Cultura sotto Attacco: Ruolo della Conoscenza nella Politica di Oggi
Cultura sotto Attacco: Ruolo della Conoscenza nella Politica di Oggi
Negli Stati Uniti, il governo di Donald Trump sta portando avanti una politica sempre più ostile nei confronti del mondo accademico. Le università e i docenti sono sotto attacco da parte dell’amministrazione, accusati di diffondere ideologie contrarie agli interessi nazionali e di rappresentare un’élite scollegata dai bisogni della popolazione. Questa tensione tra politica e cultura non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un quadro più ampio di sfiducia nei confronti dell’istruzione e della conoscenza, che sta emergendo anche in Europa, inclusa l’Italia. In questo contesto, è fondamentale chiedersi: può la cultura aiutare la politica a uscire dai problemi che non sa risolvere?

L’attacco all’accademia negli Stati Uniti
Dall’inizio del suo mandato, Trump ha più volte criticato le università americane, accusandole di promuovere un’educazione antiamericana e di indottrinare i giovani con idee progressiste. A marzo 2025, il suo governo ha introdotto nuove misure per limitare i finanziamenti federali alle istituzioni che non rispettano determinati standard ideologici, creando un clima di forte tensione tra il mondo accademico e l’amministrazione. Alcuni stati a guida repubblicana hanno già adottato leggi che restringono la libertà di insegnamento su temi legati alla storia, ai diritti civili e al cambiamento climatico.
Questa politica si inserisce in una strategia più ampia di delegittimazione della scienza e della ricerca, che trova eco nelle restrizioni alla libertà di stampa e nelle campagne di disinformazione diffuse sui social media. Il messaggio che viene trasmesso è chiaro: la conoscenza è vista come una minaccia per il potere politico, piuttosto che come una risorsa per il progresso della società.
Italia ed Europa: il declino del valore della cultura nella politica
Se guardiamo all’Europa e all’Italia, possiamo osservare una tendenza simile, sebbene meno aggressiva. Nel governo italiano attuale, circa il 15% dei ministri non ha una laurea, e questo riflette una crescente tendenza a considerare la competenza accademica come un requisito non essenziale per il ruolo politico. Se da un lato questo può essere visto come un’apertura alla società civile, dall’altro evidenzia una progressiva svalutazione della cultura come elemento fondamentale per la gestione della cosa pubblica.
In Italia, il dibattito sulla rilevanza della formazione accademica nella politica ha radici profonde. Durante il primo governo De Gasperi, la presenza di laureati nei ruoli ministeriali era elevata, sebbene in un’epoca in cui l’accesso all’istruzione superiore fosse molto più ristretto rispetto a oggi.
Alcune fonti indicano che governi successivi guidati da De Gasperi avevano un’alta percentuale di ministri laureati. Ad esempio, il terzo governo De Gasperi viene citato come uno in cui tutti i ministri (escludendo i sottosegretari) erano laureati.
Al contrario, il governo attuale riflette una tendenza più ampia della politica italiana a privilegiare figure politiche con esperienza pratica, spesso a scapito della preparazione accademica.
Secondo diverse fonti, nel governo Meloni in carica (aggiornato a fine marzo 2025) ci sono 4 ministri su 26 (contando anche il dimissionario Gennaro Sangiuliano) che non hanno conseguito una laurea. Questo rappresenta circa il 15,4% dei ministri.
I ministri non laureati sono:
- Giorgia Meloni (Presidente del Consiglio) – ha il diploma superiore.
- Matteo Salvini (Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e Vicepresidente del Consiglio) – ha il diploma superiore, ha iniziato l’università senza completarla.
- Guido Crosetto (Ministro della Difesa) – ha frequentato l’università senza laurearsi.
- Alessandro Giuli (Ministro della Cultura) – ha il diploma superiore.
Se si considerano anche i sottosegretari, la percentuale di non laureati sale leggermente. Su un totale di 66 componenti del governo (ministri e sottosegretari), 55 hanno almeno una laurea, il che significa che 11 non sono laureati (circa il 16,7%). Tuttavia, è importante notare che tra i sottosegretari non laureati sono inclusi anche i dimissionari Vittorio Sgarbi e Augusta Montaruli (che erano laureati).
Perché la cultura è indispensabile per la politica
La politica ha sempre avuto bisogno della cultura per affrontare le sfide più complesse della società. La conoscenza storica aiuta a evitare gli errori del passato, la scienza permette di affrontare problemi globali come il cambiamento climatico e la filosofia offre strumenti per la gestione etica del potere. Eppure, in un’epoca caratterizzata da una crescente polarizzazione e dalla diffusione di fake news, la distanza tra politica e cultura sembra aumentare sempre di più.
Un sistema politico che svaluta il ruolo della cultura e dell’istruzione rischia di cadere nell’improvvisazione e nella propaganda, senza avere gli strumenti necessari per affrontare problemi complessi come la crisi economica, la sostenibilità ambientale e l’innovazione tecnologica. Senza un’adeguata preparazione culturale, la classe dirigente rischia di adottare soluzioni semplicistiche che non risolvono i problemi, ma li aggravano nel lungo periodo.
Le conseguenze di una politica senza cultura
L’ostilità verso il mondo accademico e la svalutazione della conoscenza hanno conseguenze concrete sulla qualità del governo e sulle prospettive di sviluppo di un Paese. Negli Stati Uniti, le restrizioni imposte alle università potrebbero portare a una fuga di cervelli, con docenti e ricercatori che cercano opportunità in Paesi più aperti alla libertà accademica. In Italia, la mancanza di investimenti nella ricerca e nella formazione rischia di compromettere la capacità del Paese di competere in un’economia sempre più basata sull’innovazione.
Inoltre, una politica che non si basa sulla conoscenza può facilmente cadere preda della manipolazione e della propaganda. Senza una solida base culturale, i cittadini sono più vulnerabili alla disinformazione e alle narrazioni semplicistiche che alimentano divisioni sociali e politiche.
Conclusioni: un appello al ritorno della cultura nella politica
Se vogliamo che la politica sia in grado di affrontare le sfide del futuro, dobbiamo riscoprire il valore della cultura e dell’istruzione come strumenti essenziali per il buon governo. Le università e i centri di ricerca devono essere difesi come spazi di libertà e innovazione, e la politica deve tornare a considerare la competenza e la conoscenza come valori fondamentali.
L’attacco alla cultura non è solo un attacco agli intellettuali o alle istituzioni accademiche, ma un pericolo per la democrazia stessa. Senza una politica basata sulla conoscenza, il rischio è quello di un governo guidato dall’ignoranza e dalla paura, piuttosto che dalla razionalità e dalla lungimiranza. Solo investendo nella cultura possiamo sperare di costruire una società più equa, consapevole e capace di affrontare le sfide del XXI secolo.
Cultura sotto Attacco: Ruolo della Conoscenza nella Politica di Oggi
Tre libri in italiano, anche di autori stranieri, che affrontano il tema dell’attacco alla cultura, del ruolo della conoscenza nella politica e della crisi delle istituzioni accademiche:
- “La conoscenza e i suoi nemici. L’era dell’incompetenza e i rischi per la democrazia” – Tom Nichols
- Questo libro analizza il crescente disprezzo per la competenza e la conoscenza nella società contemporanea. Nichols spiega come la politica e l’opinione pubblica stiano sempre più delegittimando gli esperti e gli accademici, mettendo a rischio la democrazia stessa.
- “Come muoiono le democrazie” – Steven Levitsky e Daniel Ziblatt
- Gli autori esaminano i segnali di declino democratico, tra cui l’attacco alle istituzioni accademiche e alla libertà di pensiero. Il libro mostra come leader populisti e autoritari abbiano spesso attaccato la cultura e la conoscenza per rafforzare il loro potere.
- “L’odio per la cultura” – Martha Nussbaum
- La filosofa americana esplora il ruolo della cultura umanistica nella società e i pericoli di un mondo che svaluta le discipline umanistiche e la critica intellettuale. Nussbaum difende l’importanza dell’educazione nella formazione di cittadini consapevoli e nella tutela della democrazia.
Questi testi offrono una prospettiva approfondita sulla crisi della cultura e della conoscenza nel mondo contemporaneo.

Cultura sotto Attacco: Ruolo della Conoscenza nella Politica di Oggi
Europa alla Svolta: Tra la Fine dell’Occidente e Nuove Prospettive Globali
Le masse possono rovesciare un regime ai giorni nostri?
1968-2024: Rivoluzioni, conflitti e speranze in un mondo instabile
ONU vaccini
L'umanità intrappolata nel ciclo eterno di conflitti globali
Veramente vogliamo difendere l’Europa con Starlink di Musk?
Povertà in Italia 2024: Aumento, Cause e Possibili Soluzioni
Adolescenza: Cambiamenti, Relazioni Complesse e Sfide Attuali
Lascia un Commento
Vuoi partecipare alla discussione?Sentitevi liberi di contribuire!