Femminicidio Pamela Genini: dolore di un Paese impotente

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Femminicidio Pamela Genini: dolore di un Paese impotente

Milano, ottobre 2025 – Pamela Genini aveva 29 anni. Aveva una vita davanti, sogni semplici, un lavoro, amici che la descrivono come “una ragazza luminosa, piena di energia, gentile con tutti”. La sua luce si è spenta nella notte del 14 ottobre, nel quartiere Gorla, quando il compagno, Gianluca Soncin, 52 anni, l’ha uccisa con 24 coltellate nella loro abitazione di via Iglesias. Poi ha tentato di togliersi la vita. Un gesto di una violenza inaudita, compiuto — secondo le prime indagini — al culmine di settimane di persecuzioni, minacce e tentativi di controllo.

Femminicidio Pamela Genini: dolore di un Paese impotente

L’uomo è stato fermato con l’accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione e dallo stalking. La procura di Milano, con la pm Alessia Menegazzo e l’aggiunta Letizia Mannella, ha chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere. Dalle testimonianze emerge che Pamela voleva lasciarlo, che aveva paura, e che in più occasioni aveva confidato a un ex fidanzato e ad alcune amiche le violenze subite. L’assassino, secondo le ricostruzioni, si sarebbe introdotto in casa con una copia delle chiavi fatta di nascosto, sorprendendola mentre chiedeva aiuto al telefono.

Quando i vicini hanno sentito le urla e chiamato il 112, era già troppo tardi.


Una tragedia che si ripete: una donna uccisa ogni tre giorni

Il femminicidio di Pamela Genini è l’ennesimo nome in una lista che continua ad allungarsi.
Secondo i dati del Ministero dell’Interno aggiornati al settembre 2025, in Italia sono 97 le donne uccise dall’inizio dell’anno, e oltre il 60% dei casi è avvenuto per mano di un partner o di un ex. L’Istat parla di un ritmo costante e agghiacciante: una vittima ogni tre giorni.

In Lombardia, nel solo 2024, gli omicidi di questo tipo sono stati 11, con Milano tra le province più colpite. A livello europeo, l’Italia resta uno dei Paesi con il più alto numero di femminicidi domestici, pur con una lieve riduzione rispetto a dieci anni fa. Ma ciò che allarma gli esperti è la recidiva: molti autori di femminicidio erano già stati segnalati per violenza domestica, senza che la macchina della protezione riuscisse ad attivarsi in tempo.

Nel mondo, ogni dieci minuti, una donna viene uccisa da un partner o da una persona a lei vicina.


Il Codice Rosso: una legge necessaria, ma non sufficiente

Dal 2019, l’Italia si è dotata del Codice Rosso, che impone alla magistratura e alle forze dell’ordine di intervenire rapidamente nei casi di violenza domestica, stalking e abusi. Il Pubblico Ministero deve ascoltare la vittima entro tre giorni dalla denuncia. In teoria, un meccanismo capace di salvare vite.

Ma nella pratica, le falle restano enormi. Mancano risorse, personale formato e una rete efficace tra forze dell’ordine, tribunali e servizi sociali. Spesso le denunce non vengono collegate tra loro, o vengono sottovalutate come “liti familiari”.
E troppe donne non riescono nemmeno a denunciare: per paura, per vergogna, o perché non credono di poter essere credute.

Per questo, ricordare l’esistenza del 1522, il Numero Antiviolenza e Antistalking, resta fondamentale. È gratuito, attivo 24 ore su 24, con operatrici specializzate che offrono ascolto e sostegno psicologico, anche in più lingue.


Pamela, come troppe altre, aveva chiesto aiuto

Le indagini rivelano che Pamela aveva confidato a persone vicine le minacce subite. Aveva paura, ma cercava di ricostruirsi una vita. È un copione che si ripete: una spirale di controllo, isolamento e violenza psicologica che spesso precede la tragedia.

Gli amici raccontano che “lui era ossessivo, non accettava l’idea che lei potesse lasciarlo”.
Una dinamica nota a chi si occupa di violenza di genere: l’uomo che non accetta di perdere il controllo sulla donna e trasforma la relazione in possesso.
La psicologa forense Chiara Pederzani lo definisce “un meccanismo di dominio patriarcale travestito da amore”: «Molti di questi uomini non tollerano il rifiuto perché non vedono l’altra come persona, ma come proprietà. E la società, ancora oggi, tende a normalizzare la gelosia come segno di passione».


Oltre la cronaca: un fallimento collettivo

Ogni femminicidio non è solo un delitto, ma un fallimento collettivo. È la dimostrazione che, nonostante leggi, campagne e indignazione pubblica, non stiamo ancora proteggendo davvero le donne.
Non bastano pene più severe: serve un cambio di mentalità.

Occorre agire sulla cultura, sulle scuole, sull’educazione affettiva. Bisogna insegnare ai ragazzi — e soprattutto ai ragazzi maschi — che il rifiuto non è un affronto, che l’amore non è possesso, che la forza non è dominio.
E alle ragazze, che nessuna relazione deve togliere libertà o dignità.

Anche i media hanno un ruolo decisivo: raccontare queste storie con rispetto, senza spettacolarizzazione, smettendo di parlare di “raptus di gelosia” o “crimini passionali”. Non c’è passione, c’è potere. Non c’è raptus, c’è controllo.


Un impegno di tutti: ascoltare, credere, prevenire

La vicenda di Pamela Genini è una ferita aperta nella coscienza civile italiana.
Ma può diventare — deve diventare — un punto di svolta.
Occorre potenziare i centri antiviolenza, formare gli operatori di polizia e sanitari a riconoscere i segnali, sostenere psicologicamente le vittime che denunciano e garantire percorsi di recupero per gli uomini violenti, prima che sia troppo tardi.

Perché la prevenzione è l’unica arma vera.
Ogni donna che trova il coraggio di parlare deve sapere che sarà ascoltata e protetta.


Un nome da non dimenticare

Pamela Genini non è solo una vittima. È una storia, una persona, un volto che non può essere ridotto a una statistica.
Il suo nome si aggiunge a quelli di troppe altre donne che non ci sono più. Ma può ancora significare qualcosa, se la sua morte diventerà l’occasione per cambiare.

Non servono solo leggi. Serve una rivoluzione culturale che cominci nelle case, nelle scuole, nelle parole.
Solo quando la società smetterà di giustificare, di minimizzare, di voltarsi dall’altra parte, potremo dire che la violenza non è più la norma, ma un’aberrazione.

Fino ad allora, ricordare Pamela — e tutte le altre — è un dovere civile.

Femminicidio Pamela Genini: dolore di un Paese impotente

Tre libri recenti (o nuove edizioni) in italiano o tradotti che approfondiscono in modo significativo i temi della violenza di genere e del cambiamento culturale, utili per chi vuole capire meglio dinamiche, discorsi e possibili vie d’uscita.

1. A Critical Discourse Analysis of Violence against Women. From D.A.R.V.O. to Institutional Courage — Giuseppina Scotto di Carlo (Palgrave Macmillan, 2025)

Questo saggio analizza come il linguaggio — nei media, nelle istituzioni e nelle interazioni quotidiane — contribuisca a perpetuare la violenza contro le donne. Introduce il concetto di DARVO (Deny, Attack, Reverse Victim and Offender), una tattica utilizzata da autori di violenza per negare il danno, attaccare la vittima e ribaltare la narrazione. Ma non si limita a denunciare: esplora anche come il discorso possa diventare strumento di cambiamento, con esempi di “coraggio istituzionale” dove le istituzioni usano un linguaggio che riconosce il danno e promuove responsabilità. Un testo importante per comprendere come cambiano (o dovrebbero cambiare) le parole che usiamo per parlare di violenza.


2. Social Representations of Gender Violence in Italy: Blaming Women in the Courts and the Press — Flaminia Saccà (Palgrave Macmillan, pubblicato in italiano/ingl.)

Pubblicato nel 2024, questo libro raccoglie un’analisi sociologica e socio-linguistica su come la stampa e le sentenze giudiziarie italiane rappresentano la violenza di genere. L’autrice studia un grande corpus di articoli di giornale e più di 200 sentenze per mostrare come spesso si tenda a spostare la responsabilità dalle persone che commettono violenza verso le vittime: stereotipi, giustificazioni sociali e linguaggi colpevolizzanti sono ricorrenti. Un libro che aiuta a capire come il cambiamento culturale passi anche e soprattutto attraverso la modifica delle narrazioni pubbliche.


3. Gender and Culture Wars in Italy: A Genealogy of Media Representations — Emiliana De Blasio & Donatella Selva (Springer, 2024)

Questo volume esamina come questioni di genere siano diventate terreno di scontro politico e culturale in Italia. Le autrici ricostruiscono alcuni dei principali dibattiti mediatici recenti sui temi dell’identità, della sessualità, del ruolo delle donne e delle libertà civili, mostrando come le “culture wars” — cioè la polarizzazione culturale intorno a questi temi — influenzino le percezioni, le politiche e i comportamenti sociali. È utile per chi vuole capire non solo i fatti della violenza di genere, ma anche il contesto culturale che ne alimenta (o frena) il riconoscimento, la prevenzione e il contrasto.

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