Adelphi
🇷🇺 Autore sovietico, tradotto in italiano

Un romanzo scritto durante i primi mesi dell’invasione nazista dell’URSS. Grossman racconta in presa diretta la disfatta iniziale dell’Armata Rossa, l’eroismo quotidiano dei soldati e dei contadini, e il prezzo altissimo pagato da ogni singolo individuo. Un’opera che mette al centro la dignità umana in tempo di guerra, con uno stile sobrio, potente, profondamente etico.
👉 Tema centrale: guerra e individuo, perdita, resistenza, disillusione ideologica.


2. Se questo è un uomoPrimo Levi

📚 Editore: Einaudi
🇮🇹 Autore italiano

Il capolavoro assoluto della memoria dell’Olocausto. Levi racconta la sua esperienza nel campo di Auschwitz, mettendo a nudo la disumanizzazione della guerra e dell’ideologia totalitaria. La sua analisi va oltre il racconto biografico e diventa una meditazione sull’identità, la dignità e il male.
👉 Tema centrale: memoria storica, deportazione, annientamento dell’uomo, coscienza morale.


3. Il tamburo di lattaGünter Grass

📚 Editore: Feltrinelli
🇩🇪 Autore tedesco, tradotto in italiano

Un romanzo allegorico e visionario che narra la Germania prima, durante e dopo il nazismo, attraverso gli occhi di Oskar, un bambino che rifiuta di crescere. Il libro affronta con ironia tragica la follia della guerra e la responsabilità collettiva. Un’opera fondamentale per comprendere il legame tra guerra, identità e rimozione del passato.
👉 Tema centrale: infanzia rubata, responsabilità storica, critica del nazionalismo, trauma collettivo.

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