Tassa una tantum del 40% sugli extraprofitti delle banche
Il governo italiano, prima di chiudere per ferie, ha annunciato una tassa una tantum del 40% sugli extraprofitti delle banche, inserita nel calderone del cosiddetto “Decreto Asset” (Disposizioni urgenti a tutela degli utenti e in materia di attività economiche e investimenti strategici).
L’inserimento della misura in un decreto assai confuso, all’assenza di una reale definizione dei criteri della sua applicazione, e dunque dei necessari passaggi parlamentari, fino alla destinazione a una improbabile copertura fiscale, avrebbe dovuto essere palese che la pomposa imposta contro gli extra-profitti ha i tratti della retorica proclamazione d’intenti.
La tassa si applicherà agli utili delle banche che hanno registrato una crescita superiore al 3% nel 2022 e al 6% nel 2023. La tassa è stata introdotta per ridurre il divario di reddito tra le banche e il resto dell’economia italiana.
Le banche hanno criticato la tassa, sostenendo che è una misura punitiva che danneggerà la crescita economica.
Il governo ha sostenuto che la tassa è necessaria per garantire che le banche condividano i loro profitti con il resto dell’economia.


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