Diario 1941-1943 di Etty Hillesum: giovane ebrea morta Auschwitz
Diario 1941-1943 di Etty Hillesum: giovane ebrea morta Auschwitz
Etty Hillesum è una figura straordinaria, una voce luminosa e coraggiosa che emerge dal buio della Shoah. Il suo diario (1941-1943), scritto negli anni più duri della Seconda Guerra Mondiale.
Etty, tramite un’amica, aveva affidato il diario allo scrittore ed amico Klaas Smelik che, anche se sembra inverosimile, per 38 anni non era riuscito a trovare un editore. Finalmente, nell’81, la prima edizione olandese, accompagnata da alcune lettere di Etty da Westerbork: subito 150.000 copie e poi le traduzioni in tutto il mondo, non è soltanto una testimonianza delle persecuzioni naziste, ma anche un racconto intimo di un cammino spirituale che trascende il dolore e la disperazione, lasciando spazio a un amore sconfinato per la vita, l’umanità e Dio.

Nata in Olanda nel 1914, Etty era una giovane donna ebrea, colta e appassionata di letteratura, psicologia e filosofia. All’inizio del suo diario, descrive una vita segnata da insicurezze personali e angosce esistenziali, una lotta interiore per trovare un senso alla propria esistenza. Scrive: «Paura di vivere su tutta la linea. Cedimento completo. Mancanza di fiducia in me stessa. Repulsione. Paura.» (10 novembre 1941). Ma, con il progredire della narrazione, emerge una trasformazione straordinaria. Di fronte alla minaccia incombente delle deportazioni e delle leggi razziali, Etty sviluppa una consapevolezza profonda, una spiritualità che diventa la sua forza motrice.
Lo sciopero contro le deportazioni e le leggi razziali in Olanda (1941)
Nel 1941, mentre i nazisti consolidavano la loro occupazione nei Paesi Bassi, la discriminazione contro gli ebrei raggiunse livelli insostenibili. Le leggi razziali di Norimberga furono applicate con rigore: gli ebrei furono esclusi dalla vita pubblica, privati di diritti fondamentali e sottoposti a restrizioni sempre più severe. Cartelli come “Vietato agli ebrei” apparvero nei parchi, nelle biblioteche e nei negozi. A poco a poco, la comunità ebraica veniva spinta ai margini della società, un isolamento che culminò con le deportazioni di massa verso i campi di concentramento.
Nel febbraio 1941, gli operai di Amsterdam organizzarono uno sciopero generale contro le deportazioni degli ebrei. Fu una protesta straordinaria, unica nel suo genere durante l’occupazione nazista, che vide coinvolte migliaia di persone. Tuttavia, la risposta dei tedeschi fu brutale: lo sciopero fu soffocato nel sangue e i suoi organizzatori furono arrestati o giustiziati. Questo episodio segnò un punto di svolta per Etty e per molti altri che compresero l’inevitabilità della tragedia.
Etty annota nel suo diario la progressiva oppressione: le biciclette vietate agli ebrei, la confisca dei beni, la separazione dalla vita quotidiana. Ma ciò che colpisce di più è la sua straordinaria capacità di reagire non con odio o disperazione, ma con una forza d’animo ineguagliabile. Scrive: «Bene, accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so. […] Trovo la vita ugualmente ricca di significato.» (3 luglio 1942).
La spiritualità del quotidiano e la lotta interiore
Il diario di Etty non è soltanto una cronaca degli eventi esterni, ma anche un viaggio interiore. La sua spiritualità si sviluppa lontano dalle convenzioni religiose: per lei, Dio non è un’entità trascendente, ma una presenza intima, un nucleo profondo del sé. Lo descrive come «la parte più profonda e ricca di me, in cui riposo», un’idea che sfida la concezione tradizionale del divino e anticipa, in un certo senso, il concetto di “Dio personale” teorizzato da Ulrich Beck.
Etty riflette sulla necessità di trasformare l’odio in amore, di trovare la pace interiore come premessa per una pace collettiva. Scrive: «Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo […] e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore.» (20 giugno 1942). Queste parole, scritte in un momento di oppressione e incertezza, risuonano con una forza incredibile, offrendo un messaggio universale di speranza e resilienza.
Westerbork e la resistenza morale
Nel 1943, Etty fu deportata nel campo di transito di Westerbork, il luogo da cui gli ebrei olandesi venivano inviati verso Auschwitz. Anche in quelle condizioni estreme, riuscì a preservare la sua umanità. Descrive Westerbork come un «pezzetto di brughiera recintato dal filo spinato», ma anche lì trovò motivi per lodare la vita. Non cercò mai di salvarsi, pur avendone l’occasione, ma si dedicò a confortare gli altri prigionieri, diventando un esempio vivente di ciò che definisce “altruismo radicale”.
L’effetto delle persecuzioni naziste su Etty fu paradossale: invece di piegarla, la rafforzarono. La sua capacità di amare e di resistere moralmente divenne invincibile. Annotò: «Temprato: distinguerlo da “indurito”.» Per Etty, la vera forza non consisteva nell’indurirsi di fronte al dolore, ma nel mantenere la capacità di amare e di sentire.
L’eredità di Etty Hillesum
Etty Hillesum morì ad Auschwitz nel novembre 1943, a soli 27 anni, ma il suo diario continua a ispirare generazioni. La sua vita dimostra che anche nelle circostanze più terribili, è possibile trovare significato, bellezza e amore. Le sue parole sono un inno alla vita e alla dignità umana, un invito a non cedere mai all’odio.
Quattro libri in italiano anche di autori stranieri tradotti in italiano che affrontano il tema
- “Diario 1941-1943” di Etty Hillesum: In questo diario, Etty Hillesum, una giovane ebrea olandese, riflette sulla sua vita durante l’occupazione nazista, offrendo una prospettiva intima sulla persecuzione e sulla resilienza spirituale.
- “Diario” di Anne Frank: Questo celebre diario, scritto da Anne Frank durante il periodo in cui si nascondeva dai nazisti ad Amsterdam, offre una prospettiva intima sulla vita di una giovane ebrea durante l’occupazione tedesca. Come Etty Hillesum, Anne riflette sulla condizione umana, la persecuzione e la speranza in tempi di estrema avversità.
- “Se questo è un uomo” di Primo Levi: In questa potente testimonianza, Primo Levi racconta la sua esperienza come prigioniero nel campo di concentramento di Auschwitz. Il libro esplora la degradazione umana e la resilienza dello spirito umano di fronte all’orrore dell’Olocausto, temi che risuonano anche negli scritti di Etty Hillesum.
- “La notte” di Elie Wiesel: In questo memoir, Elie Wiesel narra la sua esperienza nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Il libro affronta temi di fede, sofferenza e perdita, offrendo una profonda riflessione sulla condizione umana in circostanze estreme, in modo simile alle riflessioni di Etty Hillesum nel suo diario.
Questi libri offrono prospettive profonde e personali sulle esperienze durante l’Olocausto, condividendo temi di sofferenza, resilienza e introspezione spirituale presenti nel “Diario” di Etty Hillesum.

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