Guerra Russia-Ucraina: analisi tra falsi miti e realtà
Guerra Russia-Ucraina: analisi tra falsi miti e realtà
Quando Napoleone Bonaparte varcò i confini dell’Impero russo nel 1812, era convinto che “una battaglia sarebbe bastata”. Adolf Hitler, più di un secolo dopo, fu ancora più sprezzante: «Basterà dare un calcio alla porta e tutto il marcio edificio crollerà». Entrambi immaginavano campagne fulminee, rapide, decisive. Entrambi fallirono. La Russia non fu conquistata, ma nemmeno dimostrò quella onnipotenza militare che spesso la propaganda le ha attribuito. Questa lezione della storia, oggi, torna drammaticamente attuale nel conflitto tra Russia e Ucraina.

Prima del 24 febbraio 2022, l’idea dominante era che Mosca avrebbe “fatto un sol boccone” dell’Ucraina. Una guerra lampo, una vittoria in poche settimane. Invece, a quasi quattro anni dall’inizio dell’invasione su vasta scala, la realtà racconta tutt’altro: l’avanzata russa è stata limitata, costosa, sanguinosa. La Russia non ha vinto la guerra. Ma nemmeno l’Ucraina, se per vittoria si intende una pace giusta e stabile.
La Russia non è invincibile (e non lo è mai stata)
L’idea della Russia come potenza militare inarrestabile è uno dei grandi miti della storia europea. Eppure, i precedenti raccontano una storia più complessa. La guerra di Crimea (1853-1856) vide l’Impero russo sconfitto da una coalizione formata da Impero ottomano, Francia, Gran Bretagna e Regno di Sardegna. L’assedio di Sebastopoli, le sconfitte di Balaklava e Inkerman, il ritiro russo: fu una débâcle che mise a nudo arretratezza militare e problemi strutturali.
Un secolo dopo, la guerra sovietico-afghana (1979-1989) avrebbe segnato un altro fallimento. L’Armata Rossa, intervenuta per sostenere un governo alleato, rimase impantanata per nove anni in una guerriglia logorante. Il conflitto, definito da molti storici il “Vietnam sovietico”, si concluse con una ritirata che accelerò il collasso dell’URSS. Ancora una volta, la potenza militare russa si rivelò incapace di piegare la resistenza di un paese determinato a difendere il proprio territorio.
L’Ucraina e la fine della “guerra dei tre giorni”
Anche in Ucraina la storia si è ripetuta. La “guerra dei tre giorni” promessa dal Cremlino si è trasformata in un conflitto lungo, aspro, ad altissimo costo umano. L’Ucraina ha resistito, dimostrando resilienza e capacità di adattamento. Non solo grazie al sostegno occidentale, ma anche per la mobilitazione della propria società, per la difesa di un’identità nazionale che Mosca continua a negare.
Qui entra in gioco un altro elemento centrale del conflitto: la disinformazione. Ben prima dell’invasione del 2022, la Russia ha preparato il terreno diffondendo una serie di falsi miti. Miti che ancora oggi circolano e condizionano il dibattito pubblico.
I falsi miti della guerra
Il primo mito è quello dell’inevitabile vittoria russa. Secondo questa narrazione, o la Russia vince o scoppia la terza guerra mondiale. Una falsa alternativa che serve a intimidire e paralizzare. I fatti dimostrano che la Russia, pur disponendo di enormi risorse militari, non è riuscita a raggiungere i suoi obiettivi strategici.
Un secondo mito sostiene che la Russia sia in guerra con l’Occidente e che l’Ucraina sia solo un campo di battaglia della NATO. È una classica strategia di ribaltamento delle responsabilità: l’aggressore si presenta come vittima. In realtà, la guerra è stata avviata unilateralmente da Mosca, in violazione della Carta delle Nazioni Unite.
C’è poi il mito nucleare: l’accusa secondo cui l’Ucraina starebbe sviluppando armi nucleari o una “bomba sporca”. Nessuna prova sostiene queste affermazioni. L’Ucraina è uno dei pochi paesi al mondo ad aver rinunciato volontariamente alle armi nucleari, firmando nel 1994 il Memorandum di Budapest.
Altre narrazioni tossiche parlano di “nazismo ucraino”, di genocidio nel Donbas, di guerra santa contro Satana, di laboratori biologici segreti finanziati dagli Stati Uniti. Tutte accuse prive di fondamento, utilizzate per disumanizzare il nemico, giustificare la violenza e mobilitare il consenso interno.
Energia, cibo e sanzioni: la guerra ibrida
La guerra non si combatte solo con i carri armati. La Russia ha usato energia, grano e disinformazione come armi geopolitiche. Il tentativo di intimidire l’Unione Europea attraverso il gas si è scontrato con una risposta inaspettata: l’UE ha ridotto drasticamente la dipendenza energetica da Mosca. Allo stesso tempo, l’invasione dell’Ucraina ha contribuito a una crisi alimentare globale, colpendo soprattutto i paesi più vulnerabili.
Anche sulle sanzioni circola un doppio messaggio contraddittorio: sarebbero illegali e devastanti per il mondo, ma allo stesso tempo inefficaci contro la Russia. In realtà, le sanzioni hanno avuto un impatto significativo, pur non essendo uno strumento miracoloso.
Un equilibrio instabile
Oggi, sul campo, il conflitto è in una fase di stallo sanguinoso. La Russia non ha vinto, ma resta una potenza nucleare. Nel frattempo, intensifica le ingerenze in Europa: sostegno a forze politiche filo-Cremlino, campagne di fake news, attacchi informatici. L’Europa risponde congelando oltre 200 miliardi di euro di asset russi.
La lezione della storia è chiara: la Russia non è invincibile, ma è pericolosa. Ignorare i precedenti – da Napoleone a Hitler, dalla Crimea all’Afghanistan – significa cadere ancora una volta nella trappola dei miti. E in guerra, i miti uccidono quanto le armi.
Guerra Russia-Ucraina: analisi tra falsi miti e realtà
Tre libri in italiano che esplorano in modo storico, critico e approfondito le radici, le dinamiche politiche e le tecniche di potere dietro le guerre moderne, la manipolazione mediatica e l’autoritarismo.
Libri consigliati
- Terra di sangue. Europa tra Hitler e Stalin — Timothy Snyder
(Titolo originale: Bloodlands: Europe between Hitler and Stalin)
Perché leggerlo: indagine monumentale sulle aree dell’Europa che furono teatro di stermini e deportazioni nel XX secolo. Snyder ricostruisce come politiche statali, ideologie e violenza sistemica abbiano trasformato vaste regioni in “terre di sangue”. Fondamentale per capire le eredità storiche che influenzano le tensioni geopolitiche attuali e le narrazioni vittimistiche sfruttate oggi dalla propaganda. - Putin’s People. Come il KGB ha ripreso il potere in Russia — Catherine Belton
(Titolo italiano spesso pubblicato con questo sottotitolo)
Perché leggerlo: reportage investigativo che ricostruisce la nascita dell’oligarchia post-sovietica e il ruolo del KGB (poi FSB) nella formazione del regime putiniano. Belton documenta connessioni politiche, economiche e campagne d’influenza — utilissimo per comprendere come strutture di potere interne e strumenti economici abbiano reso possibile l’aggressione all’Ucraina e le campagne di disinformazione all’estero. - Il crepuscolo della democrazia. Come e perché la democrazia muore — Anne Applebaum
(Titolo originale: Twilight of Democracy)
Perché leggerlo: analisi ricca e personale delle dinamiche che spingono società e élite verso forme autoritarie. Applebaum indaga i meccanismi culturali, mediatici e psicologici — disinformazione, reti clientelari, delegittimazione delle istituzioni — che minacciano le democrazie contemporanee. Utile per collegare le scelte interne alle pressioni geopolitiche esterne.

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