Gaza, aiuti sospesi e civili sotto assedio: una guerra senza limiti
Gaza, aiuti sospesi e civili sotto assedio: una guerra senza limiti
Al 6 giugno 2025, la Striscia di Gaza è ancora una volta teatro di una tragedia umanitaria in costante aggravamento. Dopo settimane di bombardamenti e operazioni militari israeliane, la Gaza Humanitarian Foundation (GHF), una ONG americana incaricata della distribuzione degli aiuti umanitari nella regione, ha annunciato la sospensione immediata delle proprie attività. La decisione è arrivata dopo che almeno 27 palestinesi sono stati uccisi nei pressi di uno dei centri di distribuzione a Rafah, nel sud della Striscia. Un altro bilancio tragico in una guerra che ha ormai superato i confini della razionalità politica e militare, divenendo una spirale di morte e privazione.
Gaza, aiuti sospesi e civili sotto assedio: una guerra senza limiti

La motivazione ufficiale fornita dalla GHF è “la sicurezza dei civili”, invitati a non avvicinarsi più ai centri di raccolta e distribuzione degli aiuti. Tuttavia, per decine di migliaia di palestinesi ridotti alla fame, quella sicurezza è un lusso che non possono permettersi. Nella settimana precedente, sono state segnalate almeno altre 80 vittime in contesti simili, dove le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno aperto il fuoco sostenendo di aver mirato a “sospetti” che ignoravano i colpi di avvertimento. L’esercito nega di aver preso di mira i civili, ma le immagini e i rapporti delle agenzie umanitarie raccontano un’altra realtà.
La sospensione degli aiuti da parte della GHF è un duro colpo alla popolazione già stremata. Già in precedenza le Nazioni Unite avevano sollevato forti critiche alla nuova modalità di distribuzione umanitaria, accusata di essere selettiva e pericolosa. Secondo l’ONU, questo sistema consente a Israele di controllare direttamente chi riceve assistenza, costringendo migliaia di persone a spostarsi a piedi in zone centralizzate — come Rafah — esponendole al rischio diretto dei bombardamenti. I centri sono pochi, distanti, e sempre più spesso bersaglio di azioni militari. Non si tratta più solo di un fallimento logistico, ma di una crisi etica profonda.
Sul fronte internazionale, la pressione sta aumentando. Il premier britannico Keir Starmer ha definito l’offensiva israeliana “spaventosa” e “intollerabile”, mentre a Londra, come in molte capitali europee, si moltiplicano le manifestazioni che chiedono sanzioni contro Israele e un embargo sulle armi. Il punto centrale del dibattito è l’apparente assenza di limiti nella condotta dell’esercito israeliano, e il sospetto — condiviso da molti osservatori — che Netanyahu non intenda fermarsi, a meno che non sia costretto da pressioni esterne. L’obiettivo dichiarato, “annientare Hamas”, si è trasformato in un’operazione senza confini, dove la linea tra combattente e civile è ormai completamente sfumata.
Nel frattempo, la crisi umanitaria assume proporzioni apocalittiche. Il ministero della Sanità di Gaza, controllato da Hamas, parla di oltre 54.000 morti e 125.000 feriti tra i palestinesi dall’inizio del conflitto, a fronte di 862 soldati israeliani caduti. A questi numeri si sommano gli effetti indiretti del conflitto: ospedali al collasso, mancanza d’acqua, cibo razionato, nessun accesso ai farmaci. I bambini costituiscono una quota elevatissima delle vittime, e i sopravvissuti crescono in un contesto in cui il trauma diventa la normalità.
Dietro la giustificazione strategica israeliana — impedire a Hamas di impadronirsi degli aiuti — si cela un impianto ideologico che riduce l’intera popolazione palestinese a corpo ostile, da contenere o punire. È in questo quadro che le operazioni della GHF, sostenute dagli Stati Uniti e coordinate con Tel Aviv, sono percepite da molte ONG come uno strumento non neutrale. L’ONU si è ritirata dalla collaborazione, accusando il meccanismo di violare i principi umanitari fondamentali. La distribuzione degli aiuti, in altre parole, è diventata un campo di battaglia, e chi cerca pane trova proiettili.
La causa scatenante di questa nuova fase del conflitto è l’attacco del 7 ottobre 2023, quando Hamas ha ucciso più di 1.100 israeliani e rapito 251 persone. La risposta israeliana è stata brutale e immediata, con un’invasione su larga scala e bombardamenti sistematici. Tuttavia, quasi due anni dopo, l’obiettivo dichiarato di eliminare Hamas non è stato raggiunto, mentre il prezzo umano è altissimo e crescente. Il rischio, sempre più concreto, è che Gaza si trasformi in una terra desolata e irrecuperabile, in cui non resta più nulla da distruggere, ma nemmeno nulla da ricostruire.
Ciò che appare evidente, in questa tragica evoluzione, è la necessità urgente di un’iniziativa internazionale capace di imporre un limite, un cessate il fuoco, una tregua reale. Netanyahu non si fermerà spontaneamente, e finché la comunità globale continuerà a dividersi tra appelli diplomatici e tiepide condanne, il massacro potrà proseguire indisturbato. Serve un intervento politico deciso, che metta fine all’impunità e dia priorità assoluta alla protezione dei civili.
Sospendere gli aiuti a Gaza non è solo una misura logistica, è una condanna a morte per migliaia di persone. Lasciare che accada senza reagire significa essere complici, silenziosi e colpevoli. In un mondo che si dice civilizzato, la fame non può essere un’arma e la vita umana non può essere trattata come un danno collaterale.
Gaza, aiuti sospesi e civili sotto assedio: una guerra senza limiti
tre libri in italiano, scritti da autori italiani o stranieri (in traduzione), che affrontano in modo profondo il tema del conflitto israelo-palestinese, della crisi umanitaria a Gaza e delle implicazioni politiche, storiche ed etiche:
1. “Palestina” – Joe Sacco
📚 Editore: Mondadori
📆 Edizione italiana: varie ristampe, prima edizione 2002
🗣️ Genere: Graphic journalism / fumetto-reportage
Perché è rilevante:
Un classico del giornalismo a fumetti. Joe Sacco, giornalista e disegnatore maltese-americano, ha visitato i territori palestinesi nei primi anni ’90 e ha documentato con uno stile crudo, ma empatico, le condizioni di vita sotto occupazione. Pur raccontando eventi passati, Palestina resta attualissimo per comprendere le radici della violenza e l’effetto sistemico dell’oppressione quotidiana.
2. “Gaza. Restare umani” – Vittorio Arrigoni
📚 Editore: Il Manifesto libri
📆 Anno: 2009
🗣️ Genere: Testimonianza / saggio-reportage
Perché è rilevante:
Arrigoni, attivista italiano ucciso nel 2011 a Gaza, ha vissuto a lungo nella Striscia come osservatore e volontario. In questo libro raccoglie cronache quotidiane della guerra del 2008-2009, documentando bombardamenti, vite spezzate, solidarietà e dolore. Il suo motto, “Restiamo umani”, è diventato simbolo della resistenza civile nonviolenta. Una voce diretta, emotiva e lucida sul significato umano dell’occupazione e della guerra.
3. “Gaza. Una indagine sulla più grande prigione a cielo aperto del mondo” – Alberto Negri e Chiara Cruciati
📚 Editore: Castelvecchi
📆 Anno: 2021
🗣️ Genere: Inchiesta / reportage geopolitico
Perché è rilevante:
Il libro unisce il giornalismo d’inchiesta di Alberto Negri (storico inviato del Sole 24 Ore) e di Chiara Cruciati, esperta di Medio Oriente, per raccontare Gaza come una “prigione a cielo aperto”. Oltre agli eventi militari, analizza i meccanismi di controllo, il blocco israeliano, e il ruolo della comunità internazionale, offrendo una visione d’insieme approfondita e documentata.

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