Ucraina 2025: un mondo di divisioni, guerra e un futuro segnato
Ucraina 2025: un mondo di divisioni, guerra e un futuro segnato
18 marzo 2025. Un giorno come un altro, in un mondo che ha smesso di fingere di credere nella pace come fine della guerra e ha iniziato a concepirla come un semplice accordo tra potenti. L’Ucraina, il Paese che per anni ha lottato per la propria integrità, esiste ora come un territorio da spartire. Da una parte, la sfera d’influenza russa, con le sue bandiere rosse e blu che sventolano su città un tempo ucraine. Dall’altra, una nuova zona occidentale sotto il controllo indiretto degli Stati Uniti, guidati da un Donald Trump tornato alla Casa Bianca con il solito slogan della sua grandezza, della sua presunta capacità di rifare l’America potente.

La probabile spartizione sarà siglata con strette di mano e dichiarazioni solenni, con le televisioni di Stato e celebrato l’accordo come una vittoria della diplomazia. Ma il popolo ucraino, quello vero, quello che ha visto le sue case distrutte, i suoi figli partire per guerre che non hanno deciso, non festeggianno. Le città di confine saranno svuotate e ricollocate, gli ucraini diventeranno stranieri nella loro stessa terra. La pace, diranno, è arrivata, ma solo perché le grandi potenze hanno deciso che la guerra non serviva più ai loro interessi.
A migliaia di chilometri di distanza, sotto un cielo che non fa più distinzione tra il giorno e la notte, Gaza continua a bruciare. Missili, bombe, distruzione: lo scenario è sempre lo stesso, ripetuto in loop come un disco rotto che nessuno ha voglia di cambiare. Le immagini di bambini insanguinati, di padri che scavano a mani nude tra le macerie, di ospedali ormai ridotti a fosse comuni, non colpiscono più l’opinione pubblica. C’è chi distoglie lo sguardo per non sentire il peso dell’impotenza, e chi, semplicemente, non guarda più. Il mondo è andato avanti, assuefatto alla violenza, convinto che questa guerra sia diventata ormai una sorta di rumore di fondo della storia.
Donald Trump, impassibile, twitta dal suo ufficio: “L’America deve proteggere i suoi alleati, ma non può fermare la storia. Israele fa ciò che deve per la sua sicurezza. I democratici e i media liberali vogliono farci sentire in colpa, ma noi non ci caschiamo!”. È il solito linguaggio semplice e diretto, il linguaggio che ha conquistato milioni di americani.
Nel frattempo, la diplomazia mondiale si è ridotta a teatrini. Le Nazioni Unite, svuotate di qualsiasi autorità, lanciano dichiarazioni di preoccupazione che nessuno legge. L’Europa balbetta, incapace di decidere se essere fedele ai propri valori o ai propri mercati. La Cina osserva in silenzio, muovendo pezzi invisibili sulla scacchiera del futuro.
E poi c’è Papa Francesco. Ricoverato da settimane al Gemelli, il pontefice argentino continua a lanciare il suo messaggio di pace, un messaggio che sembra provenire da un altro tempo, da un’altra era in cui le parole avevano ancora un peso. “Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra”, scrive in una lettera indirizzata al Corriere della Sera. Ma le parole, oggi, sono solo rumore. I leader del mondo non vogliono ascoltare, i popoli sono troppo stanchi per lottare.
Le religioni, dice il Papa, dovrebbero attingere alla spiritualità per risvegliare il desiderio di fratellanza. Ma il mondo di oggi non cerca più la fratellanza, cerca la stabilità a qualsiasi costo. E se il prezzo è il sangue degli innocenti, allora che sia.
18 marzo 2025. La guerra non è più una tragedia, è diventata una prassi. La pace non è più un obiettivo, ma una definizione malleabile che serve solo a chi detiene il potere. E il resto del mondo? Guarda, scorre distratto sui social, scrolla via le immagini del dolore. Perché la guerra è lontana, finché non bussa alla porta di casa.
E in quel momento, sarà troppo tardi.
Ucraina 2025: un mondo di divisioni, guerra e un futuro segnato
Tre libri che affrontano i temi della guerra, dell’indifferenza e della manipolazione della pace:
- “Guerra e pace” – Lev Tolstoj
Un classico senza tempo che esplora la guerra non solo come scontro militare, ma anche come condizione dell’animo umano. Il romanzo segue le vite di diversi personaggi durante le guerre napoleoniche, mostrando l’impatto della violenza sulla società e sulle persone. - “La banalità del male” – Hannah Arendt
Un saggio fondamentale che analizza il processo a Adolf Eichmann, mostrando come il male possa diventare un fatto burocratico, privo di coscienza. Il libro riflette sull’indifferenza e sulla normalizzazione della violenza, temi molto attuali rispetto ai conflitti di oggi. - “Cecità” – José Saramago
Un romanzo distopico che racconta di un’epidemia improvvisa di cecità bianca che colpisce un’intera città. La storia diventa una metafora potente sull’indifferenza, sul collasso della società e sull’egoismo umano di fronte alla sofferenza collettiva.
Questi libri offrono prospettive diverse sulla guerra, la violenza e l’apatia del mondo di fronte alle tragedie.

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