Giulio Regeni tra memoria, giustizia e responsabilità politica

, ,

Dieci anni senza verità: il caso Giulio Regeni tra memoria, giustizia e responsabilità politica

Il 25 gennaio 2026 segna una data che pesa come una ferita ancora aperta nella coscienza civile italiana ed europea: sono passati dieci anni dalla scomparsa di Giulio Regeni, rapito al Cairo nel giorno simbolo dell’anniversario di piazza Tahrir e ritrovato senza vita il 3 febbraio 2016, con il corpo devastato da torture sistematiche. Dieci anni dopo, il caso Regeni resta senza una verità pienamente accertata e riconosciuta, mentre il tempo rischia di diventare il più pericoloso alleato dell’oblio.

Giulio Regeni tra memoria, giustizia e responsabilità politica

Giulio Regeni era un giovane ricercatore dell’Università di Cambridge, impegnato in uno studio sui sindacati indipendenti egiziani. Un lavoro accademico, rigoroso e pacifico, che lo ha reso però vulnerabile in un contesto autoritario segnato da repressione, controllo capillare e violazioni sistematiche dei diritti umani. Il suo corpo, ritrovato ai margini di una strada, mostrava segni inequivocabili di torture compatibili con pratiche documentate dei servizi di sicurezza egiziani. La madre Paola Deffendi disse di aver riconosciuto il figlio “dalla punta del naso” e di aver visto sul suo volto “tutto il male del mondo”: parole che sono diventate simbolo di una tragedia che va oltre il singolo caso.

Da allora, la richiesta di “Verità per Giulio Regeni” è diventata una mobilitazione collettiva. Lo striscione giallo, esposto su municipi, università, teatri e biblioteche, non è solo un segno di solidarietà, ma un atto politico e morale. È il rifiuto di accettare versioni ufficiali fragili, depistaggi, silenzi istituzionali. È la rivendicazione di una verità indipendente, costruita anche grazie al coraggio di chi, in Egitto, continua a occuparsi di diritti umani nonostante arresti arbitrari, sparizioni forzate e intimidazioni.

Le responsabilità del regime di Abdel Fattah al-Sisi sono state fin dall’inizio al centro delle indagini. Il Parlamento europeo ha chiarito che l’omicidio di Regeni non è un episodio isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio di torture, morti in carcere e repressione sistematica. Eppure, sul piano diplomatico e politico, l’Italia ha oscillato tra richiami formali e una sostanziale normalizzazione dei rapporti con Il Cairo, dettata da interessi economici, energetici e strategici.

Un nodo emblematico di questa contraddizione è rappresentato dalla Legge 185/1990, che regola l’esportazione di armamenti italiani. Nata da una forte mobilitazione della società civile, la legge introduce criteri innovativi: il ripudio della guerra, il rispetto dei diritti umani, la trasparenza e il controllo parlamentare sulle vendite di armi. In teoria, impedisce l’export verso Paesi responsabili di gravi violazioni dei diritti della persona. In pratica, anche dopo l’assassinio di Giulio Regeni, l’Italia ha continuato a vendere armi e munizioni all’Egitto, sollevando interrogativi profondi sulla coerenza tra principi proclamati e scelte concrete.

Nel febbraio 2025 è iniziato l’iter parlamentare per la modifica della Legge 185/90. Un passaggio delicato, che rischia di indebolire proprio quei meccanismi di controllo e trasparenza che avevano reso la norma un modello a livello internazionale. In gioco non c’è solo una questione tecnica o procedurale, ma il senso stesso della politica estera italiana: può un Paese che chiede verità e giustizia per un proprio cittadino continuare a sostenere economicamente, anche indirettamente, un regime accusato di gravi crimini?

Sul fronte giudiziario, qualcosa si è mosso. Grazie alla determinazione dei genitori di Giulio, Claudio Regeni e Paola Deffendi, e al lavoro dell’avvocata Alessandra Ballerini, nel 2023 è stato avviato un processo contro quattro agenti della National Security egiziana. Il procedimento, iniziato nella primavera del 2024, dovrebbe arrivare a sentenza entro la fine del 2026. È un passaggio cruciale, ma non sufficiente: senza la collaborazione delle autorità egiziane e senza l’individuazione dei mandanti, la giustizia resta parziale.

Il documentario Giulio Regeni – Tutto il male del mondo ha restituito voce ai genitori, mostrando il volto umano di una battaglia che è insieme privata e collettiva. Non è solo la storia di un figlio ucciso, ma quella di uno Stato chiamato a scegliere se stare dalla parte dei diritti o degli interessi.

Dieci anni dopo, il caso Regeni continua a interrogare l’Italia e l’Europa. Resiste nella cultura civile, nelle università, nelle piazze, nelle coscienze di chi rifiuta l’idea che il tempo possa cancellare la responsabilità. Finché non ci sarà una verità piena e riconosciuta, “Verità per Giulio Regeni” non resterà uno slogan, ma un dovere democratico. Perché la libertà di ricerca, la dignità umana e il rispetto dei diritti non possono essere negoziati, né archiviati come una pratica scomoda del passato.

Giulio Regeni tra memoria, giustizia e responsabilità politica

Tre libri – tutti centrali e autorevoli – che esplorano in modo approfondito, critico e aggiornato i temi dell’articolo: l’omicidio di Giulio Regeni, la ricerca della verità, i depistaggi, il ruolo dello Stato egiziano, le responsabilità politiche italiane e il rapporto tra diritti umani e interessi geopolitici.

📚 Tre libri fondamentali sul caso Regeni

1. Giulio fa cose

Paola Deffendi – Claudio Regeni – Alessandra Ballerini

È il libro più intimo e insieme più politico sul caso Regeni. Attraverso la voce dei genitori e dell’avvocata di famiglia, il volume restituisce Giulio come persona, ricercatore, cittadino del mondo, sottraendolo alla riduzione a “caso giudiziario”.
Il racconto della vita quotidiana di Giulio si intreccia con la ricostruzione del sequestro, delle torture, dei depistaggi e della lunga battaglia per la verità. Il libro diventa così una riflessione potente sulla responsabilità dello Stato, sulla dignità delle vittime e sul valore della memoria come atto di resistenza civile. È anche una denuncia dell’isolamento delle famiglie delle vittime di crimini di Stato.


2. Giulio Regeni, le verità ignorate. La dittatura di al-Sisi e i rapporti tra Italia ed Egitto

Lorenzo Declich

Un saggio politico e storico che colloca l’omicidio di Giulio Regeni nel contesto della repressione sistematica del regime egiziano. Declich analizza il potere di al-Sisi, il ruolo dei servizi di sicurezza, la strategia del terrore contro attivisti, ricercatori e oppositori.
Il libro è particolarmente prezioso per comprendere i rapporti diplomatici ed economici tra Italia ed Egitto, mostrando come interessi energetici, militari e strategici abbiano spesso prevalso sulla tutela dei diritti umani. Un testo fondamentale per leggere il caso Regeni non come un’eccezione, ma come parte di un sistema.


3. Morire al Cairo. I misteri dell’uccisione di Giulio Regeni

Antonella Beccaria – Gigi Marcucci

Un’inchiesta giornalistica rigorosa che ricostruisce punto per punto il sequestro, le torture e l’assassinio di Giulio Regeni. Gli autori analizzano i depistaggi messi in atto dalle autorità egiziane, le contraddizioni delle versioni ufficiali e le omissioni sul piano internazionale.
Il libro mette in luce anche il ruolo dei servizi di sicurezza e il clima di intimidazione che domina l’Egitto contemporaneo, offrendo al lettore strumenti per distinguere fatti, menzogne e silenzi. È un testo chiave per comprendere come si costruisce l’impunità nei crimini di Stato.

Giulio Regeni tra memoria, giustizia e responsabilità politica

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *