Rapporto Inps: disparità nelle pensioni tra Nord e Sud

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Rapporto Inps: disparità nelle pensioni tra Nord e Sud

Il Rapporto Inps del 2023 fornisce un quadro dettagliato sulla situazione dei pensionati in Italia e sui fattori che influiscono sulla sostenibilità del sistema pensionistico. Nel 2023, il numero di pensionati è rimasto stabile rispetto all’anno precedente, con circa 16,2 milioni di persone che ricevono una pensione. Di questi, il 52% sono donne. L’importo lordo della spesa pensionistica si attesta a circa 347 miliardi di euro, di cui 338 miliardi erogati dall’Inps.

Rapporto Inps: disparità nelle pensioni tra Nord e Sud

Uno degli aspetti evidenziati dal Rapporto è la disparità geografica nell’accesso e negli importi delle pensioni. Le regioni settentrionali, in particolare la Valle d’Aosta e il Trentino-Alto Adige, presentano la percentuale più alta di nuovi pensionati che hanno contributi versati (oltre il 95%), seguite dalle altre regioni del Nord, escluse la Liguria, e dalla Toscana. In termini di importi medi, le pensioni più elevate sono erogate in Lombardia, Trentino-Alto Adige e Lazio, con un valore medio di oltre 1.400 euro lordi al mese. Al contrario, le regioni del Mezzogiorno, come la Calabria, presentano importi inferiori ai 1.100 euro.

Anche le prestazioni assistenziali, come le pensioni per invalidità civile, sono distribuite in modo non uniforme. Più della metà delle pensioni di invalidità sono liquidate in regioni come Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Questo riflette un’elevata concentrazione di beneficiari in queste aree, spesso legata a condizioni economiche e sanitarie più precarie rispetto al Nord del paese.

Uno dei problemi più significativi messi in luce dal Rapporto è la spesa pensionistica elevata in Italia, dovuta principalmente a due fattori. Primo, l’età effettiva di accesso alla pensione è ancora relativamente bassa, nonostante l’età legale sia fissata a 67 anni, una delle più alte in Europa. Questo è dovuto all’esistenza di numerosi canali di uscita anticipata dal mercato del lavoro, che permette a molte persone di ritirarsi prima. Secondo, il tasso di sostituzione (il rapporto tra la pensione e l’ultima retribuzione percepita) è tra i più alti dell’Unione Europea, quasi 15 punti percentuali sopra la media.

Il Rapporto sottolinea la necessità di porre particolare attenzione al lavoro giovanile e femminile, entrambi caratterizzati da carriere discontinue. Il fenomeno dei NEET (giovani che non studiano, non lavorano e non si formano) è preoccupante e richiede politiche mirate per ridurre questo numero e fermare l’emigrazione dei giovani all’estero. Inoltre, è importante incentivare il rientro di coloro che hanno lasciato il paese negli ultimi anni. Parallelamente, un maggiore coinvolgimento delle donne nel mercato del lavoro potrebbe essere una risorsa per migliorare la sostenibilità del sistema pensionistico.

Infine, si osserva una diminuzione del lavoro autonomo, con una riduzione del numero di artigiani e commercianti iscritti all’Inps, così come dei lavoratori autonomi nel settore agricolo. Questo trend pone nuove sfide per il sistema previdenziale, che dovrà adattarsi a un mercato del lavoro in cambiamento e a un trend demografico che vede la popolazione invecchiare rapidamente, con un impatto sulla sostenibilità del sistema a lungo termine.

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