La democrazia non può esistere senza dissenso

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La democrazia non può esistere senza dissenso. La democrazia è conflitto. Oggi assistiamo ad una progressiva criminalizzazione del dissenso, come della solidarietà, e, in senso ampio, della conflittualità sociale.

La repressione avviene attraverso l’introduzione di norme restrittive e punitive, attraverso l’uso sproporzionato di strumenti civili e penali. La Costituzione, nata in seguito alla sconfitta della dittatura fascista, oggi sembra essere antagonista alle politiche dei governi. La Costituzione oggi, più che attuata dalle istituzioni, è praticata dai movimenti sociali; diviene una “alternativa antagonista” rispetto alle politiche di governi che ne hanno abbandonato il progetto di emancipazione sociale.

La democrazia non può esistere senza dissenso

Pensiamo al definanziamento della sanità rispetto alla garanzia del diritto alla salute, alla deregolamentazione del diritto del lavoro che non lo garantisce come strumento di dignità, ad un sistema fiscale sempre più lontano da un modello progressivo che assicuri redistribuzione e diritti sociali. Una riflessione rispetto alla criminalizzazione delle lotte e i principi tutelati dalla Costituzione.

Il modello della Costituzione è una democrazia pluralista, conflittuale e sociale. L’art. 3, comma 2, della Costituzione prevede un progetto di emancipazione sociale e di trasformazione della società nel senso di un pieno sviluppo della persona e della sua partecipazione alla vita del Paese. Dagli anni Ottanta, abbiamo assistito a una regressione nella tutela dei diritti sociali e a processi di liberalizzazione e privatizzazione. A questo si aggiungono riforme costituzionali, come il principio del pareggio di bilancio, che inserisce una nota stonata rispetto al modello di democrazia sociale.

La democrazia, sia sociale che politica, è stata progressivamente svuotata, inclinando verso una deriva autoritaria. La voracità del neoliberismo porta ad accantonare ogni progetto di redistribuzione, di giustizia sociale e di giustizia ambientale, fino a sfociare in conflitti globali.

Negli Stati Uniti, il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump ha evidenziato una pericolosa concentrazione di poteri nell’esecutivo, minando il principio fondamentale della separazione dei poteri. La democrazia statunitense, basata su un equilibrio tra legislativo, esecutivo e giudiziario, ha visto un progressivo indebolimento del ruolo del Congresso e una crescente politicizzazione della Corte Suprema. Questo ha portato a un indebolimento della democrazia stessa, con una polarizzazione estrema della società e un aumento della repressione del dissenso.

Anche in Europa, il progressivo spostamento verso politiche neoliberiste ha ridotto lo spazio della democrazia partecipativa. Il principio del pareggio di bilancio e la crescente influenza delle istituzioni finanziarie internazionali sulle politiche nazionali hanno limitato la capacità degli Stati di attuare politiche sociali ed economiche in favore dei cittadini. Questo ha alimentato un senso di disillusione e sfiducia nella politica, favorendo l’ascesa di movimenti populisti e autoritari.

“There is no alternative” (T.I.N.A) era una delle formule più spesso usate da Margaret Thatcher per esprimere una linea di pensiero che considera il neoliberismo come la sola ideologia restante valida. Nell’economia, nella politica e nell’economia politica, questa frase ha preso il significato della mancanza di alternative al sistema neoliberista: il libero mercato, il capitalismo e la globalizzazione sono l’unica strada percorribile per lo sviluppo di una società moderna. Tuttavia, questo approccio ignora le contraddizioni e le disuguaglianze che il modello neoliberista ha generato negli ultimi decenni. La crisi della democrazia non è inevitabile, ma richiede un ripensamento delle politiche economiche e sociali, che devono essere orientate alla redistribuzione della ricchezza, alla tutela dei diritti e alla partecipazione democratica.

Se la democrazia vuole sopravvivere, deve rimanere un sistema aperto al dissenso, capace di garantire la pluralità e di rispondere alle esigenze della società senza ricorrere alla repressione. Il vero equilibrio democratico non si trova nell’accentramento del potere, ma nella sua divisione e nel costante confronto tra le diverse componenti della società.

La democrazia non può esistere senza dissenso

Tre libri in italiano, anche di autori stranieri tradotti, che affrontano il tema della democrazia, del neoliberismo e della crisi dei diritti sociali:

  1. “Democrazia senza popolo”Luca Ricolfi
    • Il sociologo italiano analizza il declino della democrazia rappresentativa, l’indebolimento del potere decisionale dei cittadini e l’aumento dell’influenza delle élite economiche e finanziarie sulle istituzioni.
  2. “Il capitalismo della sorveglianza”Shoshana Zuboff
    • Un’analisi approfondita sul modo in cui il capitalismo digitale ha trasformato la democrazia, minando la libertà individuale attraverso la raccolta e l’uso massiccio dei dati personali.
  3. “Postdemocrazia”Colin Crouch
    • Il politologo britannico descrive come le democrazie moderne siano sempre più dominate da élite economiche e da politiche neoliberiste, svuotando la partecipazione democratica e rafforzando le disuguaglianze.
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