Legge di bilancio di Trump e Nato aumento spese militari
Legge di bilancio di Trump e Nato aumento spese militari
Due volti della stessa moneta: la legge di bilancio di Trump e l’accordo NATO sulle spese militari
Due eventi hanno segnato profondamente il panorama politico ed economico occidentale: la legge di bilancio approvata sotto l’amministrazione Trump e l’accordo dell’Alleanza Atlantica per portare le spese militari fino al 5% del PIL entro il 2035. Due decisioni che, seppur avvenute in contesti diversi, mostrano una preoccupante coerenza ideologica: aumentare il peso del militarismo e della sicurezza a scapito delle politiche sociali e dell’equilibrio finanziario. In entrambi i casi, a farne le spese sono i cittadini più vulnerabili, mentre a beneficiare sono i grandi apparati militari e le élite economiche.

La legge di bilancio di Trump, definita con toni trionfalistici come il “Big Beautiful Bill”, è stata presentata come una svolta epocale per l’economia americana. Il provvedimento ha previsto sgravi fiscali per circa 5.000 miliardi di dollari, con un’attenzione particolare alle grandi imprese e ai redditi più alti. Ma a finanziare questi tagli non sono stati aumenti di efficienza o nuove entrate, bensì drastici tagli al welfare: tra i più colpiti, il programma Medicaid e l’assistenza alimentare SNAP. Per milioni di americani a basso reddito, ciò ha significato perdere l’accesso a cure mediche e a un sostegno minimo per l’alimentazione.
Il caso di Medicaid è emblematico. Si tratta del più ampio programma sanitario per persone a basso reddito negli Stati Uniti, con oltre 71 milioni di beneficiari. Trump ha imposto l’introduzione dell’obbligo di lavoro per gli adulti senza figli e senza disabilità, fissando una soglia di 80 ore mensili per poter accedere ai benefici. Un approccio punitivo che non considera la precarietà del lavoro in molte aree degli Stati Uniti, né le difficoltà oggettive che affrontano milioni di persone nel trovare un impiego stabile.
Questa legge non è solo un provvedimento economico, ma un manifesto ideologico: togliere ai poveri per dare ai ricchi, riducendo il ruolo dello Stato come garante della giustizia sociale. Il debito pubblico, inoltre, è cresciuto di oltre 3.300 miliardi di dollari, smentendo la retorica di una destra americana interessata al rigore nei conti.
Parallelamente, in Europa e in ambito NATO, si è assistito a una trasformazione altrettanto significativa: l’accordo per aumentare le spese militari fino al 5% del PIL. La decisione, presa durante il vertice all’Aja tra i 32 membri dell’Alleanza Atlantica, rappresenta uno degli impegni più ambiziosi – e controversi – della politica di difesa occidentale. Trump, anche in questo caso protagonista e promotore dell’accordo, l’ha definita una “vittoria monumentale”. Ma a quale prezzo?
L’intesa prevede che il 3,5% del PIL sia destinato direttamente alle spese militari, mentre il restante 1,5% sarà impiegato in settori connessi alla sicurezza, come infrastrutture strategiche e telecomunicazioni. Si tratta di cifre imponenti: per l’Italia, ad esempio, la spesa potrebbe passare dagli attuali 33 miliardi a oltre 78 miliardi di euro annui entro il 2035. Tutto ciò in un contesto in cui i sistemi sanitari arrancano, le scuole mancano di fondi, le periferie si svuotano di servizi e il tasso di povertà resta elevato.
La Spagna, guidata dal premier Pedro Sanchez, ha cercato di frenare questo slancio, ottenendo una deroga che fissa la soglia al 2,1% del PIL. Un gesto che ha provocato le ire di Trump, ma che testimonia il disagio di alcuni Paesi nel dover destinare risorse crescenti alla difesa mentre i bisogni sociali interni rimangono insoddisfatti.
A ben vedere, i due eventi – la legge di bilancio americana e l’accordo NATO – sono uniti da un filo rosso: la convinzione che la sicurezza e la crescita economica possano essere garantite solo aumentando le spese militari e riducendo le politiche di inclusione. È una visione che premia l’apparato industriale-militare e ignora le diseguaglianze sociali, il cambiamento climatico, la sanità, l’istruzione. Eppure, in entrambi i casi, l’opinione pubblica è rimasta sorprendentemente silenziosa.
Come è possibile che misure che sottraggono miliardi al welfare per destinarli a missili, basi e mezzi corazzati vengano accolte con entusiasmo o, peggio, con indifferenza? Dove si è smarrita l’indignazione collettiva, la consapevolezza che un Paese forte non si misura solo in potenza militare, ma nella qualità della vita dei suoi cittadini?
L’assenza di protesta potrebbe derivare da una narrazione dominante che presenta la sicurezza come un bene assoluto, da garantire a ogni costo. Ma ciò rischia di renderci ciechi davanti alla militarizzazione della società e all’impoverimento delle sue fondamenta civili. Quando si investono più risorse in armi che in ospedali, è legittimo chiedersi se siamo davvero più sicuri – o semplicemente più distanti da una società equa e giusta.
Legge di bilancio di Trump e Nato aumento spese militari
Tre libri in italiano, anche di autori stranieri, che affrontano in modo critico e approfondito i temi della spesa militare, disuguaglianza economica, tagli al welfare e priorità politiche sbilanciate:
1. “Il capitale nel XXI secolo”
📘 Autore: Thomas Piketty
📚 Editore italiano: Bompiani
🗓️ Anno edizione italiana: 2014
Temi trattati:
– Disuguaglianze economiche crescenti
– Politiche fiscali sbilanciate a favore dei più ricchi
– Critica all’accumulo di capitale nelle mani di pochi
– Ruolo dello Stato nel riequilibrare welfare e giustizia sociale
💬 Perché è rilevante: Piketty offre un’analisi storica e statistica delle disuguaglianze generate anche da politiche come quella della legge di bilancio di Trump. Un testo fondamentale per capire come le scelte fiscali influenzino la giustizia sociale.
2. “La guerra è un racket”
📘 Autore: Smedley D. Butler
📚 Editore italiano: Edizioni Asterios
🗓️ Anno edizione italiana: 2010 (prima pubblicazione originale: 1935)
Temi trattati:
– Critica diretta all’industria bellica
– Legami tra capitalismo e guerre
– Spese militari come strumento di arricchimento per pochi
– Testimonianza diretta di un generale dei Marines
💬 Perché è rilevante: Nonostante sia stato scritto quasi un secolo fa, è sorprendentemente attuale. Butler, militare pluridecorato, denuncia come la guerra sia diventata un affare economico per élite industriali, a discapito del popolo.
3. “Shock economy: L’ascesa del capitalismo dei disastri”
📘 Autrice: Naomi Klein
📚 Editore italiano: Rizzoli
🗓️ Anno edizione italiana: 2008
Temi trattati:
– Politiche neoliberiste
– Tagli al welfare sotto il pretesto di crisi o emergenze
– Privatizzazioni forzate
– Ruolo della guerra e della paura nella manipolazione politica
💬 Perché è rilevante: Klein mostra come crisi economiche e guerre vengano usate per giustificare tagli sociali e aumenti di spesa militare. Un libro che aiuta a comprendere i meccanismi dietro scelte come quelle di Trump e della NATO.

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