Liliana Segre: Il coraggio della verità in un mondo che vacilla
Liliana Segre: Il coraggio della verità in un mondo che vacilla
Il nuovo libro di Liliana Segre, «Non posso e non voglio tacere. Riflessioni di una donna di pace», si apre con un’affermazione limpida, grave e necessaria: la voce di chi ha conosciuto l’orrore dell’odio e ne ha fatto uno strumento di testimonianza, non può tacere di fronte alle tragedie del presente. In un mondo attraversato da guerre, fanatismi, regressioni autoritarie e un antisemitismo che rialza la testa, le parole della senatrice a vita risuonano come un appello alla coscienza collettiva. Il brano che apre il volume offre una lettura intensa e lucida della crisi mediorientale, ma anche una riflessione più ampia sullo stato della democrazia e dell’etica pubblica nel nostro tempo.
Liliana Segre: Il coraggio della verità in un mondo che vacilla

Il conflitto israelo-palestinese, in particolare, viene affrontato da Segre con una straordinaria capacità di tenere insieme la compassione e la denuncia. Il suo sguardo si posa su entrambi i popoli – israeliano e palestinese – con una pietas che non indulge mai in facili equidistanze. Parla di «due popoli in trappola», vittime tanto delle ideologie estremiste quanto delle colpe delle rispettive leadership. Non si limita a condannare le azioni terroristiche di Hamas, definendole giustamente «fanatismo teocratico e sanguinario», ma non risparmia critiche severe al governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu, accusandolo di aver risposto all’attacco del 7 ottobre con una ferocia sproporzionata e contraria ai principi del diritto internazionale.
Segre si oppone con fermezza all’uso del termine «genocidio» per descrivere l’operazione militare israeliana a Gaza, pur riconoscendone gli aspetti atroci. Una distinzione importante, che mostra la sua volontà di attenersi al rigore concettuale e giuridico, evitando derive ideologiche. È una posizione difficile, esposta al fuoco incrociato delle opposte tifoserie, ma proprio per questo tanto più preziosa: Segre si rifiuta di semplificare la complessità, e ci chiede uno sforzo analogo.
In questo contesto, la senatrice distingue nettamente tra Hamas e il popolo palestinese, sottolineando che il gruppo terroristico non rappresenta gli interessi dei palestinesi né persegue realmente l’obiettivo di uno Stato indipendente. Al contrario, afferma, l’ascesa di Hamas ha sprecato l’opportunità aperta dal ritiro israeliano da Gaza nel 2005, trascinando la Striscia in un conflitto permanente. È una visione che rifugge dalla tentazione di giustificare il terrorismo con le colpe storiche di Israele, senza però negare che queste colpe ci siano state e siano ancora presenti, in particolare nelle politiche dei coloni e nella gestione dell’occupazione.
La prospettiva di Segre resta ancorata all’unica soluzione possibile e ancora auspicabile: «due popoli, due Stati». È una visione che oggi appare lontana, quasi utopica, ma che per lei rappresenta l’unico orizzonte realistico per spezzare la maledizione della guerra. La sua fede in una soluzione politica è, come sempre, temperata dal realismo: «Gli ostacoli sono grandi, ma non insormontabili se vi fosse la volontà politica», afferma, evocando nella storia mediorientale esempi di svolte imprevedibili e coraggiose.
Ma il libro non si limita al Medio Oriente. Segre allarga lo sguardo a un mondo in cui l’antisemitismo torna a farsi esplicito. Non si nasconde dietro all’eufemismo: denuncia con forza come le azioni del governo israeliano siano diventate un pretesto per sdoganare l’odio verso gli ebrei. E distingue con precisione la critica politica legittima – anche severa – dallo scivolamento in un pregiudizio secolare. «La condotta del governo non può essere imputata all’intero popolo ebraico», ammonisce. È una lezione di civiltà che vale non solo per l’antisemitismo, ma per ogni forma di razzismo, nazionalismo cieco e demonizzazione collettiva.
Il brano si conclude con un’analisi preoccupata, quasi angosciata, dell’ascesa di tendenze autoritarie in tutto il mondo. Dalla figura di Donald Trump, descritto come un fattore di destabilizzazione globale, ai segnali inquietanti provenienti dall’Europa centrale e orientale, fino al rischio concreto che l’Unione Europea si sfaldi sotto la pressione di forze disgregatrici. Il punto più doloroso è forse la sorte del popolo ucraino, che Segre teme possa essere abbandonato all’aggressione russa, in uno scenario che richiama il tradimento della Conferenza di Monaco del 1938. Per lei, sopravvissuta alla Shoah, quel paragone non è retorico ma profondamente sentito.
L’incontro tra Trump e Zelensky, avvenuto nel febbraio 2025, è citato come un momento simbolico e traumatico: «disgusto indescrivibile» sono le parole che usa per descrivere il comportamento dell’ex presidente americano. In quel gesto vede non solo una mancanza di solidarietà politica, ma un tradimento morale, la perdita di una bussola etica che aveva storicamente guidato l’Occidente democratico.
Il valore delle parole di Segre, in un tempo dominato dalla polarizzazione e dal sensazionalismo, sta nella loro autenticità e nella loro limpidezza. Non parla per convenienza, ma per necessità. Non cerca consensi, ma verità. In un mondo confuso, la sua voce rappresenta un punto fermo, una bussola etica che ci ricorda che la pace non si costruisce con l’indifferenza, né con la propaganda, ma con la fatica del dialogo e con il coraggio della giustizia.
Il suo libro è un invito a non tacere, ma anche a non urlare a vuoto. A parlare, sì, ma con coscienza. Perché solo chi ha conosciuto davvero l’orrore sa quanto sia importante ogni parola.
Liliana Segre: Il coraggio della verità in un mondo che vacilla
Tre libri in italiano, tra cui quello di Liliana Segre, che affrontano il tema del conflitto israelo-palestinese, l’odio politico-religioso, l’antisemitismo e più in generale la pace e la giustizia internazionale. Si tratta di opere di grande valore umano, storico e morale, scritte da autori italiani e stranieri tradotti in italiano:
1. Liliana Segre – Non posso e non voglio tacere. Riflessioni di una donna di pace
📖 Editore: Solferino (2024)
Tema:
In questo libro, Liliana Segre – sopravvissuta alla Shoah e oggi simbolo della memoria e della coscienza civile – riflette con lucidità e profondità sulle tragedie del presente. Il volume affronta temi come il conflitto israelo-palestinese, l’antisemitismo contemporaneo, la guerra in Ucraina, le derive autoritarie nel mondo. È un appello alla responsabilità morale, alla verità e alla pace, senza cedere alle semplificazioni ideologiche.
2. David Grossman – A un cerbiatto somiglia il mio amore
📖 Titolo originale: Isha Borachat Mi’bsora (2008)
📖 Traduzione italiana: Mondadori
Tema:
Romanzo intenso dello scrittore israeliano David Grossman, che ha perso un figlio in guerra. Ambientato tra la guerra del Libano e le tensioni perenni in Israele, il libro segue la storia di una madre che fugge per non ricevere una notizia terribile. È un racconto straziante sull’amore materno, la paura, la guerra, e la fragilità dell’esistenza. Grossman affronta il dolore privato intrecciandolo alla tragedia collettiva del conflitto israelo-palestinese.
3. Sayed Kashua – Arabi danzanti
📖 Titolo originale: Dancing Arabs (2002)
📖 Traduzione italiana: Guanda
Tema:
Sayed Kashua è un autore arabo israeliano che scrive in ebraico. In questo romanzo autobiografico, racconta la storia di un ragazzo palestinese che cerca di integrarsi in Israele. Il libro offre uno sguardo interno e ironico sulle tensioni identitarie, culturali e linguistiche di chi vive “tra due mondi”. È una riflessione profonda sulla discriminazione, sull’integrazione impossibile e sul conflitto invisibile che si consuma dentro le persone, non solo tra gli Stati

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